Un addio malinconico e stravagante
Con l’uscita della quarta stagione, The Umbrella Academy si congeda dal suo pubblico con un misto di malinconia e il caratteristico umorismo surreale che ha conquistato i fan sin dal suo esordio. Disponibile su Netflix dall’8 agosto 2024, la stagione finale chiude il cerchio delle avventure dei fratelli Hargreeves, un gruppo di improbabili supereroi le cui dinamiche familiari hanno sempre rappresentato il vero cuore pulsante della serie. Con soli sei episodi, questa stagione si presenta come una corsa contro il tempo, tra il tentativo di evitare un’altra apocalisse e il difficile compito di risolvere i conflitti personali che da sempre li affliggono.
Trama: la vita dopo l’apocalisse

La quarta stagione riprende le fila della storia sei anni dopo gli eventi della terza stagione, in cui i fratelli Hargreeves, privati dei loro poteri, hanno provato a vivere una vita normale. La quotidianità però sembra più una condanna che una tregua: Vik (Elliot Page), che ora gestisce un bar in Nuova Scozia, flirta con ogni ragazza di passaggio, mentre Luther (Tom Hopper) si esibisce come spogliarellista in un locale di dubbia fama. Diego (David Castaneda), che consegna pacchi per un’azienda di trasporti, odia il suo lavoro e la routine familiare con Lila (Ritu Arya) e i loro tre bambini. Ben (Justin H. Min) , appena uscito di prigione dopo una serie di truffe legate alle criptovalute, è affidato alle cure di Luther, mentre Allison si accontenta di recitare in pubblicità di detersivi. Klaus (Robert Sheehan) , sobrio ma ipocondriaco, vive con Allison (Emmy Raver-Lampman) e la figlia Claire, tentando di mantenere la sua nuova vita priva di eccessi, mentre Numero 5 (Aidan Gallagher) , nonostante partecipi a gruppi di autoaiuto, è in realtà impegnato in una missione sotto copertura per il governo.
Il ritorno dei superpoteri: una missione inevitabile
L’azione vera e propria inizia quando i fratelli si riuniscono per il compleanno della figlia di Diego e Lila, ma ben presto si trovano coinvolti in una nuova crisi. Vik viene rapito da Sy, un personaggio subdolo e disperato che cerca aiuto per ritrovare sua figlia Jennifer, scomparsa dopo essersi unita a una setta chiamata i Custodi. Questo gruppo di fanatici crede di vivere in una linea temporale sbagliata e custodiscono molti cimeli provenienti da diverse linee temporali, tra questi, una bottiglia di Marigold, un liquido che potrebbe restituire i poteri ai fratelli. Sebbene inizialmente riluttanti, gli Hargreeves si ritrovano nuovamente a fare i conti con i propri poteri, riacquistati grazie a Ben, che li forza a bere l’elisir magico. Tuttavia, Klaus, che non desidera tornare al passato, resiste, facendo emergere le profonde fratture che ancora li dividono.
Il personaggio di Sy, ad esempio, pur essendo il catalizzatore degli eventi, sembra poco approfondito e inserito quasi per necessità. Allo stesso modo, il “MacGuffin” rappresentato da Jennifer appare come un elemento di raccordo piuttosto debole, non riuscendo a reggere il peso delle aspettative costruite nelle precedenti stagioni. Il collegamento alla morte di Ben sembra, dunque, un teatrino poco convincente.
Gene e Jean: i nuovi antagonisti

L’introduzione di nuovi personaggi, Gene e Jean Thibedeau, una coppia di medici di fama che guidano i Custodi, aggiunge una dimensione ulteriore alla trama. Determinati a tornare alla loro linea temporale originaria, Gene e Jean rappresentano una minaccia tanto intellettuale quanto fisica. Con il loro passato oscuro e le motivazioni che li spingono, questi nuovi antagonisti sono al centro di un intrigo che vede i fratelli Hargreeves confrontarsi con verità sconvolgenti e con la possibilità di un nuovo reset temporale, che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per il mondo.
Questi nuovi volti, sebbene interpretati da attori di talento come Nick Offerman e Megan Mullally, non sempre trovano una giustificazione narrativa forte e sembrano a tratti inseriti più per necessità di trama che per un reale bisogno narrativo.
Il viaggio nel tempo: un’arma a doppio taglio

Il viaggio temporale, elemento centrale della serie, torna anche in questa stagione, ma con una sfumatura più cupa e riflessiva. Numero 5, trasportato in una metropolitana deserta che sembra un labirinto temporale, si confronta con la realtà delle sue azioni passate e con la consapevolezza che ogni tentativo di manipolare il tempo ha un prezzo da pagare. Questo tema si riflette anche nel ritorno dei poteri di Klaus, che riacquista la sua immortalità ma al costo di ricadere nelle vecchie dipendenze. Il suo conflitto interno, simbolo delle difficoltà che tutti i fratelli affrontano nel bilanciare il loro ruolo di eroi con la loro umanità, è uno dei momenti più toccanti della stagione.
Un finale che divide: coraggio o delusione?
Dal punto di vista tecnico, la stagione 4 di The Umbrella Academy non delude. Le scene d’azione sono ben coreografate, con effetti speciali all’altezza delle aspettative. Tuttavia, la narrazione presenta alcune criticità. Se da un lato la sceneggiatura ha guadagnato in leggerezza rispetto alla terza stagione, grazie a una maggiore linearità e a un uso più consapevole dei momenti comici, dall’altro lato le motivazioni che spingono i personaggi e le dinamiche stesse della trama risultano talvolta forzate.

Il finale della stagione è destinato a far discutere. Senza rivelare troppo, basti dire che la conclusione è al tempo stesso coraggiosa e controversa. La scelta di sacrificare uno o più dei protagonisti per salvare il mondo è un tema ricorrente nella narrativa supereroistica, ma qui assume una dimensione quasi tragica, data la lunga storia di sofferenza e redenzione che ha caratterizzato i personaggi. Il sacrificio di Numero 5 e la trasformazione di Ben e Jennifer in un mostro apocalittico sono momenti di grande impatto, ma lasciano aperti molti interrogativi.
Bilancio finale: tra luci e ombre
Nel complesso, la quarta stagione di The Umbrella Academy rappresenta una chiusura degna, ma non priva di difetti, di una serie che ha saputo distinguersi per originalità e capacità di sovvertire i cliché del genere supereroistico. Se da un lato si apprezzano la scrittura più snella e i momenti di introspezione, dall’altro alcuni elementi della trama, come l’introduzione di nuovi personaggi e la gestione del finale, risultano meno efficaci. Tuttavia, la serie rimane fedele alla sua natura stravagante e imprevedibile, regalando ai fan un ultimo viaggio emozionante e ricco di colpi di scena.
The Umbrella Academy saluta il suo pubblico con stile, lasciando un’eredità che, nonostante le sue imperfezioni, rimarrà un punto di riferimento nel panorama delle serie TV. Un addio che è al tempo stesso una celebrazione di ciò che la serie ha rappresentato: un’ode all’imperfezione, al caos e, soprattutto, alla famiglia, in tutte le sue sfumature.
A cura di: Ale_opinionerd
