Il sogno di ogni scrittore è vedere il proprio libro pubblicato ed esposto in libreria, far conoscere la loro storia e far appassionare i lettori con i personaggi. E se, la maggior parte delle persone conosce solo il mondo di vedere il proprio sogno realizzato tramite una casa editrice, in realtà c’è più di questo. Ultimamente, soprattutto grazie alla possibilità di Amazon KU si può pubblicare il proprio romanzo in modo autonomo, e sebbene negli altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, sia qualcosa di normale, sfortunatamente qui in Italia ci sono forti pregiudizi a riguardo.
Di conseguenza noi di Bee Chronicles, abbiamo deciso di intervistare alcuni scrittori del self publishing per conoscere le loro esperienze e fare chiarezza a chi vorrebbe pubblicare il proprio libro ma ha ancora le idee un po’ confuse e non sa quale strada prendere.
Ringraziamo quindi Giulia Cavallo, Camilla Cosmelli, Aya Cross, Lisa Dolphin, Roberta Fierro, Sara Girardi, Alexandra Rose, Fabio Suraci, Glen Villy e Manuela Vinario per aver partecipato a questo articolo.
Come precedentemente detto, spesso si ha un pregiudizio verso i libri scritti in self publishing, come se, solo le case editrici fossero un marco di garanzia. Ma si sa, prima di diventare scrittori, si è prima di tutto dei lettori e ci chiedevamo se prima di intraprendere questa strada anche questi autori avessero un pensiero negativo verso questi libri. “Inutile dire che sono innumerevoli le delusioni che ho avuto da libri che portano il peso delle grandi case editrici e che, addirittura, ritengo alcune Fanfiction su Wattpad di qualità nettamente migliori di molti libri. Quindi non so quanti pregiudizi si possano avere, nell’effettivo” dichiara Giulia. Sara invece ammette, anche ora che è una scrittrice, che nutre una certa diffidenza “Quello che per me conta molto è la copertina e noto che quelle self che mi sono capitate sott’occhio non mi hanno invogliato a cliccarci sopra e andare poi a scoprire la trama.” Non che eviti di leggere self, ma predilige autrici di cui il nome, per lei, è una garanzia – autrici che sono affermate da anni e che le ispirano più fiducia essendo sulla bocca di tutti. Pure Alexandra parte un po’ prevenuta, ma cerca di dare una possibilità se ha l’impressione che ne vale la pena, infatti se il prodotto le sembra curato, scarica l’estratto e se le piace può anche comprarlo. Lisa la pensa diversamente: “Sono convinta che prima di giudicare bisogna leggere l’opera scritta e capire tutto il lavoro che c’è stato dietro per realizzarla, invece di basarsi solo sulle prime pagine e magari su una copertina graficamente poco accattivante.” Per alcuni prima di entrare nel mondo del bookblog i libri autopubblicati erano un mistero e solo grazie ai social media, hanno scoperto della loro esistenza e deciso di supportare autori esordienti e che hanno intrapreso questo percorso.

Ma come fanno adesso loro che vivono in prima persona questi pregiudizi e che cosa consigliano a quelli che ne hanno? Fabio ne esprime la dualità: “I pregiudizi sul self sono sia sbagliati che giustificati. Sbagliati perché non tutti i libri in self sono uguali, c’è chi lavora in self meglio di molte case editrici, mettendo attenzione nella cura del testo e nella grafica di copertina. Sono giustificati perché c’è chi in pubblica testi pessimi e senza editing, così come accade però anche in alcune case editrici.” Ma si sa, i pregiudizi ci sono sempre stati. E non solo sui libri autopubblicati. Come dice Glen, ci sono anche su quelli usciti da Wattpad, ma nonostante ciò hanno ricevuto un grande interesse da un pubblico vasto. “Quindi, in generale, consiglierei alle persone di scoprire, prima di giudicare.” Roberta afferma che per poter dare la propria opinione ad un prodotto, qualunque esso sia, bisogna sempre prima provarlo. E se non si prova a leggere qualcosa pubblicato in self, non si può esprimere una reale e sincera opinione. Ma, anche in quel caso, non bisogna neanche fare di tutta un’erba un fascio, perché c’è self di qualità e self scadente. “Purtroppo gli autori self che decidono di investire sulle loro opere sono molto pochi, e chi non lo fa danneggia l’intera categoria.” Racconta Alexandra “Direi semplicemente di scegliere un’opera che a primo impatto appare curata e di darle una possibilità: magari saranno sorpresi dal contenuto. Spesso chi cura il testo pubblica romanzi anche più validi di alcune case editrici rinomate.”
