Noi di Bee Chronicles abbiamo avuto la possibilità di partecipare al Presscafè che si è tenuto a Lucca Comics, con la scrittrice di fantasy Samantha Shannon, conosciuta maggiormente per Il priorato dell’albero delle arance e il suo nuovo libro appena uscito in Italia La stagione delle ossa entrambi editi Mondadori, Oscar Vault. La relatrice dell’incontro è stata Miriam del magazine Niente da dire.
Prima di tutto è stato interessante scoprire chi fosse Samantha Shannon, soprattutto perchè si voleva conoscerla di più e non vederla solo come un nome su carta, ma una persona reale, tant’è che ha risposto subito con: “Sono assolutamente terrificata di descrivermi”, ma poi ha proseguito raccontando che è di Londra, ha studiato all’Università di Oxford letteratura e lingua inglese e che il suo primo libro La stagione delle ossa (in inglese: The bone season) è uscito quando aveva 20 anni. Quest’ultimo è anche il motivo per cui non ha molto da raccontare su di sè, infatti ha raggiunto il suo sogno da giovane ed è quindi una storia breve la sua.
Da scrittrice di fantasy, però ha avuto molti libri che durante il corso della sua vita le hanno dato la scintilla per poi scriverne uno da sè, anche se in realtà la passione di scrivere ce l’ha da tanto tempo, da quando era molto giovane, e ciò che l’ha ispirata non sono solo i libri ma anche i video games e i film. Il fantasy e lo sci-fi l’hanno sempre entusiasmata tant’è che le piaceva Isaac Asimov, ma anche The hobbit, libro che era uno dei suoi preferiti da bambina. Inoltre c’è stata Cornelia Funker e poi Garth Nix con la serie Sabriel, che le è rimasto molto impresso anche perchè è stata la prima volta che leggeva una storia con una donna come personaggio principale.
Ciò a portato sicuramente all’approfondimento della figura femminile nei suoi libri, infatti è sempre un personaggio centrale nella sua narrazione, che cerca giustizia, una normalità di parità. E’ interessante notare però come nella prima versione di La stagione delle ossa, ci sono elementi di misoginia, abbandonati lì a caso, perchè pensava che fosse normale avere questo atteggiamento nei libri. “Poi mi sono resa conto che avrei potuto fare il contrario, sfruttare il fatto che era fantasy per liberarmi da quegli stereotipi” ed è così che poi nella storia il personaggio principale femminile combatte contro una poliziotta, e ciò aveva stupito anche l’editor, anche se, di base, questo fatto non dovrebbe stupire nessuno. E’ per questo che nelle sue storie cerca di assicurarsi che le donne abbiano molti tipi di forza differenti visto che quando aveva iniziato a pubblicare nel 2013, molte persone erano fissate con l’idea che per fare una donna forte bisognasse che fosse quasi tradizionalmente maschile, quindi con un fisico imponente, senza emozioni, ma lei ha cercato di combattere contro questo di pensare.

Il ruolo della donna viene poi maggiormente evidenziato nel suo libro Un giorno di notte cadente in cui viene affrontato anche un tema molto delicato che è quello della maternità. Samantha fin da giovane sapeva che non voleva avere figli e ha notato che anche adesso c’è una pressione sociale molto forte sulle donne approposito di questo tema. Nel suo libro ci sono Glorian (una ventenne) e Dunmai (una diciasettenne) e molte delle loro frasi sono proprio quelle che aveva detto la scrittrice quando aveva quindici anni, perchè è quello che pensava quando si lamentava del fatto che era vista come non sufficiente da sola, come se la società le dicesse che da sola non sarebbe bastata.
“E’ un libro che celebra la maternità, ma che celebra la libertà di scelta, che affronta il rapporto tra donna e riproduzione sotto ogni possibile prospettiva: chi vuole figli e riesce ad averli, chi non ne vuole, chi vuole disperatamente averli e non è riuscito ad averli. E’ un libro che in realtà parla dell’autonomia personale, della gestione del corpo.”

Ha scritto inoltre una saga fantasy ma ambientata in luoghi reali infatti La stagione delle ossa si svolge a Londra e Oxford, che sono due città che hanno avuto un grande impatto nella vita della scrittrice. Voleva però dare un tocco oscuro ad Oxford, perchè viene spesso rappresentato come un posto magico e meraviglioso, ma per lei non è stato così: “Ricordo di esser stata chiamata da uno dei miei professori dopo che La stagione delle ossa era uscito, e questo è accaduto dopo la mia laurea, e lui mi ha chiesto: -Samantha, sei stata male qui da noi?- E io gli ho risposto: -No comment.”
