Lo sappiamo molto bene: il fantasy è un genere vastissimo, dove qui trovano i natali libri che hanno fatto la storia della letteratura contemporanea. Ma talvolta, tra questo tsunami di penne affermate, succede che una in particolare pulsa di talento e oggi parliamo di una di queste, più precisamente de La ragazza e il cavaliere, che emerge come un racconto epico che mescola brillantemente tensione, avventure ma anche introspezione psicologica. Come leggiamo dalla trama, tutto è ambientato in un regno cupo e afflitto, in cui il male trova un valido alleato nelle tenebre e la speranza vacilla costantemente come un fiamma al vento. Dunque, si tratta di una narrazione che non solo riesce ad intrigare fin dalla prima pagina, ma invita quasi ad esplorare il confine tra oscurità e luce, due forze primordiali che ci pongono davanti ad una domanda irrisolta: coraggio o rassegnazione?
Trama
La vita della diciannovenne Kaylye scorre normale, apatica e monotona. Basta a sé stessa. Non ha bisogno di nessuno e non vuole nessuno, perché nasconde dei segreti pericolosi che potrebbero mandare in rovina la vita del suo villaggio. Se chi regna illegittimo su trono di Shadowland scoprisse cosa sa fare potrebbe essere la fine. Torture, incantesimi… farebbero di tutto per scoprire come ottenere le sue capacità. Un’opportunità, un’occasione unica le si presenta, quella che aspettava da tempo, migliorare le condizioni del suo villaggio, se non fosse per quel ragazzo, che comincia a mostrare un sincero interesse per lei. Le Gare d’Inverno sono l’unica possibilità che ha al momento per cambiare la vita di tutti quelli che ama, e del ragazzo che ogni singolo giorno dal loro primo incontro non smette di renderle la vita più bella. Questa scelta impulsiva la condurrà verso l’avventura più pericolosa di tutta la sua vita, fino alle origini del suo passato, verso il segreto più inaspettato. Il suo coraggio, unite all’abilità per le armi ed il combattimento le daranno accesso al raffinato mondo della Corte Reale; si lascerà trascinare dal suo carattere ribelle ed indomito acquisito vivendo tra i boschi e le radure al villaggio oppure saprà mantenere la calma e reggere di fronte a spietati nemici e lotte infinite per la giustizia?
La nostra opinione
La tempesta che spazzerà via le tenebre
L’abbiamo anticipato in apertura: Cristina Mora possiede una penna evocativa che è riuscita a creare un’opera che prende il lettore e lo trascina in un mondo tanto lontano quanto stranamente familiare, in cui temi che conosciamo molto bene si scontrano con il potere oscuro ed ancestrale della paura e della corruzione. Sin dalle prime pagine, infatti, si viene invitati ad immergersi in questo mondo fantastico, segnato però dalla presenza di entità oscure e minacciose che infestano intere villaggi e città, portando fame e rovina. Tuttavia, riteniamo che la giovane Kaylye è la figura centrale della narrazione, dotata di un carisma unico nel suo genere, dove la sua costruzione è così dettagliata e complessa che sembra uscire dalle pagine. Ma attenzione però: lei è ben lontana dall’incarnare lo stereotipo dell’eroina invincibile, perché alla fine si tratta di una diciannovenne tormentata, quasi disinteressata al mondo che la circonda, ma mossa da un senso di protezione e responsabilità verso il suo villaggio e le persone amate. E questa complessità psicologica, che si traduce automaticamente in scelte impulsive (spesso pericolose), fanno di Kaylye una protagonista non convenzionale: il suo distacco iniziale dal resto del mondo è quindi il risultato di un passato doloroso e segreto, che la rende guardinga e sfuggente come una pantera. La ragazza, infatti, possiede un coraggio innato ed una determinazione che la porteranno a lottare per la giustizia ma soprattutto per la verità, anche se riteniamo che ciò che la rende davvero affascinante è la vulnerabilità che emerge dolcemente durante la narrazione: i suoi timori, le incertezze ed i dubbi la rendono infatti una protagonista umanamente autentica. Perché, infatti, nonostante la sua scorza dura, è chiaro come il sole che la giovane Kaylye custodisce un mondo interiore ricco ma fragile come porcellana, dove qui l’autrice riesce ad esplorare con sensibilità i suoi ricordi e i desideri che tuttavia non osa rivelare pienamente.
Ma come sappiamo, in un romanzo fantasy ci deve essere un momento di svolta. Quel preciso istante in cui tutte le carte saltano, creando una confusione generale. Ed in questo libro, è proprio l’incontro con il cavaliere ad essere un momento di grande intensità non solo per la trama, ma anche per la crescita interiore della ragazza. Infatti, il cavaliere è segnato da un passato tragico che, però, non lo rende un normale guerriero e controparte maschile: rappresenta, invece, la possibilità di una nuova vita per Kaylye, un’ancora a cui aggrapparsi mentre tutto il mondo intorno a lei si disfa in migliaia di frammenti. Così, la relazione tra i due viene costruita con un’eleganza rara al giorno d’oggi: non è come in molti libri in cui l’amore viene dipinto come una fiamma che consuma uno dei due, ma qui è quasi un’affinità spirituale, che nasce lentamente tra un combattimento e l’altro, con dialoghi ben studiati ed intensi e momenti in cui il silenzio vale più di mille parole. Allora, vediamo che il filo della narrazione porterà questi due protagonisti ad unirsi non solo come alleati in una battaglia contro il male, ma anche come due anime che cercano disperatamente un luogo sicuro. Una speranza per il futuro.