Oltre ai pregiudizi che derivano soprattutto dal pensiero che chi si autopubblica lo fa solo perché le case editrici l’hanno scartato, ci sono anche altri aspetti negativi: sebbene sia quasi sbagliato parlare di soldi, gli investimenti sono sicuramente uno degli aspetti più negativi. Quando si pubblica con una casa editrice, è lei che si prende il compito di investire economicamente nelle varie fasi. Come racconta Roberta: “Se si vuole fare del self di qualità bisogna affrontare le spese di editing, correzione di bozze, impaginazione, copertina e servizi promozionali. E non sempre le spese iniziali si recuperano nel tempo, anzi, il più delle volte non si rientra neanche della metà che si è investito nel progetto.” E poi, c’è da considerare anche che il mercato è molto saturo di storie, perché ormai pubblicano tutti utilizzando la stessa piattaforma, per cui la competizione è tanta e non è facile emergere. Infatti anche Manuela parla del pericolo che la scarsa interazione con il pubblico e la massa crescente di pubblicazioni non sottoposte a vaglio critico dalle piattaforme sulle quali vengono quotidianamente caricate possano soffocare l’opera di uno scrittore self. Infatti la poca pubblicità e la mancanza delle copie dei propri libri esposti in libreria tende a demoralizzare la maggior parte degli scrittori.

Alla fine però in qualche modo tutti loro hanno scelto questa strada da percorrere e le motivazioni sono varie: “Da piccola dicevo sempre che da grande sarei diventata una scrittrice, ma per tanti anni ho perseguito altre strade, perché, “si sa”, prima bisogna cercarsi un lavoro “vero”.” Racconta Camilla. In pandemia si è ritrovata a riscoprire il suo amore per la scrittura, ed è riuscita a scalettare un intero romanzo e a scriverlo in pochi mesi: si è sentita così bene che ha deciso di provarci, una volta per tutte. Gli aspetti che invece hanno spinto Manuela in questa decisione sono la rapidità e comodità: era impaziente di presentare subito al mondo il suo romanzo. ”Ho però deciso di rinnovare la scelta del self anche per altre pubblicazioni, ritenendo ormai che quello fosse lo spazio nel quale volevo agire, anche in virtù di una completa rivalutazione di questo universo ancora sotterraneo in Italia e considerato negativamente, anche magari indiscretamente, da larga parte dei consumatori del nostro mercato editoriale, facendone un trampolino di lancio.” Di sicuro quello che accomuna la maggior parte degli scrittori è la consapevolezza che per pubblicare con una casa editrice a volte richiede tempi di risposta piuttosto lunghi. Non è quindi la mancanza di fiducia verso la propria storia o le proprie capacità, come racconta Aya: “All’epoca ero incinta e sapevo bene che, non appena avessi partorito, il mio tempo si sarebbe azzerato; ho preferito lavorare da subito con dei professionisti, piuttosto che ritrovarmi con un contratto e scadenze da rispettare insieme a un neonato tra le braccia. Alla fine, ho sfornato due cose insieme.”
