
Ania Poranek, scrittrice emergente, ha già conquistato milioni di lettori con il suo romanzo Where the dark stands still, una storia che ha origini dal folklore slavo e racconti popolari polacchi, portato in Italia da il Castoro OFF.
Sicuramente ciò che ha avvicinato la scrittrice a queste leggende, più in specifico le favole polacche, è proprio il fatto che è cresciuta con loro. Nata in Polonia, ha passato parte della sua infanzia lì, nelle campagne e nei sentieri boscosi che ha descritto anche nel suo libro, e crescendo si è interessata sempre di più nella storia che sta dietro la mitologia slava.

Anche se, quello che è stata la scintilla che le ha fatto dire: “Oh, abbiamo una mitologia!” è stato proprio The Witcher, leggendolo si è resa conto della presenza di molti elementi del folklore slavo. Ha iniziato così a cercare sempre più informazioni rimanendone affascinata e decidendo che voleva metterle in un libro, e così è stato.
E’ interessante come ha deciso di trasformare queste storie della buona notte in una per persone più adulte: “A dire il vero non direi che le favole polacche siano proprio per bambini” aggiunge “Molte di esse sono molto paurose, mi ricordo che quando ero piccola ne ero spaventata” e ne cita alcuni come il drago che beve così tanta acqua da esplodere, oppure della principessa che è alla sommità della Szklana Góra (Montagna di vetro) in cui le persone cercano di raggiungerla e muoiono e i loro corpi si ammassano ai piedi della montagna.

La storia più importante del libro Where the dark stands still è quella sul fiore di felce, che regala ricchezze immense a chi riesce a trovarlo, che però non le può condividere. Una delle versioni racconta di un giovane in cui trova questo fiore, ma quando ritorna a casa non può dare i soldi alla sua famiglia che muore in povertà, mentre un’altra versione racconta di come ha dato tutto ciò che aveva ad una povera signora e così facendo ha perso tutto il potere che il fiore gli aveva dato. Ania pensa che quindi siano più racconti ammonitori riguardo all’avidità e che sono quindi di valenza universale, un po’ come le storie dei fratelli Grimm, che al contrario di quello che ha raccontato la Disney, sono più oscure.
E’ stato descritto spesso come un retelling della Bella e la Bestia, ma è veramente così? In realtà è stato del tutto accidentale, anche se ci sono molti elementi che fanno in modo di ricollegarsi alla fiaba come il fiore, la biblioteca, un personaggio mostruoso. Siccome le cultura slava per molte persone è sconosciuta, utilizzare la Bella e la Bestia come promozione, è stato anche un modo per far capire a cosa si va incontro.
Nonostante ciò, ha utilizzato molti miti slavi cambiandoli in alcune parti per far in modo che potessero adattarsi al meglio al libro. Ha fatto inoltre dei cambiamenti intenzionali su due tipologie di demoni: Shtriga e Rusalki, entrambi sono tradizionalmente femminili, la prima è una vampira mentre la seconda una sirena, ma Poranek ha deciso che invece nel suo romanzo voleva due demoni maschili quindi ha fatto in modo che assumessero proprio questa forma.

