Deadpool e Wolverine: autocitazionismo e metacinema

Il Marvel Cinematic Universe torna e stavolta lo fa con una freschezza e leggerezza che è mancata negli ultimi film. Esce oggi, 24 Luglio, Deadpool & Wolverine, il nuovo capitolo dell’eroe più sboccato e senza filtri dell’Universo Marvel, che si unisce a una delle colonne portanti dei film e dei fumetti.

Trama

Il mercenario dal volto sfigurato torna sugli schermi in un capitolo epico che segna la sua entrata nel Marvel Cinematic Universe. La trama generale che tiene le fila del discorso è davvero confusionaria e sanguinolenta, ma abbastanza delineata per lo svolgimento delle azioni. Tutto parte dalla volontà di Wade Wilson di salvare la propria linea temporale e, nel farlo, cerca aiuto proprio nell’uomo che tutti avevamo agognato di vedergli vicino (no, non Spiderman, l’altro). Deadpool parte alla ricerca di un Wolverine ancora vivo e in grado di portare a termine una missione impossibile, arrivando persino a salvare non una ma tutte le linee temporali.

La presa di coscienza della Disney e il rilancio del franchise

Che una riorganizzazione sarebbe stata prossima era nell’aria, ma sicuramente non ci aspettavamo che fosse proprio Deadpool, autodefinendosi il Gesù della Marvel, a portare questo cambiamento di cui tutti avevano sentito il bisogno. Deadpool & Wolverine è l’unico film Marvel a coprire i 12 mesi del 2024, una scelta furba, e ora sappiamo anche dovuta a cosa, da parte di Kevin Fiege, che potrebbe davvero cambiare le sorti dell’universo dei fumetti.

La Disney, ormai colosso del cinema, è riuscita ad acquistare non solo la Fox ma anche i diritti di quest’ultima su tutti gli elementi marveliani su cui ancora non era riuscita a mettere le mani. Se per anni abbiamo desiderato l’incontro tra Avengers e X-Men, stavolta ci andiamo molto vicini, ponendo le basi per quella che si prospetta una fase scoppiettante.

Si può dire che tutto il film sia permeato da una presa di coscienza che già nel 2022, quando è stato girato il film, era condivisa da tutte le parti interessate nella produzione dei lungometraggi Marvel, una sorta di grande scusa per tutti i fan rimasti fedeli al franchise.

Deadpool & Wolverine si mostra, quindi, come un prodotto spartiacque, che traccia una linea tra ciò che era vecchio e ciò che potrà essere nuovo. Lo fa con il personaggio meno quotato a essere eroe, quello più leggero, che si limita a salvare il suo universo, in maniera egoistica e umana, così come faremmo tutti noi. Wade si mostra come un grande riorganizzatore, parlando direttamente con il pubblico e riuscendo a strappare sempre e comunque una risata, grazie anche ai continui riferimenti alla cultura pop.

È proprio lui, nel film, a dividere la storia Marvel in due parti: ciò che ha precedentemente funzionato e quello che invece ci ha deluso. In pratica, si riferisce a Endgame e tutto ciò che lo ha preceduto e seguito: molti fan sono stati delusi dalle successive elaborazioni del multiverso, ritenuto troppo contorto per poter proseguire in qualunque modo.

Sebbene la trama sia più un canovaccio in cui i personaggi stessi sembrano improvvisare, il film funziona e lo fa grazie proprio a quel ritorno nostalgico al passato e alla voglia di chiusura con una fase che è stata abbandonata e lasciata nell’oblio. Ci riferiamo ai primi film di X-Men, così come tutti quelli della 20th Century Fox, che sono stati ampiamente citati e a cui è stato dato un degno finale, come se fosse necessario portare a termine quelle storie per ritrovare la strada giusta e assimilare quel qualcosa che, nonostante le imperfezioni, li ha fatti entrare nella storia.

Tornano sullo schermo personaggi entrati nella leggenda, che vengono celebrati e a cui viene data una degna sepoltura, sempre in chiave ironica. Il tutto appare fatto e pensato per i fan, che nelle sale cinematografiche sono impazziti quando sugli schermi sono apparsi i vecchi eroi, i vecchi personaggi che, vuoi o non vuoi, la Fox ha fatto suoi e nostri.

Non ve li sveliamo, ma ci sono anche due camei, uno più evidente dell’altro, che hanno scatenato la gioia e la felicità di chi era in sala, generando un coinvolgimento che non vedevamo da tempo!

Le citazioni e le colonne sonore

Quando si parla di Deadpool sappiamo cosa aspettarci, ma questo capitolo, in cui compare anche Wolverine, è stato davvero una sorpresa. Se da una parte abbiamo il serioso Logan, che riprende in qualche modo la profondità più drammatica di Wolverine che abbiamo visto nella sua ultima apparizione sugli schermi, dall’altra c’è Wade Wilson, che è un costante fiume in piena fra citazioni, scherzi, e distruzione di dogmi.

Fin dall’inizio Deadpool si mostra per com’è, un personaggio sboccato, che sbandiera la propria bisessualità e parla senza filtri. Così arriva a citare Gossip Girl, serie tv che rimanda direttamente a Blake Lively, sua moglie, che addirittura viene nominata durante una delle liti fra i due personaggi principali con un “Lo dico a Blake” talmente casuale da passare quasi inosservato in mezzo al marasma generale.

