È uscito da poco “Little Stranger”, il primo capitolo della dilogia dark romance “La ragnatela del silenzio” scritto da Leigh Rivers e pubblicato da Virgibooks. Un debutto che ha già fatto parlare di sé oltre oceano, spopolando su BookTok e scatenando un certo hype. Al centro di tutta la promozione fatta, spicca il personaggio di Malachi, un controverso e magnetico protagonista, che molti lettori americani considerano persino più oscuro e inquietante di Zade, della famosa dilogia “Il gatto e il topo”. Ma sarà davvero così? La risposta è un sì convinto per chi cerca quel fascino pericoloso che sfida ogni limite; infatti, se Zade ha delle valide motivazioni e si scaglia contro un certo determinato gruppo di persone con tratti in comune, le problematiche di Malachy lo rendono un pericolo pubblico generico. Ha molto meno controllo sui suoi impulsi. Tuttavia, quella da farsi non è chi sia il protagonista “più cattivo”, che può interessare fino a un certo punto, ma la domanda più cruciale da porsi è: questo libro è migliore? Personalmente, direi di no: l’eredità di Zade rimane insuperabile, anche se Malachi offre un viaggio intenso ha delle lacune evidenti di cui ora vi parleremo (proseguendo la lettura di questo articolo ci saranno degli spoiler).
La trama, uno sfondo troppo trasparente?
I due protagonisti, Malachi e Olivia, hanno un background complesso, crudele, che li porta entrambi a essere affidati in giovane età a dei genitori affidatari. Così, Olivia ha sette anni, si ritrova un fratello di poco più grande, affetto da mutismo selettivo e con una grande propensione per la violenza. Gli eventi chiave della vita della giovane, dai 7 ai 18 anni, vengono raccontati in prima persona, un espediente che dovrebbe avvicinare il lettore alle sue emozioni e al suo percorso… invece, rappresenta uno delle principali lacune narrative del libro. Sebbene sia Olivia stessa a narrare, al lettore vengono taciute esperienze cruciali che lei è costretta a subire a causa della matrigna, persona che dall’inizio del libro viene descritta come amabile e che viene inquadrata come la parte più attiva e volenterosa della coppia nel voler prendersi cura di questi ragazzi, eppure a tutti (compreso il lettore) tranne che a Oliva viene nascosto questo fatto. Solo quando altri membri della famiglia scoprono le terribili trame della madre anche noi ne facciamo esperienza. Il risultato? Un effetto sorpresa eccessivo. Olivia, in questo modo risulta incapace di riflettere su ciò che le accade, quasi fosse un essere privo di reali emozioni che invece di pensare a quello che sta subendo ed esserne coinvolta emotivamente, riesce a concentrarsi solo sulla sua attrazione verso il “fratello” con cui non ha legami di sangue.

Un rapporto costruito per un punto d’arrivo
Sebben fin da piccoli entrambi sentano questa attrazione inspiegabile l’uno verso l’altra, che causa tutti i cliché del genere forbidden, tra cui la divisione dello stesso letto a insaputa dei genitori, la vera svolta nella loro relazione avviene quando Olivia accetta di dare lezioni di sessualità a un Malachi apparentemente in difficoltà a rapportarsi con il genere femminile. Quindi a seguito di svariate pagine di amplessi parziali, in cui i due si scambiano la loro visione sui preliminari, la situazione degenera in maniera decisamente eccessiva quando Olivia sente per caso delle ragazze parlare di Malachi e del presunto rapporto sessuale che quest’ultimo avrebbe avuto con la sua amica Anna.
Olivia, perde ogni contegno, se fino a questo momento tutte le reazioni a quello che le capita e che subisce all’insaputa di tutti, sono piatte e inesistenti, qui ha una reazione spropositata. Torna a casa livida e impedisce a Malachi di esprimersi e spiegarsi con le mani (al momento unico suo mezzo di comunicazione). Non le passa neanche per la testa che possa avere ascoltato delle bugie e lo accusa di averla manipolata per tutto il tempo, trascinandola in quelle loro “lezioni”. Al culmine della sua invettiva gli ordina di abbandonare per sempre la casa. Ciò porta a: la scena più cringe e nonsense del libro: spinti dalla rabbia, i due si intrattengono in una lotta-accoppiamento in corridoio, il padre li becca… e il tutto finisce con Malachi che pesta quasi a morte il padre e poi i due fanno sesso sul corpo privo di coscienza.
Una protagonista trascurata
L’incognita più grande di questo libro, oltre alla trama della madre che rimane di sfondo e non calcolata nemmeno quando effettivamente scoperta, rimane Olivia stessa. Per tutti i motivi sopra citati appare agli occhi del lettore trasparente, un oggettino che viene mosso qua e di là e che non sembra avere un’opinione sua. Fatti importanti le scivolano addosso, mentre a paragone, situazioni molto più lievi, la fanno scattare.
L’apice è stata la scena con il patrigno. Il padre che inizialmente era stato descritto come non convinto delle adozioni, che ha sempre mal sopportato Malachi e con il quale il fratello ha sempre avuto un rapporto burrascoso, con Olivia non ha mai avuto problemi. Era una figura del tutto all’oscuro della macchinazioni della compagna, risultando tra i due il più “pulito”. Quindi, come può Olivia intrattenersi in quel rapporto sopra il corpo incosciente del padre? Per di più non sapendo la gravità delle sue condizioni? E, alla fine, con tutta calma, la ragazza si riveste, ordina al fratello di scappare e chiama i soccorsi.
Quindi l’incognita di questo libro non è Malachi e le sue problematiche, compreso il suo feticismo per i ragni.

Il punto desiderato
Al 57% del libro, l’autrice arriva dove ha puntato fin dall’inzio. Fatto reso evidente dalla trama stessa che descrive gli eventi da questo momento. Malachi è uscito di prigione, ora è lui il principale narratore, sono passati otto anni ed è in cerca di vendetta. Perché? Be’, perché Olivia ha rinnegato tutto quello che li ha legati in tribunale, non è mai andata a fargli visita in prigione per poi mandargli messaggi vocali implorando perdono e proclamando il suo amore. Tutto, prima-durante-dopo, la prigionia, appare montato apposta solo perché Malachi possa esprimere le sue fantasie oscure su di lei. Il resto del libro, sono scene di dubbia consensualità, di estrema violenza e profondamente disturbanti, dove Olivia viene mostrata ancora una volta come una ragazza che sotto sotto vuole tutto quello che le sta succedendo eppure quando lui le chiede i suoi sentimenti, lei si nega nuovamente e la causa è di nuovo la madre adottiva.
Conclusione
Il problema sono le booktoker americane che hanno generato hype per un libro che punta tanto sull’aspetto sessuale, tralasciando aspetti fondamentali di caratterizzazione del personaggio femminile e di trama, o il problema è l’audience di questi tempi che ricerca libri del genere? Ovunque nei social spuntano recensioni positive su questo titolo, anche da chi prima ha apprezzato dark romance di ben altro spessore, come la dilogia sopracitata “Il gatto e il topo”, ma i due testi non potrebbero essere più differenti per motivazioni, worldbuilding e tensione delle situazioni.
Di buono in questo testo si salva Malachi, personaggio tormentato, coerente dall’inizio alla fine, ma che purtroppo si trova una controparte non altrettanto ben scritta.
