Alla 65esima edizione dell’International Thessaloniki Film Festival, si è tenuta la conferenza stampa con un ospite d’eccezione: Matt Dillon, celebrato con il prezioso premio Golden Alexander, riconoscimento alla sua versatilità e alla sua dedizione al cinema, dimostrate più volte attraverso un vastissimo ventaglio di interpretazioni che hanno spaziato dai ruoli drammatici alla regia. Il suo percorso, infatti, è stato una vera e propria metamorfosi, che lo ha condotto ad esplorare personaggi molto intensi e progetti dalla complessità non indifferente, ma che alla fine lo hanno consacrato come un’icona di autenticità e di coraggio.

In particolar modo, Dillon ha espresso un profondo rispetto, quasi reverenziale, per Marlon Brando, a cui ha reso omaggio nel film Being Maria, dove si è calato nel ruolo dell’attore. Secondo quanto detto l’interpretazione di Marlon Brando ha avuto un impatto indelebile su di lui fin dai primi anni, non solo per l’intensità emotiva che trasmetteva ma anche per il modo in cui Brando ha rivoluzionato la mascolinità sullo schermo. “Marlon Brando è incredibilmente influente e ha cambiato il corso del cinema molte volte nella sua carriera. Ho amato la sceneggiatura, dove la rappresentazione era giusta e onesta, anche se in seguito me ne sono un po’ pentito perché è stato un compito molto difficile, dato che Marlon Brando è stata una delle persone più interessanti del XX secolo. Ma mi è piaciuta questa sfida.” Dunque, come possiamo intuire dalle sue parole, prepararsi per interpretare un personaggio del calibro leggendario di Marlon Brando, Matt Dillon ha dovuto intraprendere un processo profondo e catartico, durante il quale ha cercato non solo di imitare le gesta del celebre attore, ma di comprenderne appieno le complessità interiori e di rendere omaggio alla sua umanità. “Mi piace correre rischi nella mia carriera, e questo è stato uno dei più grandi che abbia mai corso”.

Matt Dillon in una scena del film “Nimic”
Dillon ha poi anche condiviso alcuni dettagli molto interessanti sul suo coinvolgimento nel cortometraggio Nimic, diretto dal visionario regista greco Yorgos Lanthimos. “Adoro il suo lavoro: è un regista straordinario, una delle poche voci davvero speciali al mondo ed è una grande opportunità per un attore lavorare con lui”, ha dichiarato, descrivendo l’esperienza come un’opportunità rara ed unica per uscire dalla propria zona di comfort, andando a cimentarsi in una recitazione che richiede delle interpretazioni sottili e sfumate. In aggiunta, da vero gentiluomo, Dillon non si è sottratto alla domanda da parte di una giornalista in merito alle proprie posizioni politiche americane, rivelando il suo voto con fierezza e determinazione. “Certo, ho votato! Senza addentrarmi in una lunga discussione, vi dirò solo che ho votato per Kamala Harris: questa è una mia scelta e mi sento a mio agio con essa: lei è la candidata migliore”. Ovviamente, poiché non era quella la sede adatta per discutere di boriose questioni politiche, Dillon è riuscito a virare il suo discorso sulle proprie esperienze artistiche, sottolineando quanto sia fondamentale per lui – sia come attore che come essere umano – la libertà espressiva e l’autenticità in un’industria spesso governata da logiche puramente commerciali.
Quindi, Matt Dillon ha dimostrato un pensiero che si è consolidato già da tempo: non è solo un attore talentuoso e rispettato dal mondo cinematografico, ma è una figura in continua evoluzione. Ed in questo contesto, il Thessaloniki Film Festival ha scelto di celebrarlo non solo per il suo talento innegabile, ma per la sua continua ricerca per un cinema che possa esplorare ed ispirare, in un’epoca in cui l’autenticità è la nuova colonna portante della nostra società. Matt Dillon, quindi, si conferma un vero ambasciatore dell’arte di saper far cinema rimanendo pur sempre umano.
Scritto da: Segato Gabriele