Ma quindi, è meglio pubblicare con casa editrice o in self? Roberta ha iniziato il suo percorso di autrice con delle piccole case editrici, soprattutto perché non poteva investire economicamente in una autopubblicazione. “Le differenze con le CE sono tante, ma principalmente il self ti concede più libertà di scelta, riguardo editing, grafica, promozione, poiché le case editrici seguono un loro stile e danno poca scelta agli autori. Di mezzo c’è un contratto con delle scadenze e degli obblighi, che, invece, con il self non esistono.” Infatti si può pubblicare quando si vuole, come si vuole, in qualsiasi formato si desidera, e avere sotto controllo ogni aspetto della pubblicazione. Poi continua: “Potrei parlare, inoltre, anche delle royalty, che nelle case editrici sono davvero misere, mentre nel self si ha la possibilità di guadagnare qualcosina in più.” Sara ha una storia diversa: aveva pubblicato nel 2022 con una casa editrice, ma poi la sua filiale italiana è stata momentaneamente chiusa. È rimasta senza un riferimento e così ha deciso di riottenere i diritti e di autopubblicarsi l’anno successivo. Racconta che un romanzo non può più essere pubblicato da un’altra casa se già hai pubblicato con una, mentre dal self alla casa editrice è un percorso che si può fare. “Avere una casa editrice dietro vuol dire tanto, soprattutto per un’esordiente come me. Dà visibilità – già il nome è una garanzia e anche qui fa molto la casa editrice con cui pubblichi, crea pubblicità, contatta per te blogger, hai una rete di sicurezza che rende il salto nel vuoto più sopportabile.” Anche Fabio ha pubblicato con una casa editrice: nel self bisogna occuparsi di tutto e per chi come lui si avvale di professionisti per editing e cover diventa molto impegnativo a livello economico e di energie. Preferisce però il self per la questione della trasparenza e della facilità di reperire i dati di vendita. Mentre preferisce la casa editrice se questa dà più visibilità e porta più lettori.

Nonostante gli aspetti negativi, l’autopubblicazione porta anche un sacco di soddisfazione: Aya ama poter decidere cosa fare, come e quando, a partire dalla copertina fino ai dettagli di impaginazione. Non deve sottostare a esigenze di catalogo e a canoni estetici, così come non deve piegarsi a regole editoriali non scritte (“il lettore si aspetta X perciò Y va fatto in tal modo”). “Vedere il prodotto finito tra le mani dei lettori è una gratificazione immensa, soprattutto quando mi scrivono dicendo di aver amato il romanzo e apprezzato la cura che ci ho messo per confezionare il tutto.” Per Giulia è meravigliosa la consapevolezza di aver fatto tutto da sola e la soddisfazione di poterlo dire è impagabile. La libertà è uno degli aspetti più apprezzati del self, per Alexandra non c’è niente di meglio dell’avere totale libertà di decisione. Inoltre, essere self non le impedisce di partecipare a eventi come il Festival del Romance, una fiera ormai famosa nel panorama dell’editoria italiana: è un’occasione meravigliosa per abbracciare i lettori e scambiare due chiacchiere con loro. Infatti si crea una stretta comunità intorno a una pubblicazione self, come dice Manuela, fatta spesso, nei casi più fortunati, di collaborazioni meravigliose e di lettori pronti a sostenere lo scrittore durante tutto il suo percorso evolutivo e lavorativo come scrittore e come persona stessa.

