The Return: conferenza stampa

Alla 65esima edizione del Thessaloniki International Film Festival, si è tenuta una conferenza stampa davvero speciale che ha visto Juliette Binoche, Ralph Fiennes e il regista Uberto Pasolini emozionarsi nel presentare il loro nuovo film, The Return: la pellicola, un adattamento più intimo dell’Odissea, promette di portare sul grande schermo una rilettura profondamente moderna dell’epopea omerica, in cui si mescolano temi estremamente attuali quali la pazienza, l’attesa e il ritorno.

Come detto in apertura, il film segna una nuova collaborazione tra Binoche e Fiennes, un duo scoppiettante che aveva condiviso il set ne Il paziente inglese, pellicola che li consacrò come una coppia artistica dall’alchimia rarissima. In The Return, vediamo che questa volta Fiennes interpreta Odisseo, il famoso eroe greco adesso di ritorno nella sua isola natale, Itaca, dopo vent’anni di assenza; Binoche, invece, veste i panni di Penelope, la moglie fedele che ha trascorso anni ad attendere il marito e a difendere il proprio mondo (sia interiore che familiare). E ancora una volta, il loro ritorno sullo schermo è stato accolto calorosamente, con la stampa che ha percepito pienamente quella speciale connessione che intercorre tra questi due straordinari attori, evidente sia nell’interpretazione che nelle parole espresse durante la conferenza. In particolar modo, Juliette Binoche, visibilmente commossa, ha sottolineato come questa collaborazione con Fiennes sembri quasi un “incontro destinato”, andando nel dettaglio: “Condividere The Return con Ralph è stato molto speciale perché ci conosciamo ormai da molti anni e probabilmente stiamo arrivando ad un’età in cui vedi che potrebbe essere il nostro ultimo film”, ha commentato l’attrice, lasciando trasparire l’evidente legame profondo ed umano che in questi anni ha costruito con Fiennes. Quest’ultimo, d’altro canto, ha voluto esprimere il suo apprezzamento per Binoche, elogiando la sua straordinaria generosità artistica: “Siamo rimasti dei buoni amici nel corso degli anni e abbiamo pensato che questa fosse la cosa giusta. Come ha detto Juliette: era destino. Sembrava così giusto che ci saremmo riuniti in questa storia di un uomo ed una donna che tornano insieme dopo tanti anni.

E come si confà ad ogni conferenza, la parte più “interessante” è stato il momento delle domande da parte della stampa, dove qui, in particolar modo, una giornalista ha domandato a Binoche l’approccio che lei ha utilizzato nei confronti del personaggio di Penelope, aprendo una riflessione sull’importanza del ruolo femminile nella narrazione classica: per l’attrice, infatti, la sua protagonista non è semplicemente la moglie paziente che attende il ritorno del marito, ma una figura di forza e resilienza, stoica come un albero che non si spezza mai, capace di affrontare le sue battaglie interiori come un’amazzone: “Non è la moglie sottomessa: la pazienza che quella donna ha dovuto necessariamente avere perché lui tornasse è immensa e, se possiamo fare un confronto con ciò che sta accadendo nel mondo odierno, il lato femminile di noi stessi deve desiderare che questo bisogno di conquistare si trasformi,” ha spiegato Binoche, facendo chiaramente capire che il suo personaggio è un simbolo di quella forza femminile che riesce a mantenersi integra nonostante le difficoltà nella vita, una figura che oggi rappresenta un esempio universale di resilienza femminile.

Ralph Finnies & Juliette Binoche in una scena del film

Per quanto riguarda il regista, Pasolini, noto per film intimamente poetici come Still Life, la sfida più ardua è stata quella di tradurre il mondo dell’Odissea in una storia che possa toccare le corde più profonde del pubblico contemporaneo. Il regista ha infatti dedicato oltre trent’anni a maturare questo progetto, rielaborando il mito classico con l’intento di offrire una riflessione sulla complessità umana e sui sentimenti che, in ogni epoca, restano l’unica cosa immutabile. E nel corso della conferenza, Pasolini ha raccontato di quanto sia stato straordinario lavorare con Binoche e Fiennes, capaci di arricchire i loro personaggi di sfumature sottili ma rimanendo umanamente sfaccettati. “Ti danno qualcosa di più complesso di quanto avresti mai potuto sognare”, ha detto il regista. “Quando realizzi un film, vivi per questi momenti. Ti ricorda ciò che ha detto Bergman: che la cosa più bella da guardare è il viso. E quando questi due volti comunicano come fanno in questo film, è una benedizione”.

Quindi, da questo incontro, capiamo che The Return non è solo un retelling di una storia che ha cavalcato i secoli, ma una profonda riflessione sul significato del viaggio interiore, del tempo che muta inesorabilmente e dell’attesa che cambia le persone. La reunion tra Binoche e Fiennes è allora l’apoteosi di una ricerca artistica matura e consapevole, che offre al pubblico l’incredibile opportunità di riscoprire un classico antico attraverso uno sguardo contemporaneo e fresco, dove l’opera di Pasolini si propone di esplorare i sentimenti senza tempo che si nascondono tra le pieghe del mito omerico.

Articolo a cura di: Nathan J. Walker alias Segato Gabriele

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