Elpis: nel segno della speranza

Un’opera che trascende i confini del semplice romanzo, erigendosi come un vero e proprio canto epico che risuona nell’anima di chi lo legge. Con la sua struttura narrativa e un’immersione totale nel mito, Serena Palombo ha creato un’opera che celebra alla perfezione la mitologia greca, intrecciandola con elementi moderni e di straordinaria attualità. Non si tratta, infatti, solo di una storia che si limita a raccontare vicende di dèi e uomini, ma è una riflessione acuta e affascinante sul potere della Speranza e del Destino. Due forze primordiali che da sempre governano l’esistenza umana ma anche divina.

Trama

Dopo secoli di inattività, i frammenti del vaso di Pandora riacquistano il loro potere. Elpis, il bene della Speranza che è stato risposto in un nuovo contenitore, di cui nessuno conosce l’identità, è contesa tra Inferi e Olimpo. Ade vuole distruggerla e ricomporre il vaso per espandere il dominio dei mali. Zeus, al contrario, deve proteggerla e trovare i frammenti per disintegrarli. Un evento accaduto nel 1997 porta a ipotizzare che Elpis possa trovarsi in qualcuno nato in quel periodo. Solomon, il demone sicario di Ade viene spedito sulla terra e inizia a cercarla tra gli studenti diciottenni dell’Eun Gorm Institute. L’incontro con Elyon Rosenberg non era nei piani. La sua vicinanza diventa tossica per la sua natura demoniaca, a tal punto da provocargli cambiamenti fisici inspiegabili. Il filo tessuto dal destino, che li ha portati a incontrarsi, in realtà ha origini ben lontane. In un passato all’apparenza sbiadito e sconosciuto.

La nostra opinione

La tua vita vale più di ogni altra cosa.

Inutile fare giri di parole: sin dalle prime pagine, Elpis: Nel segno della speranza affascina il lettore con un universo mitologico vasto e complesso, intrecciato abilmente con il mondo contemporaneo. Ciò che Serena Palombo costruisce non è un semplice retelling dei miti greci, ma una reinterpretazione potente, in cui il lettore non assiste a una mera rievocazione di personaggi leggendari. Qui, ogni figura divina o semi-divina non viene ridotta a un’icona statica, ma è modellata da una penna che sa immergersi a fondo nelle pieghe dei miti, esplorandone i risvolti meno conosciuti. Allora, Zeus, Ade, Pandora e Elpis non sono semplici figurine mitologiche; sono personalità titaniche e umanizzate al tempo stesso, capaci di suscitare una gamma di emozioni, dalla meraviglia al timore, senza mai scadere nel banale o nel cliché.

La grande forza dell’autrice, tuttavia, risiede nella sua capacità di bilanciare due aspetti essenziali: da un lato, un profondo rispetto per la tradizione mitologica; dall’altro, una rivisitazione personale che rinnova queste figure, dando loro una dimensione più intima e complessa. È proprio questa tensione tra il divino e l’umano che, secondo noi, rende i personaggi vivi, permettendo loro di muoversi su piani narrativi che trascendono la semplice leggenda per abbracciare il dramma esistenziale. Prendiamo ad esempio Zeus e Ade. In molte storie, sono rappresentati in modo quasi caricaturale: Zeus, il sovrano onnipotente e magnanimo, e Ade, il dio oscuro e crudele degli Inferi. Qui, invece, questi archetipi vengono arricchiti e complicati. Zeus, pur mantenendo la sua maestosità divina, mostra anche le sue vulnerabilità. Non è semplicemente il salvatore del mondo, ma un dio segnato dai propri errori, che riflette sul tradimento di Prometeo e sull’ingiustizia che ha riversato sugli esseri umani. Ade, invece, non è solo un despota assetato di potere, ma un dio tormentato dalla visione di un mondo senza Speranza, un regno di tenebra che, per lui, rappresenta l’unico ordine possibile. In questa lotta titanica, la Speranza è la chiave per comprendere la visione cosmica di entrambi: per Zeus è una forza che dà significato alla vita, mentre per Ade è una minaccia all’equilibrio delle tenebre.

Un’altra componente imprescindibile del fascino del romanzo è rappresentata dalle magnifiche illustrazioni che accompagnano il testo. Non sono meri abbellimenti grafici, ma vere e proprie estensioni della narrazione, capaci di amplificare l’impatto emotivo e visivo. Realizzate con un tratto elegante e un’attenzione meticolosa ai dettagli, catturano l’essenza stessa dei personaggi e dell’ambiente in cui si muovono: ogni illustrazione è una finestra su un mondo parallelo, che riesce a conferire ai personaggi una vita propria, quasi tangibile.

