Reckless. Tradimento e Rivolta: la recensione

Dal 29 ottobre è disponibile Reckless il nuovo capitolo della saga di Lauren Roberts, che ha esordito con il primo volume della saga, Powerless. Il romance-fantasy, edito Newton Compton, è sempre ambientato nel regno immaginario di Ilya, dove chi non ha abilità speciali è destinato a lottare per la propria vita.

La trama

Dopo essere sopravvissuta al Torneo di Epurazione, Paedyn Gray è diventata la più ricercata di tutto il regno di Ilya, colpevole di aver assassinato il re e cospirato con la Resistenza. Per sopravvivere, deve riuscire a sfuggire all’esecutore del re, ovvero Kai, il principe di cui è innamorata. Quest’ultimo ha giurato fedeltà a suo fratello Kitt ed è determinato a darle la caccia.  

Inizia così la fuga di Paedyn e il suo inseguimento da parte di Kai, che la cerca prima nel Rovente e poi nella cittadina di Dor. I due si rincorrono come il gatto e il topo, ma alla fine devono fare i conti con il loro passato, il sangue che hanno versato e i sentimenti che provano l’uno per l’altro.

Lo stile, l’intreccio e le ambientazioni

Abbiamo parlato del primo volume della saga qui, però è bene ricordare alcuni punti salienti già affrontati nell’articolo su Powerless. Come precedentemente detto, infatti, la saga di Lauren Roberts è un po’ un mix di tanti fantasy famosi che conosciamo tutti bene. Le dinamiche non sono nuove, così come non lo è il background dei protagonisti.

Reckless racconta ciò che avviene immediatamente dopo la fine del Torneo di Epurazione e l’assassinio del re per mano di Paedyn Gray. Se inizialmente ritroviamo una Paedyn simile a quella che abbiamo conosciuto all’inizio di Powerless, il suo personaggio comincia ad accusare non solo le ferite riportate durante lo scontro ma anche il trauma di aver perso la sua migliore amica e di aver ucciso una persona.

I primi capitoli sono coinvolgenti in quanto Paedyn deve scappare da Kai, che è sulle sue tracce. Per farlo si nasconde nei bassifondi, che lei conosce come le sue tasche. Questa prima parte l’abbiamo molto apprezzata perché si ritorna in un contesto interessante come quello della casa d’infanzia di Paedyn. Successivamente inizia la sua fuga verso Dor, che apre una lunghissima parentesi lontano dal regno di Ilya.

Da qui in poi le azioni che si susseguono sono, più o meno, sempre le stesse: Paedyn scappa da Kai, lui la trova (o meglio, trova i cadaveri che lascia) e la fa prigioniera. Segue poi la stessa sequenza ma a parti invertite: Paedyn riceve aiuto dai suoi alleati e Kai diventa suo prigioniero.

Da questo punto di vista, la storia è abbastanza lineare, senza troppi colpi di scena o momenti inaspettati. Si svolge tutto in maniera molto semplice e questo rende la lettura scorrevole e veloce, tanto da riuscire a finire il libro in un paio di giorni. Non ci sono grandi nomi da ricordare come nel primo volume, ma solo personaggi che, chi più e chi meno, gravitano attorno ai due protagonisti che scappano e si rincorrono.

Kai e Paedyn sono la forza, il focus di tutta la trama. La Roberts sembra aver deciso di lasciare ampio spazio a loro e di toglierlo al contesto, che diventa confuso e della stessa sfumatura aranciata del deserto. Se nel volume precedente Ilya e la residenza dei reali, così come i bassifondi, avevano un ruolo fondamentale all’interno della trama, in questo secondo capitolo Dor appare come uno spettatore silenzioso, al livello dei suoi abitanti che sì, interagiscono con i personaggi, ma non lasciano mai veramente il segno.

