Alien: Romulus. Il tentativo di avvicinare alla serie i giovani

Alien, arrivato sugli schermi per la prima volta nel 1979, ben 45 anni fa, da allora ha conosciuto sequel, prequel, spin-off, midquel arrivando a contare tra le sue schiere la bellezza di ben 9 film, in un alternarsi di registi più o meno noti che l’hanno reso il capolavoro cult horror-fantascientifico noto a tutti.

Da Ridley Scott passando per James Cameron, David Fincher, Jean Pierre Jeunet, Paul W.S. Anderson, Colin e Greg Strause, arriva la visione di Fede Álvarez che tenta di portare la serie in una nuova era, con un cast giovanile. Troviamo così in questa nuova avventura: Cailee Spaeny (Civil War), David Jonsson (Murder is Easy), Archie Renaux (Tenebre e ossa), Isabela Merced (Madame Web), ma anche un grande ritorno, indiretto, facilitato dall’utilizzo di effetti e dell’intelligenza artificiale, di Ian Holm (1931-2020).

Dove si inserisce Alien: Romulus?

Il film diretto da Álvarez racconta una vicenda avvenuta nei 59 anni di criostasi del tenente Ellen Ripley, rendendo a tutti gli effetti Alien: Romulus un midquel, che si inserisce tra Alien (1979) e Alien. Scontro finale (1986).

Rain e Andy, l’androide umanoide che considera un fratello, sono orfani e vivono su una colonia mineraria di proprietà delle compagnie spaziali. Queste fanno quello che vogliono in barba alla legge, tanto che i due non riescono ad abbandonare il pianeta nonostante siano in possesso dei requisiti per avere il permesso. Così, si lasciano coinvolgere da una missione di alcuni loro coetanei per recuperare le capsule criogeniche, necessarie per andarsene, da una stazione abbandonata in orbita.

Ovviamente tutti gli appassionati di Alien si immaginano perché la stazione sia abbandonata e quali terribili pericoli la squadra si troverà ad affrontare, il tutto con il classico timer di scadenza, perché la stazione si trova a poca distanza dall’anello del pianeta che la distruggerà all’impatto.

Riemergono i punti cardine

I temibili xenomorfi tornano con tutta la loro forza. Nella prima parte del film si riprende la loro invincibilità, così come era stata descritta nel film del ’79, in seguito ci catapulta in una battaglia esplosiva con decine di creature cadute come invece è avvenuto nei seguiti, facendo diventare Romulus letteralmente un ponte che lega questi aspetti.

Non mancheranno le scene più iconiche dei vari film: gli inquietanti facehugger, il baby alien che emerge dal torace delle sue vittime strillando la sua venuta al mondo e il temibile acido che gli scorre dentro; insomma, Álvarez ha presto tutto quello che poteva dall’universo Alien e ha tentato di restituirlo agli spettatori con effetti speciali, fotografia, colonne sonore e decisamente molte scene splatter.

L’antico dilemma: gli androidi provano emozioni?

Torna l’eterno dibattito sugli androidi umanoidi. Se possibile in questo film Andy è ancora più umano e sensibile dei suoi predecessori. È stato costruito per far compagnia alla “sorella” e per proteggerla da ogni male. Lui ha comportamenti umani, fa battute per alleggerire l’atmosfera ed è… malato. In un solo film si è voluto rappresentare con chiarezza ineccepibile l’odio e l’accettazione per questi esseri. Infatti, per alcuni umani è impossibile accettare che abbiano emozioni, mentre per altri è impossibile vederli solo come macchine soprattutto ora che riescono ad assumere comportamenti sempre più “umani”.

Ma ci si potrà davvero fidare? Centrale nei film fantascientifici è sempre la capacità degli androidi di mettere al primo posto il bene dei più a quello dei pochi, ma questo, come può verificarsi con un androide la cui istruzione primaria è “fare il bene di Rain“?

Ellen Ripley? No, Rain Carradine. “Alien: Romulus” ci dona una protagonista che prima mostra le sue fragilità, la sua dipendenza per quell’essere che chiama fratello, l’unico pezzo di famiglia che le rimane, e poi ci mostra la sua forza. Da vera Final girl, Rain prende in mano la situazione con assoluta lealtà nei confronti dei compagni e tenterà di condurli fuori da una situazione davvero insostenibile.

Il destino del franchising

Dopo Alien Covenant (2017) c’erano state voce di un terzo film che avrebbe concluso il filone dei prequel aperto con Prometheus (2012) con protagonista Michael Fassbender , tuttavia di quel progetto non si è più saputo nulla e, data l’uscita di questo film e il finale, viene da chiedersi se vedremo ancora Rain Carradine e se in qualche modo i due filoni potrebbero incrociarsi. Per ora rimaniamo in attesa di nuove notizie.

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