
Nella famosa città sull’acqua e piana di canali, vicino ai giardini della Biennale, ne La Serra dei Giardini, che organizza molti workshop, tra cui quello in collaborazione con Claudia, conosciuta sui social come Un gomitolo a Venezia, avvengono i Knitcafè, incontri di gruppo aperti agli appassionati di maglia e uncinetto, che vengono per imparare, ma anche condividere le proprie conoscenze, a cui partecipano una ventina di knitter.
Questo progetto è iniziato dieci anni fa, perchè non riuscendo a trovare nessuno che potesse darle una mano ad evolvere il suo lavoro a maglia, Claudia, stufatasi di fare la solita sciarpetta, tramite internet ha scoperto l’esistenza di nuove tecniche con i ferri circolari, ma purtroppo in Italia – o meglio a Venezia, posto in cui abita – le mercerie erano molto ridotte e non al passo con i tempi per quanto riguardava certe tipologie di costruzione a maglia. Iniziando quindi da sola, è venuta a conoscenza poi dei Knitcafè e buttandosi nel vuoto, ha trovato un grande accoglimento da parte della Serra dei Giardini ma anche dalle persone, sia nuove, sia che lo frequentano già da un po’ di tempo.
Sebbene ognuno dei partecipanti è diverso, partendo dalla conoscenza di lavorare a maglia, passando all’età, fino alla professione e cultura, il gruppo che si è creato è unito, infatti durante questi incontri non si impara solo a lavorare a maglia, ma si parla, si condividono i progetti e nascono delle amicizie, connessioni tra persone che in un’altra maniera non si sarebbero anche mai incontrate. La gioia inoltre oltre il bel ricordo, è vedere che allenandosi e continuando a provando ci sono dei risultati da tenersi quello che si crea.
“La maglia in generale è considerata soprattutto in questi tempi un po’ frenetici, dove siamo sempre di
corsa, una maniera per cercare un po’ di meditare.”

“Io parlo per me stessa” dice Claudia “Ma nel momento in cui mi siedo e faccio a maglia, incontro un pochino la calma, la quiete di me stessa. Il movimento ripetitivo mi serve tante volte proprio per entrare in uno stato quasi di ipnosi e mi rilassa, mi scioglie anche qualche pensiero o qualche cosa che c’è in testa.” Grazie ai Knitcafè lei stessa ha conosciuto persone stupende, che sono diventate sue amiche e quindi spera che questo gruppo continui e che diventi sempre più affollato.
Ogni volta ci sono sempre persone nuove che vogliono imparare e mettersi in gioco, ma viene dato anche lo spazio a quelli che sono dei veri talenti: “Il Knitcafè di oggi ci ha portato due persone, Elena e Angela, che io chiamo i draghi della maglia perché sono persone che sanno costruirsi da soli i propri capi e fanno delle meraviglie e secondo me sono artiste, nel vero senso della parola.” Quindi il Gomito alla Venezia non ha solo una funzione di insegnamento ma ha anche di talent scout, in modo da far conoscere anche a chi è al di fuori di questo gruppo delle artiste che in un’altra maniera non sarebbero neanche mai state viste.
Inoltre qui si parla anche di idee attuali: grazie agli incontri le persone possono crearsi dei nuovi capi e così facendo si riduce la necessità di comprarne. “Un tema che a me sta molto a cuore che è quello della sostenibilità perché attualmente, purtroppo, la moda è una moda usa e getta.” Claudia in prima persona ha notato che la maggior parte delle fibre dei capi che compra sono sempre più chimiche, non sono naturali, mentre negli incontri che organizza si utilizzano sempre fibre naturali come la lana, il cotone, la seta. “C’è quindi anche uno spirito di insegnamento e che ci renda responsabili nell’indossare dei capi
responsabilizzandoci e sapendo che i materiali che usiamo sono materiali buoni.”

Nonostante il lavoro a maglia sia considerato un lavoro più da anziane, in questi incontri ci sono diverse fasce d’età. La maglia è un’arte antica però sta abbracciando in questi tempi moderni una nuova moda che è quello dello stile. Stare insieme senza per forza dover utilizzare gli smartphone, fa in modo di essere più felici di trovarsi e condividere questa passione che interessa sia le ragazzine giovani e molte universitarie, naturalmente anche gli uomini che ultimamente si stanno approcciando alla maglia e a qualche incontro sono venuti anche un paio di ragazzini.
“E questo a me veramente piace e mi addolcisce il cuore perché hanno capito e fanno in modo che loro stesse poi portino questa tradizione ancora più avanti. Questo è il bello, perché tanti imparano dalla nonna, dalla mamma, però tante volte loro hanno queste antiche anche vecchie tecniche. Noi prendiamo l’arte, prendiamo questa tecnica e la modernizziamo e rendiamo anche un po’ più attraente, perché certi tipi di costruzioni sono anche più semplici di una volta.” Ad esempio il metodo top down di girare con i ferri circolari permette anche di avere dei risultati prima e quindi i giovani vedono subito e hanno gratificazione nel vedere il frutto del loro lavoro anche in poco tempo.

Uno dei progetti più importanti di quest’anno del Gomitolo a Venezia è stato lo Scialle veneziano: esso è sempre stato un capo molto di moda nelle calli di Venezia, basti pensare al detto tacar boton (attaccare bottone), nasce dall’uso di questo scialle che le veneziane indossavano. Essi avevano delle frange molto lunghe e quando le donne parlavano con i soldati, nel movimento dello scialle le frange ogni tanto si impigliavano nei bottoni delle loro giubbe e da qui il famoso detto. In questa città è un capo importante soprattutto perchè ha rappresentato un periodo del dopoguerra dove vi era lutto e quindi era nero ed era inoltre assolutamente alla moda. Tutte le donne veneziane avevano lo scialle, tant’è che nel 1927 fu indetto un concorso e Tina Marinetti è stata la vincitrice. “Quando ho visto questa foto fatta alla Fermata della Salute, mi si è scaturita proprio l’idea di dire: perché non riportare in voga questo capo un po’ lasciato perdere?”

Ma non è Claudia che si è inventata il riportare in vita lo scialle, infatti ci sono dei designer inglesi e olandesi tra cui Stephen West che hanno proprio preso il modello di questo capo e l’hanno rinnovato, riempito di colori con costruzioni diverse e con piena libertà. “Però il mio obiettivo e quello che spero è che indossando il nostro scialle fatto a mano, potremmo riportarlo tra le calli veneziane e fare in modo che pian pianino ritorni così di moda.” Infatti per il prossimo anno vorrebbe che prendesse finalmente forma il concorso dello scialle veneziano in maniera tale da organizzare qualcosa di bello.
Nel futuro un altro suo desiderio è di espandere l’arte a tutte le persone possibili e soprattutto creare un gruppo che si aiuti a vicenda e che si sostenga.
“Io sono contentissima perché la Serra dei Giardini ci approccia anche con il suo ambiente che è naturale, contornato di piante e secondo me l’arte più natura creano la bellezza.”

A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)
