Talvolta, leggere storie che riescono a tenerti sulle spine e che non ti danno risposte facili, è una deliziosa per gli occhi ed un’ottima palestra letteraria, e se anche tu stai cercando un libro che abbia queste qualità, Immor(t)al (PAV edizioni) di Codenotti potrebbe essere il libro che fa per te. Però c’è da fare una premessa: non è la classica avventura fantasy dove il bene e il male sono nettamente separati: qui tutto è sfumato, complessivamente meraviglioso, dove spesso i confini tra giusto e sbagliato quasi si disperdono. E allora ecco che arriva Francesco Codenotti che ci porta in un mondo fantastico ma crudelmente realistico, dove quattro clan dai poteri molto diversi lottano giorno dopo giorno per mantenere un equilibrio fragile.
Trama
“La società è malata. Serviva solo qualcuno che lo raccontasse.” Il mondo, sia quello magico sia quello ormai in declino della razza umana, deve il proprio Equilibrio a un patto stretto secoli orsono dai quattro Clan fondatori: il Clan dell’Ordine, assetato di conoscenza; il Clan della Stella Rossa, che più di tutti brama la libertà; il Clan del Khaos, maestro delle Arti Oscure; il Clan della Mano della Luna, fedele solo al Dio Beelus. L’Equilibrio però è fragile, troppo fragile, e l’arrivo non previsto di un nuovo Immortale lo spezzerà definitivamente. Il dado è tratto, la valanga ha cominciato la propria inesorabile discesa. La parola “morale” diviene presto per tutti i Clan nient’altro che un pretesto per compiere atti aberranti, primo tra tutti la conquista della Lancia di Longino, unico artefatto in grado di uccidere un Immortale. Tra tradimenti, alleanze inaspettate e piani temporali differenti, sei pronto a scoprire il dark fantasy che ti mostrerà la nostra storia come non la avevi mai concepita prima? Sei pronto a mettere in gioco tutto quello in cui credi?
La nostra opinione
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Trovare un’opera che è una vera e propria riflessione su temi che spaziano dal potere alla moralità, fino alle ombre insidiose che sono in agguato in ogni struttura sociale e politica, è sempre molto difficile ma in questo libro si capisce che il risultato non delude: sin dalle prime pagine, infatti, l’autore ci fa immergere in un mondo cupo, segnato da una profonda tensione tra ordine e caos, fede ed anarchia, eternità e moralità, in cui viene promessa (e mantenuta) un’esperienza intensa e stratificata, in cui ogni dettaglio, dialogo e scena d’azione è orchestrato magistralmente per ampliare la portata dei temi centrali dell’opera e per far interrogare il lettore sulla vera natura dell’uomo. Ed uno dei tratti che ci ha più convinto di questo libro è l’approccio sofisticato utilizzato, dalla costruzione dei personaggi fino al mondo in cui vivono. Come si legge nella trama, quattro Clan dominano un universo narrativo molto intrigante, che rappresentano entità complesse ed articolate, che vanno di conseguenza ben oltre dalla semplice suddivisione di fazioni magiche già viste; di conseguenza, troviamo il Clan dell’Ordine, il Clan della Stella Rossa, il Clan del Khaos e il Clan della Mano della Luna, che dobbiamo precisare non si trattano di gruppi dotati di poteri distintivi o comunque sia citofonati, ma ognuno di essi rappresenta una visione del mondo e dell’umanità, un modo diciamo di concepire la vita e le forze che regolano il nostro cosmo. Così, vediamo che il Clan dell’Ordine, assetato di conoscenza, custodisce una visione del sapere come potere da preservare ma soprattutto da dominare, in un’interpretazione squisita che pone il sapere come elemento elitario; il Clan della Stella Rossa, incarna invece il desiderio di libertà, ma più precisamente quel genere di libertà che può degenerare in ribellione anarchica da un momento all’altro e che a volte si rivela essere un’arma a doppio taglio; il Clan del Khaos è però indubbiamente quello più affascinante, dove aleggia intorno a questo un fascino oscuro legato alla sua padronanza delle arti magiche più terribili, che di conseguenza riesce ad incarnare appieno il lato nascosto e proibito della conoscenza, una forza che sfida apertamente l’ordine costituito, spiegando verso una liberazione dalle norme che incatenavano il regno. Ed infine, ma non per importanza, il Clan della Mano della Luna, devoto al dio Beelus, il portavoce di un fervore religioso assoluto, che permette ai suoi adepti di piegare ogni regola morale in nome di una giustificazione divina: questo sì li rende potenti, ma al tempo stesso vulnerabili, disposti a giustificare qualsiasi azione in nome della loro devozione.