Nel mondo dei bookblogger si parla spesso di collaborazioni: è quando un autore decide di dare in modo gratuito una copia del proprio libro per ottenere una recensione sincera dal lettore in modo che lo pubblicizzi anche ai suoi followers. La domanda sorge spontanea: come la vivono gli autori dal loro punto di vista? Per Camilla sono una grande opportunità di farsi conoscere e l’hanno aiutata tantissimo, ma è molto importante studiare bene i profili con cui collaborare e non limitarsi ad accettare chiunque si presenti alla porta. Per evitare che succeda come con Sara che ha avuto collaboratrici che accettavano, erano entusiaste e poi non le rispondevano più, oppure è stata obbligata a rincorrerle per avere un loro feedback sul libro. La cosa che l’ha fatta più arrabbiare è che ci sono persone che si sono lette la sua storia gratis e poi non hanno lasciato nessuna recensione. Glen ammette che per i self le collaborazioni sono spesso una condanna, perché proprio qui risiede uno dei più grandi pregiudizi sul self: il fatto che gli autori debbano per forza fare collaborazioni cartacee con tutti, quando in realtà non si ha sempre la possibilità economica di farlo. Infatti come dice Aya, le collaborazioni fanno parte dello step “marketing” e, come tutte le fasi di pubblicazione, per l’autore hanno un prezzo. La copia cartacea viene considerata “di valore” per via dei costi di stampa, ma la copia digitale non è “lo scarto”: entrambe contengono lo stesso testo che è stato editato, corretto e impaginato; la sola differenza è che per l’autore è più sostenibile inviare l’ebook piuttosto che spendere ulteriori soldi per fornire il volume fisico. Insomma, è uno scambio, dove l’autore fornisce il romanzo e il blogger offre tempo e attenzione da dedicargli. “Non vivo le collaborazioni in modo diverso rispetto a quando il romanzo viene acquistato/preso in prestito in autonomia: ə blogger sono dei lettori, non un mostro mitologico, e possono apprezzarlo o meno in base ai gusti e al mood con cui lo leggono. Le recensioni positive fanno sempre piacere, ovvio, ma si impara anche dalle critiche costruttive, perciò sono piuttosto serena al riguardo.”
Ormai molti di loro, pubblicano in self da diverso tempo, e alla domanda se cambierebbero qualcosa del loro percorso hanno risposto: Lisa avrebbe voluto iniziare prima a pubblicare invece di aspettare quindici anni prima di averne il coraggio, Camilla studierebbe meglio il marketing e i metodi di promozione, perché all’inizio è andata abbastanza a caso e, anche se alla fine il suo libro ha avuto un bel successo, è sicura che avrebbe potuto fare di meglio. Dello stesso pensiero è anche Roberta: dopo più di 10 pubblicazioni, ha avuto tante soddisfazioni ma anche il suo pacchetto di delusioni, è abbastanza soddisfatta del suo percorso da autrice, in cui l’unica cosa su cui lavorerebbe meglio è la promozione, a cui non ha dato tantissimo spazio. “A volte, stupidamente e ingenuamente, magari in maniera troppo materialistica, rimpiango di non aver concesso le mie opere principali a una casa editrice, complice l’ambizione sfrenata a una popolarità che non è necessario avere per definirsi scrittori ed essere tali, in completa contraddizione emotiva con quanto ho precedentemente illustrato.” Ammette Manuela. Glen invece cita Taylor Swift: “Non importa quanto ci provi a fare le cose al meglio, tra qualche anno ti guarderei dietro e dirai: ero veramente cringe.”

A volte prima di intraprendere un percorso, per quanto ci si informa, alcune cose rimangono nascoste finchè non le si vive. Ad esempio Alexandra svela che avrebbe voluto sapere che sarebbe stato difficile ottenere lettori. Che avrebbe dovuto farsi le ossa e passare attraverso molti “no” e tante delusioni prima di vedere qualche risultato. “Sembra tutto bellissimo, ma quella è solo la superficie: c’è parecchio lavoro dietro, parecchio sudore e tanta, tanta gavetta.” Così come il successo non è immediato, constata Manuela, sapendolo prima che non sarebbe arrivata con convinzione alle vette delle classifiche editoriali e che avrebbe dovuto sostentare la sua attività con una forte sicurezza in se stessa e una smisurata fiducia verso i lettori che sempre l’hanno accompagnata. In effetti la salita è dura: “Ce lo si immagina ma, finché non imbocchi il sentiero, non ci si rende conto di quanto sia ripido. Nessuno può dirtelo, comunque, perché ogni percorso è unico e la sola cosa che puoi fare è adattarti come meglio puoi.” Ammette Aya.
