L’idea nasce da una commedia rappresentata in moltissimi paesi e con grande fortuna . Noi quindi siamo partiti da quel testo e avendo anche attenzione di una trasposizione cinematografica che è stata realizzata in Spagna 7/8 anni fa con il vantaggio di partire da un testo che aveva grande qualità di scrittura e potendoci permettere di fare un salto in avanti ..sia, aumentando le ragioni che scatenano questi disturbi {…}
Queste le parole del regista Paolo Costella durante la conferenza stampa, realizzata , in onore dell’uscita del film «Una Terapia di Gruppo», fissata per il 21 novembre 2024, prodotto da Warner Bros.

La trama
La storia segue le vicende di sei pazienti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo, che per errore si trovano convocati alla stessa ora nello studio di uno psicoterapeuta , che, però, di ritorno da un convegno a Berlino, è molto in ritardo.
Costretti a fare gruppo, i pazienti dovranno riuscire non solo a confrontarsi con i propri traumi personali, ma anche ad andare d’accordo e instaurare un rapporto di reciproca fiducia, dando vita ad una esilarante terapia di gruppo autogestita.

Una storia reale
È difficile definire questo film o comunque la storia che c’è sotto. Può sembrare una semplice commedia banale, che mira solo a fare ridere ma in realtà non è così. Perché dietro a una risata c’è la realtà. La triste e dura realtà. Il regista con questo film vuole darci numerosi insegnamenti.

Ognuno di noi ha o ha avuto in passato problematiche legate alla paura del giudizio, alla paura di fallire oppure alla paura della società umana, in un certo senso. La nostra è una società, in cui è difficile farsi accettare, soprattutto se si hanno dei disturbi. Disturbi che possono arrivare a farci mettere in dubbio noi stessi, che possono farci isolare dalla società.

Federico, Annamaria, Emilio, Bianca, Otto e Lili sembrano pianeti completamente opposti, che non si allineeranno mai. Eppure il destino alle volta ci mette il suo zampino. Ognuno di loro ha dei problemi. Problemi legati al passato, problemi legati al presente, problemi che non permettono di vivere la vita serenamente o di riuscire a fare amicizia. Problemi con cui purtroppo bisogna convivere.
Ed è proprio questa una delle cose che colpiscono di più. Che i personaggi sono umani, reali. Che non sono i soliti personaggi stereotipati, che si vedono nella maggior parte dei film. Anzi ognuno di loro ha un qualcosa che li contraddistingue, che li rende speciali. Gli insegnamenti di questo film, come citavamo in precedenza, sono tanti ma quelli più importanti sono la condivisione e l’empatia. È facile empatizzare con i personaggi, è facile immedesimarsi e rispecchiarsi in loro, perché viene da domandarsi «Se ci fossi stata io, al suo posto, cosa avrei fatto, come mi sarei comportato?» e senza dubbio questo è un punto a favore del film.
Penso che l’empatia è alla base per poter comunicare e la condivisione è uno dei temi di Una Terapia di gruppo dove appunto i personaggi iniziano ad un certo punto a condividere. Credo che sia molto difficile, oggi, riuscite a condividere e comunicare- afferma Ludovica Francesconi

Quando i personaggi si ritrovano a dover “convivere” tra di loro la situazione, inizialmente sembra scaldarsi ma comunque dopo un po’ iniziano ad aprirsi. Questo perché comunque volente o nolente, iniziano a rispecchiarsi gli uni negli altri. A vedere che sono più simili di quanto pensano. A capire che non tutti sono così male e che ci sono sempre quelle rare eccezioni, che possono capirci.

Mettere sei persone con quel tipo di disturbi insieme, crea all’inizio, nella prima parte , conflitti, esaspera i problemi. Poi quando cominci a sentire di non essere giudicato, ti senti più libero di aprirti, di occuparti degli altri e allora, forse qualcosa di te risolvi- afferma il regista del film
E questo effettivamente è, ciò che succede ai nostri protagonisti. Iniziano a sentirsi liberi di poter essere sé stessi, di poter dire o fare ciò che vogliono, di potersi aprire.
I disturbi
Federico è affetto dalla sindrome di Tourette, una malattia che purtroppo oggigiorno colpisce numerose persone e che «non ha una cura». Una malattia che viene descritta «in modo comico » ma che ci fa capire anche quanto possa risultare sgradevole agli occhi degli altri. Federico non riesce a controllare il suo modo di parlare, e anche i suoi gesti: dice e fa cose per poi pentirsene poco dopo. O comunque cose che non vorrebbe. Il suo personaggio ci fa capire quanto sia difficile convivere con questo problema. Quanto possa farci sentire sbagliati agli occhi degli altri e farci risultare per quelli che non siamo. Quanto, soprattutto possa farci vergognare comportarci in un determinato modo, quanto, magari, noi vorremmo solo stare in pace con noi stessi e invece ci ritroviamo a dover affrontare qualcosa più grande di noi.
Lo stesso Claudio Bisio, che interpreta questo personaggio ha affermato che «…pare che dalla sindrome di Tourette non si possa guarire , io mi sono informato con i medici che ci si può convivere con quello, soprattutto perché convivere facilmente perché poi ci sono vari gradi, parte dal livello minimo, sono dei tic che sono facilmente controllabili {…} per poi arrivare a quelle un po’ più grandi come raccontiamo noi, con parole, parolacce»

