Intervista a Jude ed Ella Archer

Durante il Lucca Comics, noi di Bee Chronicles abbiamo avuto il piacere di fare l’intervista a Jude ed Ella Archer, scrittrici di romantasy italiano, rispettivamente con i libri Stelle e Ottone (potete leggere la recensione qui) e Abissi e Incanto (potete leggere la recensione qui) entrambi facenti parte della saga The Hidden Society edita da Il Castoro OFF.

E’ stato prima di tutto interessante scoprire come sia nata la famiglia Archer: infatti non sono sorelle biologiche, ma come si sa bene – e i libri ce lo insegnano più di tutto – non serve avere un legame di sangue per essere una famiglia. Si sono così conosciute perchè avevano preso parte a un concorso
letterario che in realtà aveva lo scopo di raccogliere aspiranti autrici e autori per una settimana di workshop e fare lezioni sul mondo dell’editoria e scrittura. Hanno avuto la fortuna di essere proprio per una settimana insieme a stretto contatto, con anche Lucia, un’altra sorella Archer, in cui passavano alcune sere insieme a parlare delle storie che avevano letto. Da quell’occasione hanno continuato a sentirsi e a condividere i progetti che avevano. Si è poi aggiunta anche l’ultima sorella Archer, Serena, e visto che c’era sempre stata l’idea di creare qualcosa di condiviso, capendo che fosse un po’ difficile scrivere a otto mani un unico libro, hanno deciso di creare un unico mondo in cui ognuna ha potuto far nascere la propria storia.

E’ impossibile poi non notare che anche nelle loro storie c’è il tema della found family che le ha legate: basti pensare a come ognuna delle protagonisti ne trovi una rispettivamente in Bianca e Leo in Stelle e Ottone, oppure Camilla e Jamal in Abissi e Incanto. Infatti è uno dei trope più cari alle scrittrici: “Trovo come fattore comune il fatto che spesso ci siano un milione di personaggi che magari arrivano da dei contesti dove non si sono mai sentiti proprio a loro agio e invece nel momento in cui trovano le loro persone riescono finalmente ad avere il loro posto nel mondo.” dice Jude.

Infatti essere se stessi è un altro tema importante e lo si può notare dal fatto che in entrambi i loro libri si ritrovano dei parallelismi e uno tra questi è la diversità. Ciò viene visto soprattutto nel secondo libro della saga, visto che le sirene sono ossessionate alla perfezione, ma è un carattere che non è solo astratto, ma anche fisico: basti pensare alla falange mancata di Ambra o alla voglia sul collo che ha Safira. Per la prima protagonista è proprio un viaggio nel riporre il peso di se stessa nelle proprie mani, non lasciarsi definire dagli altri e quindi nel momento in cui davvero si ritorna ad essere se stessi, in quel momento qualcosa che fa parte del proprio essere non è davvero un difetto, è solo una caratteristica. “Per me l’aggiungere il fantasy è sempre un modo un po’ pirotecnico per rappresentare l’evoluzione psicologica di un personaggio, la sua crescita, voglio vedere il momento in cui cambia e se va a pari passo con il mondo magico.” racconta Jude. Mentre Ella parla della sua protagonista, Safira, che si sente in difetto a causa della sua voglia, e che sa che se non fosse stata figlia della regina l’avrebbero abbandonata negli abissi. E’ cresciuta in un mondo in cui si cercava di ottenere la perfezione fisica e del carattere, in cui si disprezzavano gli umani per i loro difetti, ma solo quando viene esiliata in un altro mondo riesce a far pace con il suo essere, perchè impara a conoscersi. E sebbene sia evidente il motivo di tale diversità fisica di Safira, è interessante come in Ambra, la mancanza della falange sia un richiamo al mistero della sua memoria perduta, infatti lei sente costantemente che le manca un pezzo di sé. “A volte anche noi lo sentiamo, no? Come se non fossimo sempre mai abbastanza.”