E con la loro buona dose di esperienza offrono dei consigli a chi vuole autopubblicarsi: “Bisogna studiare bene cosa significhi davvero autopubblicarsi e rendersi conto che si sta immettendo sul mercato un prodotto, che come tale va trattato: ci vuole cura nell’impaginazione, una copertina adeguata, una descrizione fatta secondo le più basilari regole del marketing e così via.” Consiglia Camilla “Dobbiamo avere rispetto per i nostri lettori, che ci regalano qualche soldo, ma soprattutto tempo per leggere. Il tempo è prezioso, non facciamoli pentire di averlo investito nella nostra storia.” Ed è ciò che più di un autore in realtà consiglia, è facile immettere la propria storia su Amazon, ma ci vuole cura per far emozionare un lettore. Ma Giulia suggerisce che bisogna godersela il più possibile perché è un’esperienza unica e totalmente personale proprio a causa della mancanza di figure che rischiano di trasformare la passione e il desiderio di scrivere e pubblicare in una spirale di lavoro, lavoro, lavoro e lavoro banalizzato a livelli atoni e totalmente tecnici. Mentre Lisa dice di studiare e leggere molti libri e scrivere tutti i giorni.

È innegabile che questa esperienza abbia fatto crescere tutti ma ognuno di loro ha avuto un pregio che gli ha aiutati, mentre un difetto che gli ha tirati un po’ indietro. Quello di Fabio l’umiltà, che però ha una doppia faccia: si pone sempre un gradino sotto gli altri e di conseguenza dovrebbe lavorare di più e aumentare la fiducia che ripone nei suoi libri. Sicuramente la perseveranza e la tenacia, assieme alla costanza e a una manciata di autostima, hanno aiutato Manuela a mantenersi in equilibrio sui delicati fili che intessono questo mondo; “Devo imparare a destreggiarsi fra le critiche, a saper lavorare con altre persone e quindi a condividere la mia gelosa creatività ed apprendere che ci sono altri che possono eccellere più di me, e, soprattutto, a essere capace di aspettare, avere pazienza, con me stessa e con i tempi necessari alla produzione di un volume di qualità, anche per rispetto del pubblico e dei professionisti del mestiere.” Le critiche sono un tasto dolente anche per Alexandra ma è una persona molto determinata e resiliente, quindi nonostante le porte in faccia non si è arresa e ho continuato per la sua strada cercando di migliorarsi sempre. Per sopravvivere nell’editoria, non bisogna scoraggiarsi facilmente, e infatti ciò che ha aiutato Lisa è il suo ‘non mollare mai’. È una testarda che pretende molto da sé stessa. Il guaio è che lo pretende anche dagli altri e quindi deve imparare a essere più tollerante.

Sebbene il self publishing abbia molte sfaccettature, l’importante è conoscere il proprio valore e non sentirsi demoralizzati o inferiori a quelli che hanno pubblicato con una casa editrice e per fortuna molti lo capiscono: “So quanto lavoro c’è dietro i miei libri, quanto sudore, sacrificio, denaro. E non mi sento meno di altri autori che hanno pubblicato con CE, anzi, credo che, così come il mio, ci siano molti libri in self che meriterebbero di stare sugli scaffali di una libreria per quanto sono belli e curati.” Ammette Roberta. Quello che sarebbe il sogno di ogni scrittore – vedere il proprio libro in una libreria – per gli autori self rimane sfortunatamente, appunto, un sogno. Ma Camilla negli anni si è resa conto che sono pochissimi i libri che hanno questa opportunità, anche pubblicati con CE, perciò condividono tutti lo stesso destino. Come dice Aya: “Raccontiamo tutti delle storie per intrattenere, far sognare i lettori e regalare emozioni; l’unica differenza è dove possono trovare i romanzi.”
Speriamo quindi che questi autori vi abbiano reso le idee più chiare o magari fatto conoscere meglio il mondo del self publishing!
