Intervista alla libraia Matilda: “E’ un sogno che si avvera?”

Inutile mentire, almeno una volta nella vita, noi lettori, abbiamo desiderato essere librai, essere a stretto contatto con i libri tanto da esserne circondati ogni giorno, e chissà che accada qualche avventura interessante come succede in quei romanzi ambientati in una libreria, in cui viene donato un libro magico, un gatto parlante viene a chiedere aiuto oppure si incontra l’amore della propria vita.

Ebbene, noi di Bee Chronicles abbiamo intervistato Matilda, una libraia, che ormai fa questo lavoro da due anni e le abbiamo fatto tutte quelle domande che tutti siamo curiosi di sapere, ma in realtà a volte troppo timorosi di chiedere. Scopriamo insieme il suo percorso e alcune curiosità.

A dire il vero, essere libraria non era il desiderio assoluto di Matilda, infatti il lavoro per il quale è qualificata è essere maestra all’asilo nido, infatti racconta: “È stata una cosa che in realtà è capitata ma l’ho scelta. Per la precisione è stata la mia psicologa a dirmi che stavano cercando personale nella prima libreria in cui ho lavorato”. Alla fine del suo contratto all’asilo, ha deciso di provare a mandare il curriculum senza aspettarsi in realtà granché e invece è piaciuta e hanno deciso di assumerla.

La domanda poi sorge spontanea, siccome non ha studiato per il suo impiego attuale: “C’è bisogno di una preparazione apposita per fare la libraia?” Ci sono scuole che formano librai e lauree che danno vantaggi conoscitivi ma non esistono requisiti tassativi senza i quali non si può inseguire questo sogno. “Sicuramente essere propositivi e svegli è una marcia in più che viene premiata. Ci sono veramente tante cose da imparare quindi taccuino alla mano e assorbire come una spugna tutto quello che si vede e si sente!” consiglia Matilda. Scontato è che sarebbe bene avere come passione la lettura: è importante avere una conoscenza almeno generale di tutto il panorama editoriale, anche di quei generi che proprio non ci vanno giù. Dai libri per bambini alla saggistica di attualità.

Abbiamo poi voluto sapere se effettivamente questo lavoro è come ce lo si immagina, oppure se ci sono aspetti negativi. Ovviamente per ogni persona l’esperienza è diversa, ma nella maggior parte dei casi ci si va a scontrare con una realtà molto differente rispetto a quella che ci si era immaginati. “Scordatevi le ore passate a leggere e a chiacchierare di libri, sono cose che possono capitare ma di sicuro non all’ordine del giorno. È un lavoro complesso che concatena molto più compiti di quelli che ci si aspetta. C’è fatica fisica, basti pensare a tutte le scatole di libri che arrivano, qualcuno dovrà pure spostarle e smistarle, e mentale: armatevi di santa pazienza: “il mondo è bello perché è vario” e voi lo vedrete tutto.” Ma come ogni medaglia ha anche una doppia faccia: è un lavoro che però dà tante soddisfazioni e piccoli privilegi e quindi infondo ne vale la pena.

Matilda infatti è piena di esperienze positive, a partire dalle splendide colleghe che ormai sono diventate sue amiche. Ha creato dei bellissimi rapporti umani con alcuni clienti ma l’esempio più bello che le viene in mente è quello da un ex professore di filosofia: “Parlando, nei mesi, ci siamo consigliati a vicenda libri di vari generi tra cui un’opera di Kafka. Capita che un giorno il signore ordina il libro a suo nome ma al momento dell’acquisto mi chiede di fare un pacchettino e poi di tenermelo perché era un regalo da parte sua per me.” Poi aggiunge ridendo con il cuore: “Un altro signore invece, mi ha portato un limone coltivato nel suo orto”

Queste sono secondo me le piccole cose che ti fanno essere felice di lavorare con le persone, perché se è vero che si incontra tanta maleducazione, è anche vero che la bontà e l’umanità rimane più impressa.

“Come ogni nuova esperienza ci si aspetta che insegni qualcosa, vale anche per questo lavoro?” Lo ha fatto a Matilda, sicuramente a livello pratico e soprattutto su cose che nemmeno immaginava potessero esistere. “A livello personale invece ho imparato ad avere più pazienza, sia con gli altri che con me stessa, tocca mettere in moto tutti i neuroni per il problem solving e l’improvvisazione, perché gli imprevisti e le cose a cui non si sa rispondere sono tante e inaspettate.”