Però un libro non può essere tale senza dei validi personaggi secondari, ed in questo caso sono rappresentati dallo zio di Kaylye e gli abitanti del villaggio, che riescono ad aggiungere una tridimensionalità alle pagine, conferendo così un alto grado di realismo ed un contesto più ampio all’intero mondo. Perché vediamo che non sono solo pedine utili per la costruzione della storia, ma sono personaggi che vivono, soffrono e amano nel loro regno che, come abbiamo detto in apertura, è costantemente minacciato dalle tenebre. E allora, vediamo che contribuiscono a creare un senso di comunità e di appartenenza che rende ancora più forti le motivazioni che spinge la protagonista Kaylye, la quale è disposta addirittura a sacrificare sé stessa per il bene del proprio popolo. E pensiamo che è proprio in queste “sottotrame” (passatemi il termine) che riusciamo a vedere con chiarezza la bellezza della struttura del romanzo, che si muove in maniera fluida tra azione e riflessione; le descrizioni magistrali degli scontri, dei villaggi devastati e delle lande desolate colpito dalle ombre sono a dir poco meravigliosamente vivide, capaci di proiettare il lettore in un mondo che, pur essendo fantasy, conserva una risonanza realistica. Infatti, le scene d’azione sono costruite con una precisione cinematografica dove la scelta di alternare momenti di combattimento intenso a momenti di introspezione, riesce ad offrire un ritmo quasi cinematografico che, però, non è mai caotico o dispersivo ma riesce a tenere alta l’attenzione senza ovviamente sopraffare nessuno dei cinque sensi. Al contempo, l’autrice è ben conscia di quando deve rallentare la presa (sinonimo di uno studio certosino della narrazione): infatti, è stata in grado di inserire riflessioni e descrizioni che permettono al lettore di addentrarsi, come un minatore, nell’animo dei personaggi, permettendo in questa maniera di stregare l’attenzione.
Un altro elemento che colpisce è la forza simbolica del mondo circostante: la natura decadente, i boschi silvani, i cieli cupi, sono una sorta di estensione dello stato d’animo dei personaggi e, in particolar modo, di Kaylye. Il regno in cui è ambientato il tutto, un tempo prospero e dai ricchi frutti, risente della rovina spirituale e morale causata dagli usurpatori e dall’ascendenza negative delle tenebre. E questo legame tra ambiente e protagonisti aggiunge una profondità alla storia molto intelligente perché l’autrice indossa i panni di una pittrice, riuscendo a dipingere un mondo in cui il paesaggio è a sua volta un personaggio principale del libro, portatore di un destino sì ormai oscuro ma custode di una memoria luminosa. La corte reale, infatti, un tempo era sinonimo di giustizia e di pace, ma adesso si è trasformata in un teatro di corruzione e malvagità, mentre le foreste, le radure e i monti sono ormai diventati luoghi insidiosi, in cui il confine tra la vita e la morte è appeso ad un filo. Tutto, allora, è un richiamo alla famosa eterna lotta che abbiamo detto in apertura: l’epopea per eccellenza. Luce contro tenebre. Ovviamente, inutile girarci intorno: tutto questo non sarebbe stato possibile senza la scrittura dell’autrice, che la possiamo classificare sotto un’unica parola, “elegante”. Infatti, riesce ad evocare atmosfere arcane e suggestive senza però appesantire la lettura complessiva, dove l’uso di riferimenti biblici è in grado di introdurre una dimensione sacra che non è forzatamente imposta, ma che aggiunge complessità e valore all’esperienza complessiva dei personaggi, portando ad un livello successivo la loro lotta ad una dimensione quasi sacrale. I riferimenti spirituali, infatti, non appaiono mai didascalici o forzati, ma piuttosto possiamo dire che rappresentano la cornice simbolica di una storia che si interroga sul ruolo della fede, della speranza e del sacrificio in un mondo ormai perduto. È come se ogni parola, ogni descrizione, ogni sensazione, avesse un peso ben specifico, non inserito “tanto per”, perché ricorda al lettore che la battaglia di Kaylye non è solo per il regno, ma per un ideale di purezza e di bontà che sembra ormai un lontano ricordo.
Conclusioni finali
La ragazza e il cavaliere, quindi, è un romanzo che non solo riesce ad attirare l’attenzione, ma lascia un segno profondo nel cuore di chi lo legge. Attraverso la coraggiosa e tormentata Kaylye, la penna dell’autrice riesce a guidarci in una storia di riscatto, di amore e di fede, in cui ogni battaglia rappresenta un passo verso la libertà, interiore ed esteriore. È una storia che esplora le grandi domande dell’esistenza, e lo fa non con boriosa saccenza ma con la delicatezza di una narrazione che sa parlare al cuore e alla mente. E allora, vediamo che la forza di Kaylye non sta solo nella sua abilità con le armi, ma nella sua capacità di sacrificarsi, di amare, di mantenere intatta la propria integrità anche nelle prove più dure. Con il suo stile poetico e coinvolgente, dunque, veniamo invitati a riflettere su cosa significa davvero essere eroi, ricordando che persino nelle notti più oscure c’è sempre una stella pronta a guidarci.
Valutazione: ★★★★☆ (4 stelle)
A cura di: @literaly_nath