Le citazioni non si limitano, quindi al mondo marveliano, ma variano anche al di fuori, arrivando fino a Mad Max e a film in cui i due attori principali sono stati protagonisti. È lo stesso Wade a citare non solo il passato nei musical di Hugh Jackman ma anche “Maial college” e “Ricatto d’amore”, dove Ryan Raynolds ha recitato, portando il livello su un piano totalmente inaspettato.

Ci sono anche una serie di infinite inside joke che solo chi è un appassionato di fumetti può capire guardando il film, come il fatto che, in realtà, l’altezza di Wolverine nei fumetti non supera il metro e sessanta! Il film pullula di riferimenti alla Fox e alla sua fine nel mondo dei supereroi, così come al multiverso e al suo modo confusionario di presentare le varie versioni dei personaggi.

Deadpool non perde il suo essere dissacrante, con continue battute sessuali (anche su predatori sessuali) e riferimenti alle droghe, tutti elementi che la Disney in realtà ripudia ma su cui Kevin Fiege ha dato carta bianca. Se qualcuno pensava che l’entrata di Deadpool potesse in qualche modo inficiare sul personaggio, si sbagliava di grosso!

La presenza della TVA comporta, per forza di cose, a riferimenti alla serie di Loki, così come ad alcuni dei luoghi e dei personaggi che abbiamo già visto, ma nulla risulta ridondante e, anzi, viene visto in maniera diversa grazie a Wolverine e Deadpool.

Alla direzione c’è Levy, che ha un metodo di regia estremamente adatto a film d’azione e comici, rendendo il tutto ancora più iconico grazie alla scelta delle colonne sonore. Siamo abituati ai film di Deadpool, ma in questo nessuna canzone è fuori posto e ce ne sono parecchie!

Si inizia con una scena d’azione sanguinolenta sulle note di Bye Bye Bye, degli NSYNC, per poi passare, durante tutto l’arco del film, per The power of love di Huey Lewis & The News, SLASH degli Stray Kids, Iris dei Goo Goo Dolls, The Gratest Show da The Greatest Showman, You are the One that I Want di Grease, I’m with You di Avril Lavigne, Hells bells degli AC/DC e Like a Preyer di Madonna.

Le canzoni calzano a pennello con le scene a cui fanno da sfondo, richiamando la cultura pop in cui è facilissimo immedesimarsi, metodo a cui Levy è abituato.  

Il metacinema di Deadpool

Che Deadpool fosse un eroe irriverente lo sapevamo tutti, così come eravamo a conoscenza del fatto che, per tutto l’arco del film, si sarebbe rivolto al pubblico più di una volta. Ciò che, però, ci teniamo a sottolineare è proprio l’intelligenza con cui molte volte Wade Wilson abbia non rotto ma frantumato la quarta parete, entrando nel metacinema e rendendoci partecipi in prima persona di quello che stava succedendo.

Deadpool è l’unico supereroe che sa di essere un supereroe, parte di un progetto più grande a cui ha sempre ambito ma in cui non è mai entrato, almeno fino a oggi.

Sono tanti i momenti in cui il personaggio si rivolge direttamente a noi, parlandoci a cuore aperto, così come è tipico di Deadpool, e alimentando quel senso di coinvolgimento che permea ogni film della Marvel. In questo capitolo del franchise, forse proprio perché c’è lo zampino di Feige e la possibilità di citare ampiamente tutti, da Thor a Captain America, il metacinema di Deapool appare molto più vero, come se, finalmente, Wade Wilson avesse perso gli ultimi filtri che gli rimanevano.

Anche chi non ama questo tipo di approccio metatestuale e irriverente, non può esimersi dal sorridere di fronte a battute del tipo “Benvenuto nell’universo cinematografico Marvel!” di Wade rivolto a Logan, o il suo continuo “Fino a novant’anni” che implica il fatto che Hugh Jackman abbia davvero rinunciato all’addio e che, anzi, la Marvel voglia tenerlo ancora per molto tempo.

I Marvel Studios hanno furbamente usato questo lato di Deadpool per ridere di loro stessi e dei loro fallimenti, mettendo sul grande schermo un ancora più grande “mea culpa” fatto di battute incredibilmente ironiche sui flop di incassi, sul caos del multiverso e sui dirigenti dei piani alti. Questa idea punta, ovviamente, a stemperare la tensione e a mettersi al tavolo con gli stessi fan, come per dire “Va bene, avete ragione, ricominciamo da qui.”

Inutile dire che questo escamotage, utilizzato anche grazie agli attori stessi, che sono stati lasciati liberi di decidere cosa e come dirlo senza pensare ai big no della Disney, sia riuscito a quietare gli animi confusi e preoccupati di tutto il fandom, arrivando, finalmente, a mettere le basi per un universo che potrebbe ripartire.

Deadpool & Wolverine è un occhio al passato, da cui prende tutto ciò che noi abbiamo amato, per traslarlo nel futuro nel modo migliore possibile, senza mancare di divertimento, sangue e battute sconce. Non potevano affidare un compito del genere a nessun altro, se non a un antieroe e all’uomo sbagliato che Logan decanta di essere, perché entrambi erano gli uomini giusti per questo lavoro.

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