Il Robot Selvaggio: la recensione

Finalmente possiamo parlarvi di uno dei più attesi film d’animazione di quest’anno, che noi di Bee Chronicles News abbiamo visto in anteprima: Il Robot Selvaggio. Diretto da Chris Sanders e prodotto da Dreamworks Animation, questo film attinge al romanzo “Il robot selvatico” di Peter Brown, riadattato per lo schermo.

I tre protagonisti hanno la voce di Lupita Nyong’o (Roz), Kit Connor (Becco Lustro) e Pedro Pascal (Fink), mentre nel resto del cast troviamo Stephanie Hsu, Mark Hamill, Catherine O’Hara, Bill Nighy, Ving Rhames e Matt Berry.  Il film uscirà in tutte le sale giovedì 10 ottobre, distribuito da Universal Pictures, e in questa recensione vi parleremo di tutto ciò che abbiamo apprezzato, senza troppi spoiler!

La Trama

Il Robot Selvaggio racconta la storia di Rozzum 7134, ovvero “Roz” che, a causa di un incidente, si ritrova su un’isola e viene attivata dalla fauna locale. Programmata per servire l’uomo, cercherà di entrare in contatto con gli animali, senza però ottenere risultati. Durante uno dei mille incidenti che caratterizzano il primo periodo passato sull’isola, Roz distruggerà, involontariamente, un nido di oche, uccidendo tutta la famiglia, tranne un uovo.

Non appena l’uovo si schiude, la piccola oca, a causa dell’imprinting, inizierà a considerare il robot la sua mamma. Roz, per educarlo, si affiderà a Fink, una volpe che intende sfruttare le abilità di Rozzum per rimanere al sicuro. I due cercano di allevare il piccolo, finendo poi per dovergli insegnare a volare, in vista della migrazione d’autunno.

I temi, i personaggi e il potere della gentilezza

Sebbene dal trailer si fosse ampiamente capito di cosa trattasse il film, a fine visione dobbiamo ammettere di essere rimasti piacevolmente sorpresi ed emotivamente colpiti da ciò che ci era stato raccontato.

Come parecchi film d’animazione degli ultimi anni, Il Robot Selvaggio non è un film solo per bambini ma anche per gli adulti che hanno dimenticato cosa voglia dire vivere con e per gli altri. Se all’inizio il paragone con “La Gabbianella e il Gatto” arriva in maniera prepotente e può, in qualche modo, far pensare ad un remake un po’ più tecnologico, questo film in realtà affronta argomenti che poche volte abbiamo visto narrati con tale delicatezza.

Roz, che all’inizio sembra molto simile a Wall-e, subisce un’evoluzione incredibile all’interno del film, mostrando come anche la più fredda e servizievole tecnologia possa rimanere sorpresa da quanto complessi siano gli esseri viventi e quanto essi possano influenzare ciò che li circonda. Questo aspetto è molto interessante, considerando il fatto che tutta la prima parte del film si concentra su come l’isola abbia la meglio sul robot, arrivando persino a derubarla di alcune parti vitali. Può essere stato un modo da parte di Sanders di mostrare come, inevitabilmente, la natura selvaggia avrà sempre la meglio su ogni tecnologia umana.

Il ruolo principale di Roz è quello di portare a termine “la sua missione” nata in seguito ad un incidente che lei stessa ha creato e che l’ha portata a doversi occupare di un’ochetta di piccola taglia. Roz prende la sua missione seriamente e, insieme a Fink (altro personaggio estremamente complesso), assume il ruolo di genitore che, a volte, fatica lei stessa a capire.

Il Robot Selvaggio parla in maniera universale, con un registro che tutti possiamo capire e in cui tutti possono riconoscersi. Il rapporto tra Roz e Becco Lustro è l’emblema di quello tra genitori e figli, fatto di sacrifici, incomprensioni, e, soprattutto, amore. Quello che ci è piaciuto particolarmente, infatti, è che il film ti lascia la possibilità di percepire la situazione da entrambe le parti e di immergerti nei problemi dei vari personaggi, che non sono altro che un mezzo per rappresentare noi esseri umani.

Uno dei temi che più ci è piaciuto è proprio quello del “non riuscire a trovare il proprio posto”. Sebbene sia Roz il personaggio che ce lo presenta, non riuscendo a capire quale sia la sua funzione su quell’isola selvaggia, è Fink colui che incarna maggiormente il dolore e la sofferenza di essere soli e non sapere a chi e dove si appartenga. Grazie all’influenza di Roz e del piccolo Becco Lustro, Fink riesce a mostrare le sue fragilità, a capire come si parla a cuore aperto e a scoprire che negli altri animali si può trovare un sostegno, se si lascia cadere la maschera che si indossa tutti i giorni.

Ovviamente l’isola è un luogo utopico, uno stile di vita che a tutti piacerebbe ma che è difficile vedere realizzato, soprattutto perché è quasi impossibile appianare le divergenze che sfortunatamente ci sono nella società. Eppure, usciti dalla sala non abbiamo fatto altro che pensare: è così facile, perché non ci proviamo anche noi?

Con qualche parola gentile e la voglia di aiutare gli altri, Roz è riuscita a far andare d’accordo animali che, fino a quel momento, si cacciavano l’un l’altro e non facevano altro che comportarsi da predatore o da preda. Roz da loro una visione diversa, una nuova possibilità, che nasce dal mix delle sue conoscenze preimpostate e ciò che ha capito visitando e vivendo sull’isola.