Il disturbo di Annamaria ossia essere maniaca del controllo è probabilmente quello in cui più persone si rispecchierebbero. A quanti di noi è capitato almeno una volta di uscire di casa e domandarci se abbiamo lasciato le chiavi della macchina, le chiavi di casa o altro? Ecco, immaginate queste domande triplicate però. Il suo problema però non è solo la mania del controllo anzi. Il suo personaggio è la dimostrazione di quanto a volte faccia paura aprirsi, di quanto faccia paura ammettere agli altri e di conseguenza anche a sé stessa. E con il suo personaggio su vuole fare capire quanto il primo passo per guarire è ammettere di aver bisogno di aiuto.

Poi abbiamo Emilio, personaggio che , a causa del suo disturbo ha perso la sua fidanzata. È ossessionato dal calcolo aritmetico… e conta tutto quello che gli capita sotto tiro. Il suo personaggio è la dimostrazione di come non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Dietro alla persona più socievole del mondo, magari c’è qualcuno che soffre più di quanto pensiamo. Allo stesso tempo, però ci viene fatto capire come non bisogna sottovalutare alcuni disturbi e come, il suo personaggio, ha questo disturbo ha causa di un trauma infantile, dovuto all’ambiente scolastico.
A causa di traumi passati Bianca, si è ritrovata ad essere fissata con la pulizia, che sfugge qualsiasi contatto umano…Questo perché ha paura di soffrire ed essere ferita di nuovo. E soprattutto è quella che ha sofferto di più in passato. Sofferto perché vittima di un Revenge porn, sofferenza che l’ha portata ad essere fragile e a rinchiudersi, ancora di più in sé stessa. Ma non solo. È addirittura arrivata a non uscire più, non avere più rapporti con nessuno, a rimanere sola. Questo ci fa capire come la violenza debba essere denunciata e comunque non debba esserci più
La stessa Valentina Lodovini, interprete del personaggio di Bianca, ha ammesso di aver fatto un duro lavoro con questo personaggi «Capisci la violenza subita, il trauma, sofferenza, la fragilità, dalla quale ne deriva, la vergogna, che non si dovrebbe provare, però il primo sentimento è quello della vergogna, la solitudine estrema {…} Per me Bianca era sempre presente, era sempre presente tutto quindi c’era questa chiusura però non naturale e quindi, poi quando arrivano gli altri c’è bisogno dell’altro »

Tra gli altri disturbi trattati nel film ritroviamo la Fomo, grazie al personaggio di Otto , che non si stacca quasi mai dal cellulare. Questo è dovuto alla paura di essere isolati dal mondo, di perdere il lavoro, la paura di rimanere esclusi da qualsiasi occasione di lavoro… la paura di perdere contatti con il mondo esterno. Un disturbo, che molto probabilmente, rispecchia la maggior parte delle persone. Basti pensare a quante volte siamo attaccati costantemente al telefono, quante volte siamo connessi , a quante volte non riusciamo a lasciare lo smartphone per paura e a quante volte ci sentiamo isolati dal mondo esterno.
Lo stesso Leo Gassman, interprete del personaggio ha affermato che siamo tutti un po’ cosi, che viviamo in una società, in una realtà iperconnessa, dove , anche gli adulti si ritrovano.

Lili, ha paura di passare sulle strisce e ripete le cose due volte. Questo a causa di una perdita subita in passato. Ripetere le cose due volte, poi dá una maggiore sicurezza, un maggior autoconvincimento verso sé stessi e verso gli altri. E soprattutto si ha una maggior sensazione di controllo. Le strisce sono metafora della separazione tra ciò che è sicuro e ciò che non lo è.
La morale
Ciò che ci viene fatto capire con questa storia è come il nostro passato volente o nolente influisce su di noi e sulle nostre scelte.
Come l’unico modo per superare gli ostacoli e le nostre paure è aiutare gli altri, come non bisogna lasciarsi abbattere alle prime difficoltà e come non bisogna mai smettere di credere in sé stessi e nelle proprie potenzialità.
Ogni persona è diversa, ogni persona ha i suoi problemi eppure…basta trovare le giuste persone con cui affrontarli.
Ogni cicatrice racconta una storia. Alcune sono visibili, altre no. Eppure, ognuna di esse porta con sé il peso di un passato che si riflette nel presente, condizionando scelte, paure, e persino sogni mai realizzati.

Una terapia di gruppo vi aspetta dal 21 novembre al cinema!