In questa nuova saga si vede anche il suo interesse per l’esoterismo: la parte di Oxford è spaventosa, e poi c’è un distretto a Londra chiamato Seven Dials, che fa parte di Covent Garden. È stato un slum nell’epoca vittoriana che anche Dickens menziona in Oliver Twist. Nel tempo è cambiato e ciò ha affascinato Shannon, infatti lì si vendono molte cose come cristalli e carte di tarocchi, si leggono i palmi, si incontrano i medium e cose del genere. Ha creato così un sistema magico basato sulla chiaroveggenza, diversi tipi di divinità e l’interazione con il mondo spiritico. Ad esempio la sua protagonista principale, Paige, può fare una proiezione astrale della propria anima ed è legata proprio a questo sistema.
Qui inoltre ha potuto mischiare e unire elementi distopici ad elementi del fantasy classico tradizionale, e l’ha fatto anche tramite questi luoghi che ha reso all’occorrenza più claustrofobici, bui, spaventosi, oppure sfruttandoli in altro modo, secondo delle necessità. Come detto precedentemente il primo libro è ambientato a Londra e Oxford, il secondo in Inghilterra e Scozia, il terzo in Francia, mentre l’ultimo in Italia, più precisamente a Venezia.
Voleva inoltre raccontare come il distopico viene visto diversamente, da culture diverse, per esempio gli Hunger Games: “Gli americani, cosa ne pensano di questi giochi? E nel resto del mondo cosa pensano degli americani che mandano i loro bambini in questo terribile combattimento di morte televisivo?” Lei ci ha sempre pensato ed è stato uno dei fattori scatenanti che l’ha portata ad esplorare questo tema. L’altro libro che l’ha ispirata è Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, che è una delle prime distopie che ha letto, dove c’è una scena davvero interessante in cui Difred, la protagonista, vive in questa misoginistica teocrazia, diventa come un’attrazione per turisti che vengono da fuori a guardare come vive. “E questo è stato molto interessante, perché non avevo mai visto un muro così rotto, quindi volevo capire questa sensazione in La stagione delle ossa.”
Il motivo per cui dopo tanti anni ha deciso di riscrivere il proprio libro e non concentrarsi su qualcosa di nuovo, è dovuta dal fatto che essendo l’anniversario dei dieci anni di pubblicazione di The bone season le è stato proposto per l’occasione che venisse creata una nuova copertina e Samantha ha proposto anche di riscriverlo ed editarlo. In questi dieci anni è cambiata molto la sua scrittura, all’inizio era più acerba, con frasi brevi e molte informazioni tutte subito, e nel tempo ha pensato a nuove battute e l’eliminazione di parti misogine. Inoltre, quando ha firmato il contratto, era al secondo anno di università, e già non si trovava così bene a Oxford, per cui c’era la pressione dello studio, degli esami da portare avanti, dell’editing, della scrittura che l’hanno portata ad avere episodi di ansia importanti. Inoltre si era già manifestata una grossa pressione mediatica: all’epoca i media l’avevano paragonata a J. K. Rowling della nuova generazione. Il suo primo libro, per fortuna, è andato molto bene, ma c’era appunto l’aspettativa che dovesse essere un best-seller e non era proprio una cosa molto giusta da fare su qualcuno così giovane. “E così ho appunto avuto l’impressione, in generale, di non rendere giustizia a quella che poteva essere la storia al suo meglio.”
C’è inoltre un libro nel cassetto che aveva scritto quando aveva quindici anni che si chiama Aurora. Inutile dire che si è pentita di averne mai parlato perchè non lo pubblicherà mai nella vita, e anzi, nel testamento dirà di bruciarlo. La storia verte su Aurora, che era molto simile fisicamente a Samantha, e nove alieni molto sexy che arrivano sul nostro pianeta, e uno in particolare Warden attera nel giardino della ragazza e lei deve aiutarlo a trovare i suoi amici. Ci ha messo circa 2 anni a scriverlo dedicandogli molte più parole del necessario per un libro che non ha senso di esistere, come ha affermato lei, anche se, poi ha utilizzato alcuni elementi che funzionavano e li ha messi in La stagione delle ossa per esempio il sistema magico, ma anche il nome Warden che però non è lo stesso di Aurora, infatti prima possedeva una mascolinità molto tossica che poi nella nuova saga non ha, spingendosi completamente sull’opposto.
Questa chiacchierata ha sicuramente fatto conoscere meglio Samantha Shannon e il suo modo di pensare, così come ha incuriosito la lettura dei suoi libri (soprattutto quello sugli alieni sexy) e non vediamo l’ora che esca quello ambientato in Italia.
A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)