Se le figure mitologiche titaniche sono il cuore pulsante della narrazione, la vera sorpresa è però rappresentata dai personaggi umani, in particolare da Elyon, la giovane protagonista. Si tratta di una figura molto affascinante, la cui crescita personale è seguita con grande cura dall’autrice. All’inizio della storia, Elyon appare come una semplice studentessa, ignara del proprio ruolo in una lotta millenaria tra forze divine, tuttavia, col progredire della narrazione, emerge la sua centralità nel conflitto tra Zeus e Ade. La sua evoluzione da giovane inconsapevole a figura chiave di un destino universale è resa in modo estremamente realistico; la scrittrice, infatti, si prende il tempo di esplorare i suoi dubbi, le sue paure e le sue scoperte, permettendo al lettore di identificarsi con il suo percorso di crescita. È proprio attraverso gli occhi di Elyon che ci avviciniamo al nucleo emotivo e simbolico della Speranza, e la sua trasformazione, da spettatrice passiva a protagonista consapevole, è una delle forze trainanti del romanzo. Non meno interessante è la figura di Solomon, un personaggio ricco di sfaccettature e carico di ambiguità morale. Non è il classico demone malvagio: la sua lealtà verso Ade e il compito di distruggere Elpis si scontrano con i sentimenti che sviluppa verso Elyon, creando un conflitto interiore che erode progressivamente la sua natura oscura. La metamorfosi che Solomon subisce, sia a livello emotivo che fisico, è rappresentata in modo straordinario. Non solo vediamo un cambiamento nel suo atteggiamento e nei suoi sentimenti, ma questo mutamento si riflette anche sul suo aspetto fisico, come in un simbolismo che traduce perfettamente il suo tormento interiore. E poi la relazione tra Solomon ed Elyon: essa non è mai scontata, né si riduce agli stereotipi del “buono” che redime il “malvagio”. No al contrario: il loro legame è intriso di complessità morale e psicologica, in un continuo gioco di luci e ombre che rende la loro dinamica affascinante e imprevedibile.

Pandora – John William Waterhouse (private collection)

Al centro di tutto c’è Elpis, l’incarnazione della Speranza. A differenza di molte altre narrazioni che tendono a rappresentare questa virtù come una forza unicamente benevola, in questo romanzo Elpis è una figura complessa e ambigua. Se da un lato rappresenta ciò che permette all’umanità di resistere ai mali scatenati dal vaso di Pandora, dall’altro è anche una forza incontrollabile, capace di risvegliare desideri pericolosi e ambizioni che possono minacciare l’equilibrio stesso dell’universo. Serena Palombo, quindi, va a scavare in profondità questa dualità, ponendo domande sul vero ruolo della Speranza nella vita umana e divina. Elpis non è solo una promessa di redenzione, ma anche una minaccia potenziale, un elemento di caos che Ade desidera eliminare a ogni costo, mentre Zeus lotta per preservarla.

La narrazione, dunque, si sviluppa su più livelli, riuscendo a unire l’epica del mito con l’introspezione dei personaggi. Ogni pagina è un susseguirsi di tensioni, tra il grande scontro cosmico e i dilemmi personali che scuotono i protagonisti. L’equilibrio tra questi due aspetti è magistrale: da un lato, Palombo ci regala epiche battaglie tra dèi e demoni, scene cariche di azione e colpi di scena; dall’altro, ci immerge nelle paure e nelle aspirazioni più intime di personaggi come Elyon e Solomon. Il risultato è un romanzo che, pur essendo radicato nei miti antichi, riesce a parlare a lettori moderni, esplorando temi universali come il destino, l’amore, il sacrificio e, naturalmente, la Speranza.

Conclusioni finali

Quindi, tiriamo le somme: Elpis: Nel segno della speranza è un’opera che conquista fin dalle prime righe grazie a una scrittura raffinata e ricca di sfumature. Serena Palombo riesce poi a tessere una trama che non solo rende omaggio alla maestosità della mitologia greca, ma la rivitalizza, adattandola con maestria a un contesto moderno e universale. Il risultato è un racconto che respira il fascino antico dei miti, ma che parla con voce nuova e vibrante, capace di risuonare con i lettori di oggi. Il romanzo è quindi una riflessione profonda e incisiva sulla Speranza, intesa non come una banale aspirazione positiva, ma come una forza primordiale, ambigua e talvolta pericolosa. I personaggi complessi e l’intreccio coinvolgente spingono il lettore a interrogarsi su questioni universali che attraversano la storia umana: il destino, il sacrificio, e la tensione tra luce e oscurità.

Consigliato a chiunque ami perdersi tra miti antichi e mondi fantastici: questo libro è destinato a lasciare un’impronta profonda nel cuore di chi lo legge, trasformando l’esperienza di lettura in un vero e proprio viaggio indimenticabile.

Valutazione: ★★★★★  (5 stelle)

A cura di: @literaly_nath (IG)

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