Parlando invece di Liska, il suo nome vuol dire volpe, ed è proprio così che Leszy la chiama, partendo da “volpe sempliciotta” fino a “Liseczka” che è proprio la traduzione di volpe in modo affettuoso. Questo cambiamento lo si può notare a metà del libro, quando prima si riferiva a lei solo con il suo soprannome, infatti Ania voleva proprio far in modo che ci fosse questa distanza tra i due, in cui Leszy crea un muro tra di loro, non utilizzando nemmeno il suo nome, fino a quando non capisce che tiene a lei. Smette di chiamarla anche “volpe sempliciotta” quando realizza che sono allo stesso livello ed è un modo per rispettarla.
L’altro personaggio principale, Leszy, viene proprio dal folklore slavo, e a differenza di Where the dark stands still, è rappresentato come un vecchietto del bosco. Questa figura mitologica ha sempre attratto la scrittrice: “Non puoi darmi un uomo associato con la foresta e che molto spesso viene ritratto che indossa una testa di teschio e poi dire che questo è un uomo anziano. Per me è stato un no.” Si è divertita quindi a dare una svolta a questa creatura creando l’interesse amoroso perfetto. Voleva che però ci fosse comunque questo legame con la foresta e il pensiero duale della mitologia: infatti il Leszy è visto in modo positivo, che può aiutare nel bosco e diventare una guida, ma anche negativamente, se viene disturbato diventa cattivo e al contrario può far perdere le persone nei boschi. Questo aspetto è proprio un aspetto caratteriale che è perfetto per il personaggio del libro.
Un tema importante è il found family, infatti mentre scriveva ha seminato nel corso della storia i momenti in cui sarebbero apparsi i vari personaggi, ogni persona è diversa, ma quando si incontrano riescono a funzionare come famiglia. Ha sempre desiderato poter raccontare di più con Maksio e Leszy in particolare, perché nella sua testa, hanno una relazione molto più ampia di quella che è riuscita a inserire nel libro. Per lei è stato divertente dare a tutti loro, ruoli diversi all’interno di quella famiglia: Yaga è una specie di zia o nonna cattiva, Liska e Leshy sono mamma e papà, e poi Maksio è il bambino che adottano e c’è anche un cane spaventoso a completare il quadretto.
Se potesse, Ania vivrebbe come i suoi protagonisti nella casa del sorbo selvatico e si immagina che più Leszy vive lì, più essa diventa più bella. Tutti tra i suoi personaggi hanno qualcosa, un pezzo di lei dentro di loro, ma si sente molto affine a Yaga: “A volte mi sento come un vecchio spirito di casa scontroso. Sono sempre scontrosa.” poi aggiunge “Lei mi piace davvero. La amo. È la mia preferita da scrivere. È ridicola nella sua scontrosità.”
In questo libro non mancano i messaggi che la scrittrice vuole trasmettere: uno di quelli più importanti è trovare il proprio posto nel mondo. Infatti, all’inizio Liska si sente persa e cerca molto duramente di far parte di un posto in cui non appartiene, che è anche il luogo che in realtà non la vuole. “Penso che sia qualcosa in cui molte persone si identificano, questa idea di avere qualcosa dentro di te che ti rende diverso da tutti gli altri. Ed essere costretto a sacrificare questo o a trovare un posto diverso, a cercare una comunità che sia diversa da quella in cui ti trovi.” E poi si tratta davvero solo di due persone che si insegnano a vicenda che va bene essere vulnerabili e Leszy impara a essere di nuovo umano, ad amare di nuovo. E per Liska, è imparare ad aprirsi e a trovare un posto in cui si sente al sicuro nel farlo e allo stesso tempo diventare molto più sicura di sé e semplicemente più forte e iniziare a prendere decisioni. E’ si un insieme di tante cose ma comunque legate al tema di appartenenza.

Il suo prossimo libro A trachery of swans che uscirà il prossimo anno, è un retelling saffico del Lago dei cigni raccontato dal punto di vista del cigno nero, Odile. Questa idea le è venuta dal fatto che vedendo il film di Barbie per lei era ingiusto tutto quello che era accaduto nei confronti di Odile, perchè sì, nel film si comporta in maniera orribile ma non è colpa sua. Successivamente ha visto anche una serie di balletti e guardato molte versioni differenti del Lago dei cigni per capire tutti i percorsi diversi che la storia potrebbe prendere. Adattare un balletto non è mai molto facile perché non c’è molta trama su cui lavorare, ma l’ha divertita dare a Odile la sua redenzione. Con l’inizio del libro lei è veramente orribile, cattiva, fastidiosa, e poi inizia il suo viaggio in cui si redime per le sue azioni e si innamora di Marie Daudet, che è il cigno bianco.
E poi c’è il principe, che anche lui ha la sua storia, e le è piaciuto molto scriverlo. Dal suo precedente libro cambia l’atmosfera, invece di essere in una foresta, questa volta è un palazzo nella Francia di fine XVII secolo, con stregoni e pieno di magia che sta un po’ cadendo a pezzi.
Ania, come detto precedentemente, è un’autrice esordiente, e alla domanda “Che cosa diresti alla te stessa del passato” ha risposto che le direbbe semplicemente di continuare, soprattutto perchè nell’ultimo anno, ha potuto incontrare molti dei suoi eroi d’infanzia, che hanno significato molto per lei mentre cresceva. “Se potessi tornare indietro nel tempo, direi alla me stessa più giovane che ce l’abbiamo fatta, e che saremmo in grado di fare tutte queste cose fantastiche, e che, amare queste cose è bello.” Infatti, quando era giovane amava un sacco di cose da nerd di cui era molto in imbarazzo, ha mosso i primi passi nelle fanfiction e ha imparato a scrivere da lì. Ma alla fine, quello è il motivo per cui ha continuato a scrivere, e per cui può fare quello che fa. A volte è dura, ma alla fine tutto quello che ha fatto, l’ha portata dov’è oggi.
A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)