Quindi, fatta questa piccola panoramica, è indubbio che il mondo di Immor(t)al è tanto stratificato quanto lo sono i dilemmi morali che si srotolano nel corso della narrazione dove il nuovo Immortale, il cui arrivo viene percepito come una scossa tellurica che destabilizza l’equilibrio tra i Clan, è una figura enigmaticamente potente, che mette quindi alla prova la tenuta di ogni singola convinzione morale, mostrando al lettore la fragilità delle alleanze e la falsità degli ideali quando questi vengono messi di fronte ad una minaccia nuova. Ovviamente, l’epiteto “Immortale” non è stato messo così a caso, per rendere più esotico il tutto, ma è un vero dato di fatto, perché l’unica arma che può porre fine alla sua vita è la famosa Lancia di Longino che in un brevissimo lasso di tempo diventa l’oggetto protagonista attorno al quale ruota una contesa spietata e senza tregua. E allora, la lancia con cui Gesù fu trafitto al costato durante la crocifissione, assume una carica fortemente simbolica: rappresenta, infatti, il desiderio di dominio assoluto, la volontà di possedere il potere definitivo, che cancella ogni altro scopo e che rende i Clan disposti a sacrificare persino la propria sporca umanità per ottenerlo.
E per quanto questo giornale non è la sede adatta per affrontare tematiche geopolitiche, questa volta devo prendere un binario diverso, perché non posso non dire che questo libro rifletta su una dimensione politica di grandissima attualità, suggerendo con sottigliezza come i principi più alti possano essere piegati – e talvolta anche distorti – per giustificare il mantenimento del potere. I Clan, con le loro ideologie radicate, possono essere quindi letti come allegorie di diversi sistemi politici; ovviamente, questa interpretazione politica è implicita e mai esplicitata appieno, il che rende l’opera molto raffinata e lontana da qualsiasi intento moralistico: Codenotti, infatti, guida il lettore a riflettere, senza imporre una visione legata a qualche partito politico o ideologia, suggerendo come l’avidità e l’ambizione possano contaminare ogni struttura, anche quella che all’apparenza sembrava essere la più “giusta”. E allora, vediamo che in questo libro la penna dello scrittore si dimostra in tutto il suo splendore, alternando magistralmente passaggi descrittivi densamente umani a dialoghi intensi e quasi cinematografici, che conferiscono un tono epico all’intera narrazione. Lo stile, come anticipato, è elegante, con una prosa ricercata e potente, che riesce a creare un ritmo avvincente senza ovviamente mai cadere nella soporifera prolissità; inoltre, abbiamo trovato molto interessante l’alternanza di piani temporali, che riescono a conferire al romanzo un senso di profondità e mistero, mantenendo di conseguenza alta la tensione ma soprattutto l’interesse del lettore.
Conclusioni finali
Dopo questo panegirico, possiamo affermare che Francesco Codenotti esplora non solo la moralità e l’ambizione, ma anche l’eterno conflitto tra l’umano e il divino: in particolar modo, la devozione dei membri del Clan della Mano della Luna e il loro legame con il dio Beelus aprono a riflessioni sulla fede cieca e ossessiva, portando così il lettore ad interrogarsi su cosa significhi davvero la sacralità in un mondo governato da sete di potere. Ovviamente questa non è un’opera di facile lettura, ma è una sfida che riesce a far vedere oltre le apparenze e a far interrogare il lettore sulle dinamiche di potere e della fede. Si tratta, quindi, di un romanzo che esplora le ombre più oscure dell’animo umano, lasciando quell’appagante senso di inquietudine una volta sfogliata l’ultima pagina.
Valutazione: ★★★★★ (5 stelle)
A cura di: @literaly_nath