Più di tutti, però, il cambiamento di Roz è dovuto a Becco Lustro, un personaggio che apparentemente può somigliare a tutti gli adolescenti che conosciamo, ma che mostra quanto in realtà sia difficile e, a volte, doloroso doversi guadagnare la propria libertà senza dare l’impressione di non provare amore o affetto per chi gli è intorno. Quella di Becco Lustro è una delle posizioni più pesanti e complesse, meno analizzate rispetto a quella di Roz (ovviamente la protagonista) ma comunque di grandissimo impatto.

L’utilizzo della CGI, delle colonne sonore e dei colori

Possiamo dire con certezza che questo non è il solito film d’animazione in CGI: l’usuale stile iperdefinito lascia spazio ad uno più morbido, fatto di colori caldi, vivaci, ma dai contorni sbiaditi e sfocati, quasi fosse stato pitturato a mano. La grafica è uno degli elementi che salta subito all’occhio e che cattura, proprio perché manca di quell’estrema definizione tipica dei film di questo filone. Anche qui Sanders ci ha visto lungo, optando per uno stile che evoca emozioni umane, piuttosto che rimandare costantemente all’idea di essere di fronte ad un film d’animazione.

Il lavoro fatto dietro ogni immagine è palpabile e non fa che aumentare la meraviglia che la stessa Roz prova di fronte alla natura. Infatti, uno degli escamotage usati per farci entrare subito in contatto con il robot è quello di scoprire l’ambiente insieme a lei, nel bene e nel male. Sanders è riuscito a sfruttare pienamente la potenza della CGI, ricorrendo anche a sequenze complesse, senza rinunciare alla libertà di movimento nell’ambiente, e, allo stesso tempo, ogni frame è permeato da un’umanità che è mancata negli ultimi anni.

Oltretutto, ulteriore elemento che ha portato il pubblico a empatizzare con i personaggi risiede nelle colonne sonore, che sono state scelte con cognizione di causa e che risultano perfette per la storia raccontata. Da non dimenticare la sequenza in cui Roz e Fink tentano di insegnare a Becco Lustro a volare, che è una delle più emozionanti del film.

Come si può evincere dalle immagini, i colori svolgono una parte importantissima nella narrazione e nel trasmettere le emozioni provate dai protagonisti. Sanders ha voluto dare tanto spazio a colori caldi, che sono presenti sempre nei momenti in cui Roz prova un sentimento positivo o qualcosa di forte. Oltretutto, l’autunno è il tema centrale della trama, perché è il punto di svolta della vita di Becco Lustro. Questo, ovviamente, porta a tantissime scene con dei colori che coprono tutte le tonalità della stagione, rendendolo un film perfetto per questo periodo.

Una metafora sociale per la diversità

Un tema che andrebbe analizzato a parte e che accomuna Roz e Becco Lustro è proprio quello della diversità. Sanders prende un tema di attualità e lo trasla nel mondo animale, rendendo i due protagonisti coloro da cui tutti si tengono alla larga, “perché sono diversi”. Se da una parte questa può essere concepita come la crudele “legge naturale”, dall’altra il film mostra quanto in realtà essere diversi non sia un motivo valido per essere tagliati fuori dalla società.

Roz è un robot, un essere tecnologico che non sa nulla del mondo naturale e dei suoi abitanti, fatto per servire l’uomo che sull’isola non ci ha mani nemmeno messo piede. Tutti la conoscono ma nessuno le vuole stare troppo vicino, nemmeno chi è stato abbastanza gentile con lei all’inizio. Fink è la prima persona, a parte Becco Lustro, a diventare sua amica, nonostante il loro rapporto nasca solo ed esclusivamente dall’opportunismo.

Viene considerata un mostro, anzi il mostro, che potrebbe far del male a chiunque, quando in realtà lo scopo di Roz è di essere gentile. È proprio attraverso la sua gentilezza e il suo desiderio di voler proteggere gli esseri viventi, che si guadagna il rispetto e l’affetto di tutti gli animali presenti sull’isola, arrivando a creare un equilibrio che mai prima di quel momento c’era stato.

Becco Lustro, invece, è un’oca troppo piccola, troppo debole per poter sopravvivere e con ali troppo corte per poter volare. Anche lui viene allontanato dai suoi simili e messo da parte. È lo stesso Collo Lungo ad ammettere che, se non lo avesse allevato Roz, probabilmente la piccola oca sarebbe stata abbandonata. Anche qui la legge della natura torna a fare da padrona, ma Sanders ci mostra, ancora, che se si vuole qualcosa si può ottenere.

Becco Lustro si impegna, cade e si rialza, sempre accompagnato da Roz e Fink, insieme a qualche aiuto esterno. La scena dei tentativi di volo è, come abbiamo detto, una delle più belle, non solo per i colori, le musiche e la grafica, ma perché Becco Lustro dimostra a tutti di potercela fare, nonostante la natura dica il contrario.

Il Robot Selvaggio è un film d’animazione che ci ha conquistati e che, speriamo, possa conquistare anche voi. È una fiaba di altri tempi, con colori che sembravano dimenticati e che è stato un piacere rivedere sullo schermo, insieme a dei temi importanti trattati con così tanta delicatezza da scaldare il cuore, anche durante le prime temperature rigide d’autunno.

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