La ragazza del mare: l’impresa di Trudy Ederle

A poche ore dall’inizio dei Giochi olimpici di Parigi 2024 la piattaforma Disney Plus distribuisce a livello mondiale la straordinaria impresa di una nuotatrice agonista americana, divenuta nota per aver tagliato un traguardo a detta di molti impossibile per le sue condizioni fisiche. Le sue gesta sono raccontate nella pellicola La ragazza del mare, in inglese noto con il nome Young Woman and the Sea, basato sul racconto del 2009 di Glenn Stout e diretto dal regista Joachim Rønning (Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar e Maleficent – Signora del male). A prestare il volto di questa affascinante eroina nonché simbolo della lotta delle parità di genere è l’attrice Daisy Ridley. Dal 19 luglio disponibile alla visione per gli abbonati del servizio streaming.

Gertrude “Trudy” Ederle

Prima ancora della nuotatrice Diana Nyad, a cui si deve l’iniziativa di aver intrapreso una lunga traversata a nuoto da Cuba alla Florida alla veneranda età di 64 anni, troviamo un altro volto femminile rimasto per troppo tempo oscurato o mai del tutto preso in esame nel mondo sportivo. Siamo negli anni Dieci quando una giovanissima Gertrude “Trudy” Ederle assiste impotente dalla finestra della sua camera da letto all’esplosione di una nave, dove sfortunatamente molte donne rimasero intrappolate a causa della loro incapacità di mettersi in salvo per via di un handicap che le accomunava: non sapevano nuotare. Colpita dal morbillo mentre aveva la febbre alta, la bambina si vede diagnosticare la sua precoce morte dal dottore, portando la sua famiglia (degli immigrati tedeschi) a sperare nel miracolo divino per una sua possibile salvezza. Cosa che fortunatamente accade. Legata per lo più alle figure femminili del suo parentado, la bambina riesce a strappare la concessione più unica che rara di poter imparare a nuotare insieme a sua sorella, perfezionando nel corso del tempo (e con enormi sacrifici) la tecnica, arrivando a scalare la vetta mediante il riconoscimento di vari e prestigiosi premi, come la medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Parigi del 1924. Eppure, ciò che più agognava la ragazza era un’impresa sostenuta da molti uomini prima del suo tentativo, alcuni andati a buon fine e altri meno: attraversare a nuoto il Canale della Manica.

Una società che non vuole riconoscere il potenziale femminile

La ragazza del mare segue da vicino il punto di vista femminile del racconto mostrando allo spettatore una realtà caratterizzata da matrimoni combinati, divieti e soprusi. Attraverso il personaggio di Trudy si assiste a una quasi totale sottomissione del gentil sesso, esempio più che lampante mediante la figura di Jabez Wolffe (Christopher Eccleston) allenatore della ragazza in Francia che, tramite vari sotterfugi, le impedisce di far risaltare il suo talento. Un’occasione colta per mettere a tacere le performance di Trudy – e delle sue compagne – portandolo a sabotarle l’impresa di nuotare a mare aperto per 21 miglia. Una personalità che trova dei punti in comune con Henry Ederle (Kim Bodnia), padre della protagonista che inizialmente non accetta l’idea di vedere le sue figlie ottenere una certa autonomia – nel nuoto soprattutto – i cui sogni si vedono lentamente sgretolarsi quando capisce di non poter imporre la sua autorità sulla giovane donna, non intenzionata ad assecondare le sue folli idee come la combinazione di un matrimonio.

Regina delle onde

Il cineasta confeziona un lungometraggio biografico sportivo impreziosito da una patina disneyana, capace di elevare la figura di Trudy Ederle in una sorta di eroina alla stregua delle principesse della Walt Disney. Ciò che possono essere considerati elementi a sfavore della donna (il suo sesso e i problemi di udito dovuto al morbillo che la portano successivamente alla sordità) diventano sinonimo di rivalsa nei confronti di tutti quegli uomini che non hanno mai creduto nelle sue capacità. Una vittoria simbolo di quell’uguaglianza di parità tanto ricercata dalle donne, tradotto in una grandissima parata tenutasi a New York il 27 agosto 1926 per consolidare la perseveranza e il duro lavoro compiuto da una semplice ragazzina proveniente da una famiglia di basso rango. Prima di Ederle, solo cinque uomini erano riusciti nell’impresa di completare la traversata a nuoto del Canale della Manica (stabilendo il miglior risultato con 16 ore e 33 minuti) record sbalzato via per mano della caparbietà della stessa, impiegando solo 14 ore e 34 minuti. Un tempo resistito per ben 24 anni prima di essere nuovamente sorpassato da un’altra talentuosa donna. Un talento nato per puro caso che si è imposto velocemente nel panorama sportivo, portando alla nascita di quella che venne definita dalla stampa la “Regina delle onde”.

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