Novembre è stato un mese pieno di novità per la piattaforma IWONDERFULL, che ha presentato numerosi nuovi titoli, tra cui il thriller psicologico Non Riattaccare (2023) di Manfredi Lucibello.
La paura può avere molte voci, ma in Non Riattaccare ne ha una sola: quella che si insinua nella mente, amplificando ogni sussurro, ogni silenzio. Il film non si limita a raccontare un thriller: lo vive, trasformando una semplice chiamata in un viaggio vertiginoso dentro l’oscurità dell’animo umano.
Il film, premiato al Torino Film Festival, rappresenta un vero e proprio viaggio contro il tempo e soprattutto contro i propri demoni interiori, un confronto spietato con il proprio lato oscuro.
Se pensavate di potervi proteggere con un semplice ‘clic’ sul pulsante di fine chiamata, preparatevi a scoprire quanto è difficile davvero… riattaccare.
Trama
Roma, marzo 2020. È dura restare in casa quando fuori è primavera, ma il lockdown lo impone a tutti, anche ad Irene, che non riesce a dormire e che ci prova con una manciata di pasticche. Una telefonata all’improvviso vanifica qualsiasi speranza di riuscirci, perché dall’altra parte c’è la voce di Pietro, l’ex compagno lasciato traumaticamente sei mesi prima. Vuole farla finita Pietro, con la professione, con la vita soprattutto, che gli ha chiesto un conto troppo salato. Non ci pensa un attimo Irene, sale in macchina e avanza dentro una notte mai così nera, su cui incombe la pandemia e il fantasma del suo amore perduto.
Inizia così un viaggio contro il tempo, con il piede schiacciato sull’acceleratore, dove ogni secondo che passa potrebbe essere quello decisivo.
E tra suspense e colpi di scena conosciamo meglio i due protagonisti, la loro storia e tutti gli eventi che li hanno irrimediabilmente portati a questo momento.

La voce dall’altro capo del telefono
In Non Riattaccare troviamo un espediente narrativo già ampiamente conosciuto nella storia del cinema: la voce dall’altro capo del telefono. Film come Locke di Steven Knight, Lei di Spine Jonze con l’incredibile voce di Scarlett Johansson, o Una voce umana di Roberto Rossellini dimostrano come questo elemento possa diventare un mezzo per esplorare la mente umana e soprattutto aumentare la tensione del film.
Nonostante sia un esperimento già conosciuto, non perde il suo fascino. E Manfredi Lucibello ne fa un uso magistrale, riuscendo a rendere appieno tutta la suspense e la paura, in un perfetto equilibrio tra scrittura, regia ed interpretazione.
Seguiamo dunque Irene, interpretata da Barbara Ronchi, nella sua corsa verso Pietro, la cui voce è quella di un eccezionale Claudio Santamaria. L’attore compie un’impresa difficilissima: riuscire a far percepire tutte le emozioni e gli stati d’animo (paura, disperazione, determinazione) utilizzando esclusivamente la propria voce. Infatti, il pubblico non conosce Pietro e non lo vede fino all’ultimo momento del film. Nonostante ciò, grazie alla bravura di regista e attori, si va a creare un profondo legame di empatia tra spettatori e personaggi, riusciamo a percepire le loro emozioni e le loro ansie, e ci immedesimo in esse. Irene diventa i nostri occhi e orecchie, e proviamo ogni sussulto, dubbio e speranza.
Santamaria invece ci porta all’interno della sua mente, nel groviglio delle sue emozioni, rendendoci partecipi del dramma interiore che lo avvolge, senza mai mostrarlo realmente.
Questo equilibrio perfettamente studiato tra ciò che viene mostrato e ciò che invece è solo suggerito ci immerge completamente nella storia. É come se ci trovassimo anche noi al telefono con Pietro, trattenendo il respiro come Irene, nella speranza che scelga di “non riattaccare”.

Il viaggio in macchina
Altra particolarità del film è sicuramente il numero limitato di personaggi. Tralasciando la voce di Pietro e pochissime comparse, infatti non vediamo nessun altro a parte Irene. Lei è la protagonista assoluta, il filo conduttore della storia. Questo focus su di lei amplifica ancora di più la solitudine e l’intensità della sua esperienza, data anche dall’ambientazione del film durante il covid. Il contesto della pandemia, con la relativa quarantena, infatti, contribuisce ad aumentare il senso di paura, isolamento, incertezza che si percepisce dal film, e che tutti abbiamo provato in prima persona durante il lockdown e nel quale dunque possiamo immedesimarci nuovamente.
Un aspetto fondamentale del viaggio di Irene è l’ambientazione, quasi totale, in macchina, che funge da spazio quasi claustrofobico. Irene qui è costretta a confrontarsi con le difficoltà, ma soprattutto con sé stessa e con il proprio passato. Il suo viaggio quindi non è solo fisico, ma anche simbolico, un percorso emotivo e psicologico.
Man mano che il viaggio di Irene procede, scopriamo parti del passato della sua storia con Pietro, e tutti questi elementi, uniti alle difficoltà che Irene incontra nel suo cammino, incrementano ancora di più il sentimento di tensione protagonista dell’intero film.
La domanda fondamentale che non possiamo fare a meno di chiederci è: Irene arriverà in tempo?

Il regista: Manfredi Lucibello
Classe 1984, Manfredi Lucibello si è Laureato al Dams di Bologna e diplomato al master biennale della Cineteca di Bologna. Nel 2010 scrive e dirige il cortometraggio Storia di Nessuno, per il quale riceve numerosi premi internazionali. Nel 2013 vince il premio Young Italian Filmmaker Award, indetto dall’Istituto Italiano di Cultura di New York e dal Ministero degli affari esteri. Dopo una serie di documentari che gli hanno fatto ottenere numerosi riconoscimenti, nel 2018 scrive e dirige il suo primo film per il cinema, Tutte le mie notti, prodotto da Mompracem, con Rai Cinema. Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film è uscito nelle sale nel marzo 2019. Il film ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Nastro d’Argento a Benedetta Porcaroli come attrice rivelazione.

Con Non Riattaccare, Manfredi Lucibello confeziona un thriller che, con pochissimi elementi, riesce a tenere lo spettatore incollato al filo della tensione. La forza delle voci e delle emozioni che evocano trasforma una semplice telefonata in un viaggio emotivo che fa trattenere il fiato.