Kai è un personaggio che per la prima metà del libro (forse anche qualcosa di più) rimane uguale a come lo abbiamo lasciato in Powerless. La sua cieca fedeltà e sottomissione verso il padre continua a essere la sua pecca maggiore, portandolo ad agire senza pensare a cosa potrebbe accadere dopo.

La psicologia di Kai è molto complessa, bisogna rendergliene atto. È uno di quei personaggi che cerca di limitare il pensiero all’azione di quell’istante, di circoscriverla a quell’esatto momento perché sa che le conseguenze che seguiranno saranno solo una sofferenza estrema per lui. Inutile dire che, quando Kai arriva a parlare a cuore aperto noi tutti sappiamo già quali siano i suoi sentimenti. La Roberts lo scrive fra le righe senza mai dirlo davvero, facendo capire a noi cosa si cela dentro il suo personaggio e tenendo lui all’oscuro di tutto, completamente confuso e in balia dei suoi traumi.

Paedyn, invece, è tutta un’altra storia. Se, come abbiamo detto prima, all’inizio sembra aver ritrovato la ragazza combattiva di Powerless, non appena la sua fuga comincia ci rendiamo conto di quanto sia dilaniata, rotta e spezzata, tanto da rendere le sue scelte più ingenue e meno ponderate del libro precedente. Ci sono dei punti, infatti, in cui le azioni di Paedyn risultano essere il risultato di una mancata attenzione alle conseguenze, elemento che non era presente in Powerless.

In Reckless Paedyn diventa l’ombra di se stessa, cercando di superare un lutto e un trauma che, in realtà, non supererà mai. È cambiata, si è trasformata in un’altra persona e non potrà mai tornare a chi era prima del Torneo dell’Epurazione.

Un elemento da apprezzare è quanto non sia cambiato, invece, il modo di interagire dei due personaggi. Il punto forte della scrittura non è solo la scorrevolezza, ma anche i dialoghi fra i due protagonisti, che rendono tutto molto più interessante, a volte giocoso (anche se non dovrebbe esserlo) e frustrante al punto giusto. Ciò non deve portare a pensare che ci sia una qualche tipo di superficialità nelle loro parole, ma che i due sono diventati talmente intimi da aver instaurato un rapporto che nasce solo ed esclusivamente dopo anni di conoscenza.

Qualche parola va spesa anche per Kitt, di cui abbiamo un punto di vista molto lento ma che ci fa capire cosa stia succedendo a Ilya nel mentre. Il nuovo re appare in difficoltà, sofferente per la perdita del padre e risentito del tradimento di Paedyn. Non si hanno molti scorci di lui e, quando lo vediamo, appare sempre perso e facilmente manipolabile, così come accade verso la fine del libro.

Non vogliamo spoilerarvi nulla, ma vi basta sapere che Kitt prenderà una decisione inaspettata che apre le porte a un terzo volume che dovrà risolvere tante, tantissime problematiche.

Un viaggio di accettazione prima del gran finale

Reckless è un secondo capitolo che non può essere definito “di passaggio”. Sebbene dal punto di vista politico non succeda nulla, è vero che questo libro serve più ai personaggi che ai fini della trama in sé. In Reckless i protagonisti attraversano un percorso catartico, che li porta non solo al perdono ma anche all’accettazione di loro stessi.

Kai e Paedyn avevano bisogno di questo momento lontano da Ilya, di rifugiarsi in un luogo in cui nessuno li conosceva, per capire chi erano davvero e tirare le fila del loro passato. Accettare chi si è stati e perdonarsi è l’elemento chiave di questa parte della storia e loro due diventano l’uno la roccia dell’altro, riuscendo a spalleggiarsi nei momenti peggiori, senza perdere il sarcasmo che li contraddistingue.

Reckless è un secondo volume onesto, in un contesto che richiedeva necessariamente un momento di stallo. La scrittura risulta sempre gradevole, e i dialoghi dei protagonisti sono ciò che rende vero il loro rapporto. Non possiamo che aspettare la conclusione con il terzo volume!

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