Un altro filo conduttore nella saga di The hidden society sono i tarocchi: prima di iniziare a scrivere hanno letto un libro che si intitola Dal matto al mondo, che è una lettura narrativa degli arcani maggiori, in cui si vede il matto come l’eroe che inizia la sua storia e il mondo come la conclusione, l’ultima pagina di un libro. E ciò le ha affascinato molto, e quindi nonostante non siano lettrici di tarocchi, hanno studiato gli arcani maggiori per creare questa saga. Ciò che le interessava nei tarocchi è soprattutto il punto di vista della narrazione, perchè sono qualcosa che aiuta a capire il presente, infatti le protagoniste dei loro libri, quando scelgono la loro carta, possono reagire più facilmente e capire qual è il problema. Ma la scelta di quale arcano maggiore rappresenti la storia, non è sicuramente casuale: la Torre, la peggiore del mazzo, significa distruzione, perchè Safira deve demolire tutte le sue certezze per poter ritrovare se stessa, mentre la Stella è la carta della speranza, che dice di seguire quei piccoli segnali che si sceglie di trovare, di vedere, è la carta della fiducia.

Chi ha letto i loro libri (o se non l’avete fatto, leggendoli, capirete il perchè) è stato fondamentale chiedere la ricetta perfetta per i loro personaggi maschili che sono diventati i bookcrush di molti lettori. “Allora, sarò sincera, di Ismael, più che cercare una ricetta veramente sono andata un sacco a istinto per crearlo.” ammette Jude, e forse è proprio questo il motivo per il quale non è nemmeno un pochino tossico e ci teneva che fosse un vero e proprio gentleman, praticamente un black cat. Al contrario Aris è un golden retriever – un raggio di sole – ha tenuto a specificare Ella: “Ci tenevo che fosse carino, gentile, attraente per me, che suonasse la chitarra.” La gentilezza sfortunatamente, adesso è anche strana da vedere nelle persone, come se nascondesse qualcosa sotto, e che non lasciasse nemmeno pensare che si può essere gentili senza secondi fini. Ella ha così condiviso un episodio che le è parso strano, in cui un lettore ha definito il personaggio di Aris irrealistico: “Io ho pensato, ma come irrealistico? È tipo la base di ogni uomo, che sia gentile, mi suoni la chitarra” si è messa a ridere “Cioè, il fatto che un ragazzo dolce, abbia una conversazione civile con la sua crush, sia considerato irrealistico, davvero mi da un sapore amaro.”

Nonostante Ella abbia ambientato il suo libro nel mondo delle sirene, non vivrebbe con loro, infatti è un posto pericolosissimo e non ci metterebbero molto per farla fuori ma se dovesse scegliere una delle divinità a cui appartenere sceglierebbe Metis che è la dea della conoscenza, quella che ha la parte della secchiona della situazione. Le piacerebbe però vivere con le streghe che si sono viste sempre in Abissi e Incanto, in cui si sono la foresta e i rituali. Jude invece senza pensare ha risposto che farebbe le valigie in meno di un minuto per abitare con i maghi e come Ismael, adora l’arte arcana, perché se ogni arte magica, si avvicina a quella che potrebbe essere una professione umana, quello che lei voleva fare da piccola era essere un’archeologa. Nonostante ciò, la affascinano molto anche i druidi che sono un altro genere di creature che utilizzano la magia, ma in modo molto legato alla natura.

La scelta di Napoli per ambientare Abissi e Incanto è stata immediata, pensando alle sirene, è venuta ad Ella subito l’idea della città e del mito legato all’Odissea, e ha voluto scrivere un libro in cui queste creature stanno a Napoli con le loro tradizioni millenarie. Per Jude invece Venezia è stata sempre la città magica da quando aveva letto Nina e la bambina della sesta luna e anche perchè Venezia ha avuto una forte dominazione araba con una cultura coltissima e quando sono arrivati a dominare la città sull’acqua hanno portato la loro conoscenza astronomica, per non parlare di quanto ha studiato e fatto da tutor per un breve corso e nonostante il poco tempo ne è rimasta innamorata e ha deciso così di utilizzarla come ambientazione per Stelle e Ottone.

Lo spirito con cui abbiamo affrontato la creazione del wordbuilding magico italiano è il fatto che abbiamo un patrimonio meraviglioso di storie, luoghi, storia, arte e basta aggiungere una scintilla di magia e si crea un mondo meraviglioso.


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