Talking at night di Claire Daverley: come un incontro causale può cambiare la traiettoria della propria vita

Nel romanzo Talking at night edito da Rizzoli, Daverley racconta la storia di Will e Rosie e di come quest’incontro modifichi per sempre le loro vite. Da una chiacchierata causale tra i due, infatti, scaturisce una possibile storia d’amore, la quale però deve affrontare parecchi ostacoli e non sembra mai volersi concretizzare. Oltre al focus sulla storia d’amore, tuttavia, l’autrice affronta numerose tematiche, tra cui la salute mentale, il lutto, la dipendenza, la famiglia…

Trama

Non lasciarti scappare qualcosa di bello solo perché è diverso.

Rosie e Will frequentano la stessa scuola, probabilmente si sono incrociati numerosi volte, nonostante ciò, si parlano seriamente per la prima volta ad una festa. Questo incontro casuale modifica il loro destino: le loro storie resteranno allora intrecciate per sempre, a discapito degli impedimenti che troveranno sul loro percorso. La potenziale storia d’amore tra i due fatica a realizzarsi ed è proprio questo che tormenta i due protagonisti; per quanto ognuno provi ad andare avanti con la propria vita non riescono a dimenticarsi. Rosie e Will non perderanno mai completamente i contatti e seppure cerchino di costruirsi la propria strada, continueranno a domandarsi che cosa sarebbe successo se avessero cercato di fare funzionare la relazione tra loro.

Parlare di notte li salverà

Questo il sottotitolo scelto per la versione italiana del romanzo, che accompagna il titolo lasciato invece in lingua originale. Questo si riferisce ad un’abitudine che si sviluppa in maniera naturale dei due ragazzi, che si ritrovano in più momenti a parlare tra di loro in stanze buie e silenziose. Sembra che questi abbiano bisogno del calare della notte e di essere nascosti ad occhi inopportuni per poter parlare liberamente. Questa loro routine è metafora di come la realtà esterna a loro sia svantaggiosa per il rapporto tra i due. Questa storia d’amore potrà realizzarsi solo quando entrambi lasceranno perdere le ambizioni che altri hanno per loro e si preoccuperanno esclusivamente dei propri pensieri.

Foto di Chase Yaws su Pexels

Stile

Esistono, all’unisono, e non chiedono di più l’uno all’altra.

Daverley riesce a mostrare l’evoluzione di questa relazione, che nasce come titubante storia d’amore adolescenziale per diventare un rapporto adulto e maturo, grazie anche a dei cambi di tono. Dapprima tale relazione viene descritta in maniera tenera e delicata, per poi essere caratterizzata da una voce più decisa e a tratti grave.   

L’autrice fa un ampio uso di descrizioni, tuttavia queste non appesantiscono la lettura, la quale risulta comunque scorrevole. Ciò dipende principalmente dal fatto che invece di scrivere interi paragrafi descrittivi tra una scena e l’altra, Daverley inserisce breve frasi in mezzo ai dialoghi che donano al lettore una dimensione tangibile del narrato.

I temi

Non puoi avere paura di tutto quello che non puoi controllare, Rosie.

Il romanzo ha come focus principale la storia d’amore, nonostante ciò, l’autrice riesce a trattare svariati temi più profondi, tra cui: il lutto, la salute mentale, la relazione con la propria famiglia, la dipendenza, il rapporto con il cibo e con il proprio corpo… Nonostante questo lungo elenco, la scrittrice riesce ad affrontare ognuno di questi argomenti in maniera schietta e onesta.

È particolarmente apprezzabile come parli di problemi, quali il disturbo ossessivo compulsivo o la depressione, inserendoli nella narrativa in maniera semplice e lineare. Le riflessioni che ne scaturiscono non sono accessori della storia, ma piuttosto parti integranti di essa.

Va a lezione con una camicia a maniche lunghe per nascondere la pelle, fittamente riempita delle storie che ha scoperto di non poter dimenticare.

Tematica pilastro del romanzo è la famiglia, un tema spesso dimenticato da numerosi autori contemporanei. Parte fondamentale dell’identità di Rosie dipende dal fatto che è una sorella gemella, una parte di un duo indissolubile. Rosie però è anche una figlia; il rapporto con sua madre è un leitmotiv del romanzo: la ragazza non si sente mai abbastanza agli occhi della madre, neanche quando diventa una donna adulta, e questo influisce sulle sue scelte e sul suo atteggiamento.

Daverley mostra, oltre all’apparentemente perfetta famiglia di Rosie, quella di Will. Queste sembrano completamente l’opposto una dell’altra. Se la famiglia di Rosie è agiata e “tradizionale”, quella di Will è in difficoltà economica e fuori da qualsiasi schema classico. Will vive con la sorellastra minore e la nonna. Entrambe sono, seppure in momenti diversi, una guida per il ragazzo. Quando Will non riesce a pensare in maniera razionale può contare su una delle due per aiutarlo a rivedere la situazione in maniera lucida.

Daverley riesce a racchiudere in questo romanzo quelli che sono episodi che riguardano una vita intera, tra questi anche la perdita di persone a noi care. Le tematiche del lutto e della malattia sono elementi sostanziali per il romanzo. La scrittrice affronta questi argomenti in maniera pratica, riesce a rendere quella che è la vita di una persona malata in maniera integrale: non si concentra solo su i momenti di difficoltà e preferisce mostrare anche i momenti “silenziosi” della malattia. Le attese in ospedale, le partite a carte fatte in silenzio, i momenti di riposo a casa.

I personaggi

Daverley riesce con questo romanzo a catturare perfettamente la crescita di due personaggi e la relazione tra loro. I lettori riescono a cogliere chiaramente il momento in cui le cose cambiano e i due ragazzi diventano due adulti. I personaggi sono il motore della storia e tali sono realizzati in maniera estremamente realistica. Chi legge ha l’impressione di conoscere a fondo Rosie e Will poiché l’autrice riesce a mostrarci i loro dubbi, le loro paure, i loro desideri in un modo disinvolto e naturale.

Difficilmente si trovano libri la cui narrazione riguarda un intervallo di tempo così ampio, ma questo è sicuramente un punto di forza del romanzo. C’era infatti il rischio che i personaggi cambiassero troppo “crescendo” e non fossero più riconoscibili per i lettori, invece Daverley riesce a creare dei protagonisti la cui evoluzione è estremamente lineare. Ci sono problemi che continuano a farli soffrire, sogni che non li abbandonano e momenti che non possono dimenticare e che plasmano il modo in cui vivono.

Conclusioni

Il romanzo Talking at night di Daverley è indubbiamente riuscito, l’autrice unisce abilmente il genere del romance a quello del romanzo di formazione, rendendolo una lettura memorabile.

Libro caldamente consigliato agli amanti del romance, ma anche a chi non ama particolarmente questo genere, in quanto ci sono numerosi aspetti esterni alla storia d’amore degni di nota che sapranno appassionarli.

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