Ora in tutti i cinema, Buffalo Kids è il nuovo film d’animazione di questi giorni, diretto da Juan Jesús García Galocha e Pedro Solís García e prodotto da Core Animatione e 4Cats Pictures. Con una produzione totalmente spagnola, il film occupa un mercato che parla prevalentemente ai bambini, ben lontano dal fenomeno de “Il Robot Selvaggio” ma che comunque lascia un segno non indifferente per i temi trattati.
La trama
Siamo alla fine dell’Ottocento a New York, quando dall’Irlanda sbarcano due bambini, Tom e Mary. Orfani, sono stati mandati lì per vivere con il loro unico parente rimasto, ovvero uno zio che abita in California. Sfortuna vuole che, nonostante i due abbiano aspettato fino a tardi, lo zio non si è presentato. L’unica cosa che rimane da fare è mettersi in marcia verso la California, dove tenteranno di trovare lo zio paterno. A quel punto Tom e Mary salgono a bordo di un treno diretto a Ovest e lì conoscono Nick, un bambino paraplegico che fa parte di un gruppo di orfani in attesa di adozione.
Mary instaura subito un rapporto di amicizia con Nick e la stessa cosa succede a Tom. Durante una sosta, i tre si allontanano dal convoglio e perdono la partenza del treno. A quel punto cominciano una serie di avventure che porteranno i tre bambini non solo a creare fra loro un legame ancora più profondo ma anche a dimostrare che tutti possono essere eroi.
I personaggi e le ambientazioni
Buffalo Kids è un film carico di tenerezza. Sebbene sia indirizzato a un pubblico prettamente bambino, in realtà ci sono svariate riflessioni che possono commuovere anche i più grandi. L’idea di fondo si basa sul far rivivere l’epoca pionieristica, ma senza la brutalità dell’epoca: da questo punto di vista Buffalo Kids è un film buono, che tenta di aggiustare un passato con una dolcezza che sappiamo essere utopica per il tipo di mondo in cui viviamo.
I colori e la scenografia sono quelli tipici del Far West, mentre l’animazione è debitrice dello stile Pixar, che è un problema abbastanza generale negli ultimi anni. Il ritmo è veloce e non ci sono mai momenti di stallo: un elemento perfetto per non annoiare il pubblico più piccolo. Il punto focale è l’avventura a cui partecipano tutti e tre (anzi quattro, contando Sparky) protagonisti, senza lasciare indietro nessuno.
I personaggi di Tom e Mary rappresentano molto i pionieri dell’epoca, irlandesi alla ricerca di fortuna, che però si imbarcano in questa avventura per un motivo ancora più importante: la ricerca di una famiglia. Questo è il primo elemento che accomuna i due fratelli a Nick, il bambino rifiutato dalla sua famiglia adottiva perché bloccato su una sedia a rotelle.

Il loro rapporto cresce e si approfondisce durante il film, creando un legame puro che può nascere solo fra bambini, totalmente privo di pregiudizi e di difficoltà.
Il ruolo degli Nativi Americani all’interno del film è molto importante, quasi fosse un modo per ribaltare tutti gli stereotipi che ci sono stati propinati nei secoli, come il fatto che non fossero mai riusciti a imparare la lingua dei pionieri. All’interno del film ci sono, ovviamente, anche delle scene poco credibili che, in generale, non sarebbero state possibili all’epoca, come ad esempio l’alleanza molto veloce tra Nativi e soldati regolari, e una relazione abbastanza telefonata che però fa comunque nascere un sorriso.
Buffalo Kids ha lo scopo di mostrare non la realtà delle cose, che a volte è terribile, quanto più il come dovrebbero essere e quanto potrebbe essere semplice farle avverare.

Un film che mostra e non spiega
Come detto in precedenza, Buffalo Kids mostra: ci fa vedere com’è essere rifiutati, cosa vuol dire essere l’ultima ruota del carro e non ricevere aiuto e affronta il tema dei pregiudizi con le spalle larghe. Il punto focale del film, che ha comunque una trama alquanto lineare e già vista, è proprio il fatto che due orfani abbandonati e lasciati a loro stessi e un bambino paraplegico siano riusciti a salvare un gruppo di adulti fatti e finiti, dimostrando quanto in realtà sia importante la forza di volontà e l’amicizia.
Sono tutti elementi che noi adulti potremmo considerare fantasiosi, utopici e alquanto impossibili nella realtà, ma che nel film non appaiono esageratamente stucchevoli, visto il modo in cui i registi si approcciano ai personaggi fin dal principio. Le emozioni di Tom e Mary hanno ampio spazio, con delle inquadrature molto cinematografiche che si concentrano sui loro stati d’animo e permettono di entrare in empatia con loro.
Il lavoro di qualità, però, è stato fatto proprio su Nick, che riesce a comunicare i propri pensieri, pur senza parlare. I due registi e gli animatori hanno fatto un ottimo lavoro nel mettere in scena una situazione come la sua senza scadere in una visione pietistica. Fin dall’inizio è Mary a trovare una sorta di normalità nell’approcciarsi a Nick, riuscendo a dimostrare quanto la naturalezza e il mettere da parte i pregiudizi sia importante per l’inclusività.

Non capita spesso di vedere rappresentata la disabilità nell’animazione e consideriamo questo film decisamente appropriato per il target a cui è indirizzato. Juan Jesús García Galocha e Pedro Solís García non desideravano parlare a un pubblico adulto (e difficile da plasmare) ma ai bambini e alla loro mentalità ancora aperta e priva di qualsiasi malizia.
Come spiegato nei titoli di coda del film, Buffalo Kids è ispirato alla storia vera di due fratelli, ovvero i figli di Pedro Solís. Il film segue un precedente cortometraggio chiamato Cuerdas, dove già trattava questi argomenti, e dove trasformava i figli Nico e Maria nei personaggi principali. Assieme al collega Juan Jesús García Galocha, perciò, Solís affronta la patologia che ha colpito il figlio Nico e racconta il rapporto che aveva con sua sorella.
Buffalo Kids è un film inclusivo che è perfetto da vedere nelle scuole e che racconta con delicatezza una condizione di cui si parla poco. La trama potrà anche essere banale per qualcuno, ma ciò che hanno da dire i personaggi vale la visione.