Ma lavorare nelle varie librerie è sempre uguale? Matilda ha potuto rispondere a questa domanda anche perché è stata libraia in due posti differenti. Ogni realtà di libreria ha il suo modo di venire gestita. A livello pratico i compiti sono gli stessi ma è la loro organizzazione a rendere vivibile o meno il posto di lavoro. “Ovviamente più è grande la libreria e più lavoro c’è da fare, posso ritenermi fortunata a lavorare in una libreria con un numero sufficiente di dipendenti per potersi distribuire in modo equo il lavoro. C’è anche da ricordare che la libreria deve vendere per sopravvivere e anche l’approccio in questo cambia da azienda ad azienda. Non posso parlare per tutte ma c’è chi ha più a cuore il cliente e chi l’incasso.”

Pensare di mangiare sempre lo stesso piatto ogni giorno dopo un po’ può stancare. Ma sarebbe terribile se ciò accadesse anche con i libri, soprattutto per lettori accaniti, che stando così a stretto contatto con essi, possono scoraggiarsi di intraprendere questo lavoro. Ma Matilda ci rassicura sul fatto che ciò non accade. Confessa però che alcuni titoli non sopporta neanche di vederli o sentirli citare e non ne può più di continuare a tagliarsi con la carta. “Parlando più seriamente, mi stanca e scoraggia vedere determinate scelte di acquisti e soprattutto lo spreco di carta per libri che inevitabilmente non venderanno mai tante copie quante ne vengono stampate.  Se mai però mi dovessi stufare di essere immersa in migliaia di storie diverse e di avere il privilegio di lavorare con i libri che sono la mia passione, sarà il momento di cercare un altro lavoro.”

Spesso tendiamo a romanzare tutto quello che ci circonda, soprattutto se è relativo ai libri, e molto probabilmente non abbiamo neanche chiaro che cosa comporta essere un libraio, se non per l’appunto consigliare e vendere un libro. Ma per fortuna ci viene incontro Matilda che ci racconta che il lavoro di un librario è fondamentalmente diviso in due parti: la vendita e la gestione della merce. La prima è quella che lo vede come accoglienza del cliente, consigliatore e alle volte anche confidente. La parte di gestione della merce è quella un po’ più impegnativa a livello fisico e consiste nel caricare tutti i libri che arrivano a sistema, dividerli per settore ed esporli. In questa parte di lavoro si fanno anche quelle che vengono definite le “rese” ovvero si rimandano al fornitore tutti quei libri che non vendono. “Ci sono in realtà dozzine di altri sotto-compiti in queste due grandi categorie ma ve ne cito solo alcuni: occuparsi delle collaborazioni con gli autori, gestire il profilo social, avere a che fare con gli enti esterni come ad esempio le biblioteche oppure l’aspetto di contabilità.”

Anche se prima Matilda ci ha raccontato che non è necessario fare una scuola specializzata per essere libraio, le abbiamo chiesto se avesse dei consigli per chi vorrebbe cimentarsi in questo lavoro: “Buttatevi e fatevi vedere svegli! Siate solari e fate tante domande, non preoccupatevi di sbagliare ma piuttosto provateci.” Tutti i curriculum e le persone che ha visto non essere state selezionate nel tempo avevano in comune il fatto di essere svogliate, non davano l’impressione che avessero voglia di fare o di imparare cose nuove. “Quindi viva la passione per la lettura e la spigliatezza!”

Come in ogni lavoro ci sono dei piccoli segreti del mestiere, e abbiamo voluto sapere quali fossero in questo ambito e per fortuna Matilda ha deciso di svelarcene un paio: “Un segreto è che posso usare la libreria come biblioteca. Questo vale per il mio posto di lavoro, non posso dire che lo permettano ovunque, è una grande concessione di fiducia nonostante sia tutto tracciato.” Ma non solo, siccome si sentiva chiacchierona ha aggiunto: “Posso vedere le prossime uscite ancor prima che venga scelto il titolo del libro. Non di tutti, ma al momento so cose molto interessanti.”

Siate gentili e umani con le persone che lavorano col pubblico, ve lo chiedo col cuore.

Articolo a cura di: helxhoney (IG)

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