Hit Man – Killer per caso: il fascino immaginario del sicario

La letteratura e in seguito il cinema hanno illustrato nel corso degli anni una serie di figure entrate di prepotenza nell’immaginario collettivo nella mente degli spettatori: i sicari. Descritti come criminali commissionati per commettere un omicidio (ovviamente dietro lauto compenso) per conto di un mandante, il personaggio del sicario ha da sempre affascinato il pubblico per via della sua storia personale, spingendolo a intraprendere una strada fuori dai binari. Dal Léon di Luc Besson ai seducenti Mr & mrs. Smith spesso ci si è interrogati sull’esistenza di questa losca ombra che agisce in incognito, frutto naturalmente di una fervida immaginazione che ha monopolizzato l’interesse di chiunque. Con il suo Hit Man – Killer in incognito il regista Richard Linklater porta in scena una commedia brillante caratterizzata da un susseguirsi di trasformazioni, dove al centro della storia viene raccontata la vita di un temibile (e falso) sicario.

Parzialmente ispirato a una storia vera

Presentato in anteprima mondiale alla 80. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il nuovo lungometraggio diretto e co-scritto da Linklater e Glen Powell (al suo esordio nella sceneggiatura) prende spunto da un incredibile episodio vero narrato nell’omonimo articolo pubblicato nel 2001 sulla rivista del Texas Monthly, dove il giornalista Skip Hollandswarth espone le gesta del professore universitario Gary Johnson, il cui secondo lavoro per la polizia di Houston l’ha portato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta a fingersi un sicario per catturare numerosi criminali intenzionati a uccidere le loro prede. Dedicato proprio a quest’ultimo come si evince prima dei titoli di coda, Hit Man – Sicario per caso rivisita il racconto iniziale per porre al suo interno numerose incognite e quesiti.

La trama

La vicenda si apre nell’istituto universitario di New Orleans dove il professore di filosofia e psicologia Gary Johnson (Glen Powell) conduce una vita apparentemente monotona, spezzata da un lavoro part-time come consulente informatico per il dipartimento di polizia cittadino. Il suo temperamento timido e insicuro viene messo a dura prova quando viene introdotto nel ruolo del finto sicario Ron, personaggio appartenente inizialmente a Jasper (Austin Amelio), un poliziotto momentaneamente sospeso a causa di uno spiacevole episodio. Tra un incarico e l’altro l’uomo acquista lentamente fiducia e sicurezza in sé, tanto da dare vita a numerosi alter ego che si adattano ai suoi molteplici incarichi. Tra questi ultimi il protagonista farà la conoscenza di Madison (Adria Arjona), una donna sposata con un uomo violento che cerca di assumere Ron per mettere fine alle torture casalinghe. Colpito dalla sua bellezza e intelligenza, l’uomo cerca di dissuaderla dalla decisione, arrivando ben presto a innamorarsene e a mettere a repentaglio il suo lavoro.

Alla ricerca della propria identità

Fin dalle sue origini con la celebre trilogia Before il cineasta Linklater ha dimostrato al grande pubblico di possedere una grande capacità nel raccontare le sue storie, senza mai apparire scontato o prevedibile. Come successo nella love story tra i personaggi di Ethan Hawke e Julie Delpy dove il loro amore viene analizzato ponendo al centro della sceneggiatura lo strumento della parola (e in particolare l’uso di una certa dottrina filosofica e tematiche di un certo spessore come la morte e il destino) lo stesso accade in questa commedia travestita da lezione di filosofia caratterizzata da elementi dal sapore noir. L’intero racconto di Hit Man – Sicario per caso ruota attorno a concetti enunciati da figure quali Nietzsche e Freud, dove attraverso un lungo calvario starà proprio nel personaggio di Gary cercare di raggiungere la consapevolezza del Super io, un’analisi che attua la ricerca e il significato di identità e quanto questa consapevolezza possa essere o meno importante per gli esseri umani.

Dinamismo e immaginario pop cinematografico

La pellicola è una sagace opera brillantemente portata in scena da un camaleontico Glen Powell, attore che al momento sta vivendo un periodo d’oro nella cerchia di Hollywood. E proprio ripartendo da Tutti vogliono qualcosa (2016) il cineasta Linklater e il performer statunitense ritornano a collaborare insieme, innescando un climax di tensione e desiderio grazie anche all’aggiunta del sensuale quanto imprevedibile personaggio rappresentato da Adria Arjona. Il lungometraggio grazie al suo ritmo dinamico elabora il concetto di violenza esistente nella società americana, scandagliando la figura del sicario entrato ufficialmente nell’immaginario pop cinematografico. Un connubio di elementi degni del genere thriller che fanno da cornice alla travagliata storia d’amore tra Gary/Ron e Madison, dove attraverso l’uso dell’immaginazione il protagonista maschile viene posto nelle condizioni di capire chi vuole rappresentare e chi vuole essere nella vita reale.   

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