“Finché le stelle saranno in cielo”: un amore oltre ogni confine

Ci siamo imbattuti in questa storia quasi per caso, e ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi. A volte il caso infatti regala grandi soddisfazioni. Finché le stelle saranno in cielo è una storia strappalacrime, una storia dolce amara che vi scalderà il cuore. Il terribile tema della Shoah e dell’Olocausto viene utilizzato come sfondo per una storia d’amore che va ogni oltre confine. Allo stesso tempo il romanzo affronta tanti altri temi: la speranza, la forza di andare avanti, la perdita, la malattia, la maternità e il cambiamento personale. Il tutto condensato in un racconto di 350 pagine che vi terranno incollati alla lettura.

Trama

Da sempre Rose, nell’attimo che precede la sera, alza lo sguardo a cercare la prima stella del crepuscolo. È quella stella, anche ora che la sua memoria sta svanendo, a permetterle di ricordare chi è e da dove viene. La riporta alle sue vere radici, ai suoi diciassette anni, in una pasticceria sulla rive della Senna. Il suo è un passato che nessuno conosce, nemmeno l’amatissima nipote Hope. Ma adesso per Rose, prima che sia troppo tardi, è venuto il tempo di dar voce a un ultimo desiderio: ritrovare la sua vera famiglia, a Parigi. E, dopo settanta lunghi anni, di mantenere una promessa. Rose affida questo compito alla giovane Hope, che non ha nulla in mano se non un elenco di nomi e una ricetta: quella dei dolci dal sapore unico e inconfondibile che da anni prepara nella pasticceria che ha ereditato da Rose a Cape Cod. Ma prima di affidarle la sua memoria e la sua promessa, Rose lascia a Hope qualcosa di inatteso confessandole le proprie origini: non è cattolica, come credeva la nipote, ma ebrea. Ed è sopravvissuta all’Olocausto. Hope è sconvolta ma determinata: conosceva l’Olocausto solo attraverso i libri, e mai avrebbe pensato che sua nonna fosse una delle vittime scampate all’eccidio. Per questo, per dare un senso anche al proprio passato, Hope parte per Parigi. Perché è nei vicoli tra Place des Vosges, la sinagoga e la moschea che è nata la promessa di Rose, una promessa che avrà vita finché le stelle saranno in cielo.

“Fu amore a prima vista, una cosa a cui non ho mai assistito né prima né dopo di allora”, aggiunge Alain. “Non ci crederei se non l’avessi visto con i miei occhi, ma sin dal primissimo istante fu come se avessero trovato l’altra metà della propria anima”.

La scrittura

Kristin Harmel è riuscita a dare vita ad un romanzo coinvolgente sotto tutti i punti di vista, che mescola elementi della narrativa contemporanea ad una profonda esplorazione storica. La scrittura è emotiva e ricca di descrizioni, capace di trasportare il lettore nei diversi luoghi e periodi storici che costituiscono la trama. Viaggiamo tra passato e presente tra i ricordi di Rose, cercando di ricostruire la sua vita. La storia è narrata quasi interamente dal punto di vista di Hope, in prima persona. Una donna probabilmente non semplice da amare, con un carattere forte, che porta sulle spalle il peso di aspettative e responsabilità. È un personaggio razionale, con i piedi ben saldi a terra, che ha smesso di credere nei sogni e nell’esistenza del vero amore da tanto tempo, o forse non ci ha mai creduto veramente. La sua unica priorità è Annie, sua figlia, una ragazzina esuberante ed energica che porta su di sé il peso del divorzio dei genitori. Hope si dimostra una madre abbastanza severa nei confronti di Annie, ma che allo stesso tempo vorrebbe solo il meglio per lei. L’evoluzione del loro rapporto travagliato è evidente all’interno del libro, ma il cambiamento fondamentale di questa storia è proprio quello del personaggio di Hope. Da una donna oppressa dalle circostanze ad una persona che trova la forza di affrontare il passato e di costruirsi un nuovo futuro, Hope scopre di poter essere ancora felice, e che forse il vero amore esiste davvero, bisogna solo lasciarsi andare.

“L’amore è tutt’intorno a noi. […] Ma più diventiamo vecchi, più lo troviamo sconcertante. Più sono le volte in cui siamo rimasti feriti e più ci risulta difficile riconoscerlo, accoglierlo nei nostri cuori e crederci davvero. E non riusciamo ad accogliere l’amore, non possiamo mai provarlo davvero”.

