Matthew Modine affronta temi profondi al LFF

Matthew Modine, ha incantato il pubblico durante la conferenza stampa al Lucca Film Festival, dove è stato premiato e ha presentato in anteprima italiana The Martini Shot di Stephen Wallis. Il film, è un dramma esistenziale che racconta la storia di Steve, un regista malato terminale che decide di girare il suo ultimo lungometraggio prima della sua scomparsa, ambientato nell’Irlanda rurale. Nonostante le sfide legate al tempo limitato di solo quattordici giorni di riprese, la bellezza selvaggia dell’Irlanda ha offerto uno scenario perfetto per la storia.

Modine ha successivamente raccontato come sua moglie, con cui è sposato da 45 anni, sia stata determinante nella sua decisione di accettare il ruolo.

Conferenza stampa

Modine ha raccontato come sua moglie, con cui è sposato da 45 anni, sia stata determinante nella sua decisione di accettare il ruolo.
“È stata lei a leggere il copione per prima e a dirmi che dovevo farlo – ha esordito Matthew Modine – Il film affronta temi profondi, in particolare la morte e l’importanza di accettarla come parte inevitabile della vita. Ma quello che mi stupisce è l’ipocrisia dell’America, che punta il dito contro paesi che possiedono la bomba atomica, quando sono proprio gli Stati Uniti i primi ad averla usata, ad Hiroshima e Nagasaki. La logica del ‘io ho ragione, tu hai torto’ non ci porta lontano. È necessario uscire da questa modalità, pensare che ci può essere diversità di pensiero, e che non necessariamente ogni divergenza debba avere uno sbocco nella violenza.  

Conferenza stampa

Numerose sono state anche le domande riguardanti i film della sua carriera, specialmente quelli che trattano il tema della guerra, come il celebre Full Metal Jacket. Modine ha citato il libro di James Hillman Un terribile amore per la guerra, spiegando come l’autore, dopo una lunga ricerca per individuare un momento nella storia dell’umanità senza conflitti, ha concluso che in realtà, l’essere umano ha una sorta di attrazione verso la guerra.
“Stanley Kubrick – ha continuato – ha racchiuso questo concetto nella sua iconica scena di 2001 Odissea nello spazio, quando una scimmia usa un osso per uccidere un suo simile, e poi lo getta in aria, trasformandolo in un’astronave e il messaggio è che, se vogliamo risolvere il problema della guerra oggi, dobbiamo risolvere anche quello di 50.000 anni fa. Non ci siamo evoluti davvero da quel punto di vista.”

Durante la conferenza stampa ha parlato del libro di Carl Sagan, intitolato A Speck of Dust (Un granello di polvere). “Quando il Voyager è stato lanciato per esplorare i pianeti del Sistema Solare – ha aggiunto – Sagan chiese alla NASA di far girare il satellite per fotografare la Terra mentre si allontanava. Quello che si vedeva era solo un piccolo punto blu, un granello di polvere nello spazio. Sagan ha detto che tutto ciò che conosciamo ogni eroe, conquistatore, imperatore, artista, amante, insegnante, vive su quel piccolo punto blu.”

Dopo la conferenza, Matthew Modine ha tenuto una masterclass, durante la quale ha condiviso aneddoti sulla sua carriera e riflessioni sul mestiere di attore. Successivamente, ha visitato il Museo di Puccini, immergendosi nella cultura italiana e venendo calorosamente accolto dai fan.

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