A murder at the end of the world

A Murder at the End of the World è una miniserie thriller fantascientifica visibile su Disney+ che porta una critica dura e senza filtri alla civiltà dei giorni nostri. Al centro della narrazione troviamo Darby (interpretata da una strepitosa Emma Corrin), una giovane scrittrice e, soprattutto, un’investigatrice “dilettante”. È fatto ben noto che su Reddit sono presenti gruppi dediti alla risoluzione di cold case e misteriose sparizioni e, gli utenti che ne fanno parte, sono una vera e propria comunità: analizzano indizi, raccolgono informazioni e tentano di trovare nuove direzioni che portino alla risoluzione dei casi. Attraverso Darby, la serie esplora così questo mondo di investigatori amatoriali, e si sviluppa su due piani temporali distinti, passato e presente, che si intrecciano e si scontrano.

Bill Farrah, il ponte

La narrazione si snoda tra due momenti chiave della vita di Darby. Da un lato, vediamo il caso risolto anni prima, grazie anche all’aiuto di Bill Farrah, un membro del gruppo di Reddit con cui ha condiviso un legame profondo, costruito abilmente su piccole trasgressioni. I ricordi fanno emergere il dolore e la bellezza di un rapporto autentico, Darby non è mai riuscita a scordare Bill nonostante la loro brusca separazione. Dall’altro lato, nel presente, assistiamo al loro incontro dopo anni, durante un ritiro esclusivo. Inaspettatamente, Darby si ritrova faccia a faccia con Bill, ora noto come FANGS, un’artivista che ha raggiunto la fama per le sue opere controverse e scioccanti. Questo incontro riapre vecchie ferite, fa anche desiderare allo spettatore una riappacificazione che purtroppo non avrà mai modo di avverrarsi del tutto.

Un hotel o qualcosa di più?

L’hotel in cui si svolge il ritiro è una costruzione tecnologicamente avanzata. Un vero rifugio immerso nella natura selvaggia. I suoi meccanismi di sicurezza includono: riconoscimenti facciali, aperture di porte tramite anelli crittografati e un’intelligenza artificiale d’aspetto maschile chiamato Rey, pronto a soddisfare ogni richiesta. In questo scenario idilliaco ma inquietante, Darby dovrà tenere a testa alle menti più promettenti e acute del panorama mondiale, oltre al potere dei soldi del proprietario, Andy Ronson (interpretato da Clive Owen), per scoprire il responsabile dell’omicidio di Bill.

Quello che nessuno degli ospiti può immaginare, è che per Andy quello è molto più di un semplice hotel all’avanguardia per clienti tremendamente ricchi, ma un bunker che si estende sottoterra per piani e piani. Come un vero survivalista, Andy ha creato una specie di città verticale dove lui e pochi eletti potranno sopravvivere al tracollo climatico che ritiene imminente.

Un intreccio magistrale

In pochi episodi, A Murder at the End of the World si addentra in generi diversi: romance, giallo, thriller e fantascienza. Il racconto non si limita a toccare, ma tratta temi profondi senza perdere il filo della storia narrata, mantenendo la suspense fino all’ultimo. La serie offre una dura critica all’impatto dell’uomo sulla natura, affronta il tema del cambiamento climatico e mette in discussione il ruolo dell’intelligenza artificiale, priva dell’empatia che caratterizza le scelte umane, in un mondo sempre più disumanizzato e affidato alla tecnologia.

Oltre a esplorare il rapporto tra uomo e tecnologia, la serie offre uno sguardo crudo sulla condizione femminile; condanna ferocemente i femminicidi e le numerose sparizioni di donne e ragazze che spesso rimangono nell’ombra, fascicoli dimenticati in qualche archivio polveroso.

Le indagini di Darby portano alla luce queste realtà, offrendo uno spaccato brutale della società attuale, caratterizzata dallo sfruttamento e da una corsa inarrestabile verso il precipizio.

La macchina o la mente?

A differenza di molte narrazioni che puntano sulla pericolosità intrinseca delle macchine, questa serie offre una prospettiva diversa: non è tanto la tecnologia in sé a essere pericolosa, ma piuttosto la mente umana che le dà forma.

Zoomer, questo è Rey. Questo è ciò che è in realtà. Ciò che internet è in realtà. Sono delle macchine che soffiano nel buio.

La miniserie suggerisce che sono i creatori delle tecnologie, con le loro menti, a corrompere i concetti di bene e protezione, distorcendoli in qualcosa di sinistro e pericoloso. Andy il creatore di Rey e dell’hotel, plasma tutto quello che passa sotto il suo controllo, tanto da avere un attaccamento viscerale al figlio. Il rapporto alterato con il piccolo Zoomer e come Andy parla della sua esistenza, mostrano allo spettatore da che genere di mente ha imparato Rey, qual è il suo modello di virtù. Come dice Andy nel quinto episodio riferito a sua moglie e al figlio:

Lei vuole leggerli Re Artù, io voglio che lui sia Re Artù

Una frase che sottolinea il potere che Andy vuole esercitare su quelli più vicini a lui. Il figlio deve essere solo un’estensione di quello che lui è, nella ricerca di un continuum, di avere qualcuno che porti avanti la sua essenza. E questo Andy lo fa con Zoomer così come ha fatto con Rey.

Capolavoro?

A Murder at the End of the World è molto più di una semplice serie investigativa; è un viaggio nei lati oscuri dell’umanità e una critica acuta alla società contemporanea. Con una scrittura avvincente e personaggi complessi, la miniserie riesce a bilanciare mistero, tensione e riflessione, lasciando nascere nella mente dello spettatore domande inquietanti: cosa siamo diventati? É davvero progresso questo?

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