Una Parigi malinconica

Hope dopo aver scoperto la verità si lancia in un disperato viaggio alla ricerca del passato di sua nonna, Rose. E per farlo si reca a Parigi, città natale di Rose e culla della nascita del suo vero amore. La Parigi di Finché le stelle saranno in cielo è descritta con un misto di fascino romantico e tristezza nostalgica. Nelle strade e nei vicoli della città dell’amore per eccellenza, infatti, Hope non trova solo i soliti scenari pittoreschi con cui viene descritta solitamente Parigi, ma luoghi impregnati di memoria, dove si vanno ad intrecciare le storie dei personaggi e dei loro antenati. I luoghi che Hope visita durante il suo viaggio sembrano mantenere ancora vivide le cicatrici del passato, degli eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale e all’Olocausto, ma allo stesso tempo rappresentano una testimonianza di resistenza e speranza. La speranza di ritrovarsi, di continuare a vivere e soprattutto di continuare ad amarsi, finché le stelle, tanto amate da Rose, saranno in cielo.

“Mentre stava sul ponte, guardando le luci scintillare sulla Senna, sentì un’ondata di malinconia. Parigi era una città così piena di bellezza, eppure, ovunque guardasse, riusciva a vedere le ombre del passato.”

Le ricette di Mamie

Il filo guida della storia è rappresentato dalle ricette della pasticceria di Hope, un’eredità che inizialmente non avrebbe nemmeno voluto avere, ma che poi con il tempo impara ad amare. I profumi dei famosi dolci delle ricette di Mamie guidano Hope nelle strade di Parigi, e queste ci accompagnano inoltre per tutto il libro. Infatti Kristin Harmel escogita un bellissimo stratagemma per renderci partecipi di queste ricette: all’interno del racconto, più precisamente nei capitoli raccontati dal punto di vista di Rose, vengono riportate alcune delle ricette più famose della pasticceria. Vi lasciamo qua sotto una di queste, quella della famosa Torta Stella, magari potete provare a ricrearla anche voi e scoprire, leggendo il libro, qual è la storia di questo dolce.

Torta Stella
Ingredienti:
400 grammi di farina
1 cucchiaino di sale
40 grammi di zucchero
220 grammi di strutto o margarina
1 uovo sbattuto
1 cucchiaino di aceto bianco
2 decilitri d’acqua
120 grammi di fichi secchi spezzettati
120 grammi di prugne secche spezzettate
120 grammi di uva rossa o bianca senza semi affettata
90 grammi di zucchero di canna
1 cucchiaino di cannella
50 grammi di mandorle a lamelle
1 cucchiaino di semi di papavero
zucchero con cannella per spolverizzare (3 parti di zucchero mescolate con una parte di cannella)

Istruzioni:
1. Per preparare la pasta, setacciare insieme farina, sale e zucchero. Usando due coltelli o un robot da cucina incorporarvi lo strutto finché il composto assumerà la consistenza di grosse briciole. Aggiungere uovo, aceto e 4 cucchiai d’acqua e mescolare prima con una forchetta, poi con le mani infarinate, finché l’impasto formerà una palla.
2. Lasciare l’impasto in frigorifero per 10 minuti, poi dividerlo a metà. Stendere una metà formando un cerchio e premerlo in una teglia di 22 centimetri di diametro. Mettere da parte l’altra metà.
3. Preriscaldare il forno a 180°C.
4. Mescolare fichi, prugne, 60 grammi di uva, zucchero di canna, cannella e una tazza d’acqua in una casseruola pesante. Mescolare su fuoco medio-alto finché lo zucchero non si scioglierà e il composto bollirà. Abbassare il fuoco a medio-basso, coprire e cuocere per 20 minuti. Togliere il coperchio e, mescolando costantemente, cuocere per altri 3-5 minuti finché la maggior parte del liquido evaporerà e il composto assumerà la consistenza di marmellata densa. Togliere dal fuoco.
5. Mentre il ripieno si raffredda, disporre le mandorle in uno strato sottile su una teglia e tostare in forno per 7-9 minuti, finché diventeranno di un marrone dorato.
6. Togliere dal forno le mandorle tostate e incorporarle al composto di frutta. Aggiungere i semi di papavero e l’uva rimasta. Mescolare bene per amalgamare.
7. Versare il composto sulla base già nella teglia. Stendere l’impasto rimasto in un quadrato di 25 centimetri di lato. Tagliare in striscione larghe poco più di un centimetro e disporle a forma di stella, intrecciandole sopra il composto. Spolverizzare generosamente con zucchero alla cannella.
8. Cuocere per 30 minuti o finché la crosta superiore sarà di un marrone dorato. Togliere dal forno e lasciare raffreddare completamente. Tenere in frigorifero per un massimo di 5 giorni. Servire fredda o a temperatura ambiente.

Noi ce la siamo immaginata un po’ così:

Buona lettura e buona fortuna in cucina!

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