It Ends With Us- Siamo Noi a Dire Basta: il film


Noi di Bee Chronicles News abbiamo avuto l’onore e il piacere di vedere in anteprima l’attesissimo film It Ends With Us- Siamo Noi a Dire Basta tratto dall’omonimo romanzo dell’autrice bestseller Colleen Hoover. Il film uscirà nelle sale italiane il 21 agosto, distribuito da Eagle Pictures e prodotto dalla stessa Colleen Hoover e dall’attrice protagonista, Blake Lively.

La trama

Lily Blossom Bloom (Blake Lively) è una donna che ha affrontato e non ha ancora superato un’infanzia traumatica. Proprio per volersi allontanare dal suo passato, intraprende una nuova vita a Boston, per inseguire il suo sogno: aprire un negozio di fiori. Dopo il funerale del padre e il suo ritorno in città, incontra casualmente Ryle Kincaid (Justin Baldoni). Se all’inizio il loro rapporto sembra destinato a morire lì su quel tetto dove è iniziato, alla fine i due si incontrano di nuovo e nasce un legame intenso.

La loro vita procede, ma, mentre i due si innamorano, Lily inizia a vedere in Ryle alcuni lati che la turbano. Quando il primo amore di Lily, Atlas Corrigan (Brandon Sklenar), rientra improvvisamente nella sua vita, la relazione con Ryle diventa sempre più difficile e Lily si ritrova da sola a compiere una scelta complessa e che determinerà il suo futuro.

I personaggi: sono così diversi dal romanzo della Hoover?

Sappiamo tutti che alcune foto trapelate dal set, proprio durante lo sciopero degli sceneggiatori a Hollywood, ha scatenato il dubbio tra i fan del libro, vogliamo però rassicurarvi sul fatto che nella trasposizione cinematografica di It Ends With Us non c’è assolutamente alcun punto che avremmo voluto cambiare.

Inizialmente aveva fatto molto chiacchierare la scelta della coppia principale, quella di Lily Bloom e Ryle Kincaid, che nel libro è presentata come una coppia giovane, di ventitré e trent’anni. È stata l’autrice stessa in una sua intervista a sbrogliare questo problema, ammettendo che la decisione di coinvolgere attori più maturi derivasse da un errore presente nel libro e che quindi poteva essere corretto nel film.

Ryle, infatti, è un neurochirurgo molto affermato, ma nel libro della Hoover, un young adult, ha solo trent’anni. All’epoca la Hoover non sapeva effettivamente quanto durassero gli studi per diventate un medico specializzato e ha quindi creato un fatto irrealistico per una persona normale come Ryle. Oltretutto, ha dichiarato che inizialmente il libro non doveva appartenere al genere young adult, ma che il suo editore l’aveva spinta a omologarsi a ciò che in quel momento stava vendendo di più.

Coolen Hoover ha deciso, perciò, di far maturare leggermente i suoi personaggi, trasformandoli in degli adulti fatti e finiti, proprio per sopperire a questa mancanza di attenzione nel libro. Ciò non ha fatto altro che dare ancora più valore alla storia, rendendola verosimile sotto ogni punto di vista. Lo stesso regista ha ammesso di essere stato il motore scatenante dietro la scelta di invecchiare i personaggi, proprio perché desiderava che ogni donna potesse immedesimarsi in Lily, uscendo così dal genere young adult.

Un altro rumor che ha scatenato scalpore tra i fan è l’abbigliamento del personaggio di Blake Lively, Lily Bloom, che nel libro non viene mai descritto in maniera così approfondita. Per alcuni fan gli outfit scelti sono stati troppo sgargianti e sciatti, non adatti al personaggio.

Noi crediamo che i costumi siano uno degli elementi più originali nel film: in qualche modo, i vestiti di Lily rispecchiano la sua personalità. Si veste quasi sempre delle stesse sfumature dell’autunno, oppure con colori vivaci, magari accostati a colori complementari, andando a creare contrasti eccentrici, così come lo è Lily.

Abbiamo, oltretutto, particolarmente apprezzato il fatto che la giovane Lily venga interpretata da un’altra attrice. Lo stesso Baldoni si è espresso su questo punto, affermando che ha voluto fortemente che fosse una vera teenager a interpretare la controparte giovane della Lively, proprio perché le due Lily sono persone completamente diverse l’una dall’altra e hanno un bagaglio emotivo e di esperienza differente.

La regia, la fotografia e la struttura

Che Justin Baldoni fosse un attore discreto lo sapevamo bene, ma che fosse anche un bravo regista ci era del tutto oscuro. Cimentatosi prima nelle serie soap, per poi ricoprire un ruolo rilevante in Jane the Virgin, Baldoni si dimostra essere in grado di lasciare il segno anche dall’altra parte della camera da presa. Il regista di A un Metro da Te, si conferma essere capace di una sensibilità ed emotività non comuni, in grado di creare scene e immagini capaci di suscitare sensazioni drammatiche e profonde.

Presente anche nel cast nei panni di Ryle Kincaid, Baldoni sembra aver trovato la sua punta di diamante in un film che di facile non aveva proprio nulla, a partire dalla direzione degli attori. I personaggi creati dalla Hoover sono veri, reali, crudi, e per questo i più complicati da interpretare.

Si portano dietro un bagaglio personale ed emotivo quasi impossibile da gestire, che avrà richiesto un’enorme preparazione per i tre attori principali, tra cui Baldoni stesso. Il lavoro che ha dovuto fare su di sé non è stato sicuramente semplice, proprio perché è il villain di tutta la storia.

