Le piccole storie della locanda Kamogawa di Kashiwai Hisashi – il delicato Proust d’Oriente

Edito Einaudi, Le piccole storie della locanda Kamogawa di Kashiwai Hisashi, è un libro che saprà indagare nei vostri ricordi, attraverso un profumo o un sapore che ha caratterizzato momenti, eventi e situazioni della vita.

Onodera aprí la porta e, facendosi piccino, si rivolse a una ragazza.
– Mi scusi, è questo il ristorante Kamogawa?
– Sí, vuole pranzare?
– Volentieri, ma sarei qui per un’indagine, – replicò Onodera, porgendole il suo biglietto da visita.
– Si accomodi, signor Onodera. Mi chiamo Kamogawa Koishi e sono a capo dell’ufficio investigativo, – si presentò la giovane con un lieve inchino. – Del pranzo se ne occuperà mio padre.

A gestire il ristorante Kamogawa, ormai da anni, ci sono un padre e una figlia, conosciuti a Kyoto come gli investigatori degli enigmi culinari, poiché abilissimi nel rintracciare gli ingredienti perfetti per i piatti del cuore di ogni avventore: come Kitano Kyosuke, nuotatore olimpionico ossessionato dal bento all’alga nori preparatogli dal padre ogni giorno; o Takeda Kana, giornalista gastronomica che vorrebbe scoprire il segreto del cibo preferito di suo figlio, all’apparenza un semplice hamburger; oppure Onodera Katsuji, che sogna di mangiare ancora una volta la soba cinese che ordinava a una bancarella e rivivere cosí certi istanti della sua giovinezza. Tra tofu, germogli di bambú, tè matcha, alga wakame e decine di altri sapori, sarà lo chef Nagare ad aiutarli, scovando le ricette che cercavano e gettando una luce tutta diversa sui momenti piú significativi delle loro vite.

Le piccole storie della locanda Kamogawa

Pochi capitoli, storie brevi che raccontano le vite di persone che si accingono a superare traumi, perdite, passando proprio per la locanda Kamogawa.
Dopo un lauto pasto, in pieno stile giapponese, Kioshi, la figlia, ascolta le persone che raccontano la loro storia e la ricetta del piatto che stanno cercando per superare un evento che ha bloccato e devastato la loro esistenza.
A quel punto, è il turno di suo padre andare alla ricerca di quel piatto. Risalire il fiume di persone e luoghi che l’hanno assaggiato, creato, cucinato.

Si tratta di un libro breve di all’incirca 150 pagine, ma è come un viaggio, che va vissuto con pazienza e rispetto. Perché tutti noi, in fondo, abbiamo un piatto che rappresenta la nostra esistenza.

Consiglio la lettura di questo libro Einaudi, in qualsiasi situazione, ma consiglio di dare il tempo a queste pagine di fare effetto, come un viaggio proustiano, nelle proprie memorie.

Giulia Previtali

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