La serie Awarè, edita da Star Comics, segna un punto di svolta nel panorama fumettistico italiano, grazie alla sua combinazione di narrazione visiva innovativa e temi profondi. Pubblicato il 1° ottobre 2024, questo webcomic, trasformato in un volume di 176 pagine a colori, si presenta con un formato 15×21 cm, sovraccoperta e grafica curata nei minimi dettagli. Ma non è solo l’estetica ad affascinare: Awarè esplora il tema dell’incomunicabilità con una dolcezza e una profondità raramente viste nel mondo dei fumetti, creando una sinergia unica tra forma e contenuto.

Un’atmosfera che richiama lo Studio Ghibli
Fin dalle prime pagine, l’atmosfera di Awarè richiama immediatamente il mondo magico e malinconico dei film dello Studio Ghibli, come “La Città Incantata” o “Il Castello Errante di Howl”. Mokmok, la cittadina in cui si svolge la storia, è un mondo dove il fantastico e il quotidiano si fondono. Le creature zoomorfe che popolano questo universo – con tratti fisici di animali – e la decisione collettiva di abbandonare la parola parlata, danno alla serie un’aura surreale e poetica. Come in molti lavori di Hayao Miyazaki, la magia e la stranezza non sono mai fini a sé stesse, ma veicolano riflessioni profonde sulla società, la comunicazione e la solitudine.
La potenza del silenzio
Il concept che rende Awarè unico è l’assenza quasi totale di bocche tra i personaggi, un’assenza simbolica legata a un passato dove la parola crea solo problemi. Il silenzio non è solo un tema narrativo, ma diventa anche uno strumento visivo e stilistico che enfatizza la potenza delle immagini. Qui emerge la maestria grafica: i volti espressivi, le posture, e gli occhi dei personaggi diventano il vero linguaggio di questa storia. Come nei migliori lavori di Shaun Tan (autore di “L’approdo”), la comunicazione non verbale diventa protagonista assoluta, spingendo il lettore a cogliere ogni sfumatura del disegno.
Questa scelta, apparentemente bizzarra, si radica in un passato di traumi collettivi: la comunicazione verbale, in passato, è stata lo strumento di oppressioni e discriminazioni, culminate in un evento noto come “quella notte”. Da allora, il silenzio è diventato una forma di difesa e riflessione.

Grafica e colori: Una sinfonia di tinte pastello
A livello visivo, Awarè incanta con un utilizzo magistrale dei colori, che oscillano tra tonalità pastello e sfumature più cupe, a seconda del tono emotivo delle scene. Ogni pagina è curata nei minimi dettagli.L’aspetto grafico di Awarè è uno dei suoi punti di forza. Il tratto è morbido e fluido, capace di esprimere le emozioni dei personaggi attraverso piccoli dettagli come gli sguardi e i gesti. I colori utilizzati sono delicati e ben bilanciati, con una predominanza di tonalità pastello che contribuiscono a creare un’atmosfera dolce e malinconica.
Le ambientazioni, sia urbane che naturali, sono rese con semplicità, ma riescono a evocare una sensazione di spazio e silenzio che riflette perfettamente i temi centrali del fumetto. L’uso delle luci e delle ombre è sottile e contribuisce a dare profondità emotiva alle scene più significative, rendendo l’esperienza di lettura immersiva senza mai essere invasiva.
Un protagonista che usa la voce come strumento di ribellione
Il personaggio di Awarè, con la sua coda da panda rosso e la passione per la musica, si distingue non solo per il suo aspetto peculiare, ma anche per il fatto di essere uno dei pochi abitanti di Mokmok con una bocca. Questo lo rende un outsider, un simbolo di ribellione silenziosa in un mondo dove la parola è stata rinnegata per paura. La sua voce diventa un’arma, non di violenza, ma di guarigione, mentre cerca di ricostruire il rapporto tra le sue due amiche, Rebi e Moroi.
Nonostante i temi profondi e talvolta oscuri, Awarè è anche una storia di ricostruzione e speranza. Il viaggio del protagonista non è solo quello di un ragazzo che vuole aiutare le sue amiche, ma di qualcuno che cerca di rompere il ciclo del silenzio. La serie esplora con delicatezza le dinamiche del perdono, della comprensione e dell’importanza dei legami umani.
Il Bullismo e la Complessità delle Relazioni Umane
Uno dei temi più intensi della serie è la rappresentazione del bullismo e delle sue conseguenze. La frattura tra Rebi e Moroi non è solo frutto di incomprensioni, ma di veri e propri traumi legati a episodi di bullismo che hanno marcato le loro vite. Questa tematica viene affrontata con grande sensibilità, evitando il moralismo e scegliendo di esplorare i danni psicologici profondi che il silenzio, sia imposto che autoimposto, può creare.
Le due ragazze, Rebi e Moroi, un tempo molto legate, si sono separate a causa di episodi di violenza e bullismo che hanno segnato profondamente le loro vite. Moroi, figlia del sindaco e dall’indole introversa, e Rebi, una fiorista dal carattere apparentemente solare, rappresentano due facce della stessa medaglia: vittime di un sistema che ha preferito il silenzio alle parole.
Conclusione: Un capolavoro di nuova generazione
Awarè non è solo una storia sul silenzio e sull’incomunicabilità, ma una riflessione sulla potenza della diversità, della ribellione gentile e della ricerca del contatto umano. Graficamente impeccabile, con una narrazione che colpisce al cuore e un utilizzo dei colori che amplifica ogni emozione, questo fumetto rappresenta una pietra miliare per il panorama italiano dei webcomic. Gli amanti delle storie toccanti e visivamente raffinate troveranno in Awarè un’opera che parla direttamente all’anima, senza bisogno di troppe parole.
A cura di: Ale_opinionerd