Blake Lively è stata senza dubbio impeccabile nella sua interpretazione ed è stata capace di farci vedere un nuovo punto di vista di una realtà che, sfortunatamente, la nostra società conosce fin troppo bene.

La fotografia del film è totalmente basata sul personaggio di Lily Bloom: si passa da colori freddi e verdognoli a quelli caldi e aranciati, che, come abbiamo detto prima, richiamano non solo le tonalità di Lily ma anche della sua personalità. Abbiamo apprezzato moltissimo l’utilizzo delle lenti strette e la mancata profondità di campo, che vanno a creare il bellissimo effetto Bokeh che rende l’immagine estremamente romantica.

L’effetto di cui parliamo è proprio quello dello sfocare totalmente il background dell’immagine, lasciando a fuoco solo i personaggi principali. Questo comporta un maggior coinvolgimento non solo nella scena stessa ma anche nelle emozioni che vediamo sullo schermo: sentiamo insieme a loro e partecipiamo a ciò che sta accadendo.

Questa scelta da parte di Baldoni e del direttore della fotografia, il bravissimo Barry Peterson, è stata pensata proprio per rendere il film ancora più universale. Ci piace pensare che Baldoni abbia voluto far sì che chiunque guardasse It Ends With Us potesse immedesimarsi nella protagonista, che lo spettatore fosse uomo o donna. Questo escamotage ha creato delle sequenze non solo stilisticamente belle, ma anche utili a capire il perché delle scelte di Lily.

Altro momento registico che abbiamo particolarmente apprezzato è quello in cui Lily Bloom si rende conto di quanto la sua relazione sia diventata tossica. Se inizialmente vive quei momenti come incidenti, e noi con lei ovviamente, alla fine, quando diventa impossibile nasconderlo e non accettare la verità, Lily ha dei flashback. Baldoni è stato bravissimo nel celare anche a noi ciò che è successo veramente, i particolari delle espressioni e delle azioni fatte da Ryle, che poi tornano alla memoria di Lily come una doccia fredda.

Questa parte è stata un pugno allo stomaco, una delle scene più belle, merito anche della co-scrittura di Christy Hall. Ci viene mostrato tutto in maniera delicata, così come delicata è Lily, che somiglia ad uno di quei fiori che ama tanto. Fin dall’inizio la storia viene affrontata in modo talmente rispettoso da commuovere.

L’arco narrativo dei personaggi è chiaro e probabilmente Baldoni e la Hall sono stati avvantaggiati dalla scrittura della Hoover. I passaggi temporali nella linea narrativa della Lily adulta non confondono: le scene si susseguono in maniera fluida e non ci si chiede mai cosa sta accadendo o in quale momento della relazione siamo. I flashback della Lily giovane e della sua relazione con Atlas sono teneri e fatti di ingenuità adolescenziale. Eppure, già a quell’età Atlas mostra una maturità e un rispetto che non fanno che migliorare nel tempo.

Baldoni è riuscito a rendere indelebile il momento in cui Lily e Atlas si rincontrano e, come se fossero tornati adolescenti, hanno difficoltà a parlare. È stato una delle scene che ci sono rimaste più impresse, così come quella in cui Atlas, vedendo il livido di Lily, la segue in bagno per affrontare il discorso su come se lo sia procurato, dando prova del fatto che i suoi sentimenti per Lily non sono mai svaniti.

Il film è stato curato nei minimi particolari, così tanto che ci sembrava, appunto, di leggere un libro. I fan possono stare tranquilli sulla fedeltà, perché tutti si sono impegnati affinché fosse trovata la giusta chiave per raccontare questa storia.

Un film che tutti dovrebbero vedere

Il libro ci ha strappato tante lacrime e il film non è da meno. Sebbene i dubbi iniziali ci abbiano portati a tenere il freno a mano prima della visione del lungometraggio, ora possiamo affermare a piena voce quanto tutti, anche chi non ha letto il libro, dovrebbero correre a vederlo. It Ends With Us- Siamo Noi a Dire Basta evoca un problema sociale che tutti i giorni siamo costretti ad affrontare, chi in maniera diretta e chi no.

La storia di Lily, Ryle e Atlas è una chiara rappresentazione di ciò che può significare avere una relazione tossica e non accorgersene. La stessa Lily si rende conto tardi di tutto ciò che sta succedendo. Troppe volte sentiamo storie di donne che giustificano comportamenti malsani e manipolatori dei propri compagni e questo film mostra un nuovo punto di vista sulla questione.

Se da una parte C’è Ancora Domani, di Paola Cortellesi, ci ha fatto vedere la vera e cruda violenza di un marito, qui il pericolo è subdolo e, inizialmente, non ce ne accorgiamo nemmeno noi. Ryle non si mostra per quello che è realmente e solo dopo, a poco a poco, si costruisce prima il dubbio e poi il timore che non sia così perfetto come si presenta.

It Ends With Us-Siamo Noi a Dire Basta è un chiaro esempio di quanto sia difficile abbandonare una situazione del genere, nonostante tutti ti dicano di farlo e ti rimproverino di non esserci riuscita. È la stessa madre di Lily, anche lei bloccata in un matrimonio segnato dalla violenza, a dirlo: “Sarebbe stato più difficile andare via.”

Chi ha letto il libro sa qual è il fattore scatenante che riesce a far allontanare Lili da Ryle, il motivo che la porta a decidere di chiedere prima l’aiuto di Atlas e poi il divorzio. Noi non ve lo anticiperemo, perché vogliamo lasciarvi la bellezza di scoprirlo e affrontarlo con lei, in un processo di crescita che la porterà a trovare da sola la sua felicità.

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