Un nuovo anno, un nuovo modo di fare musica al cinema. Con “Better Man”, Michael Gracey ci offre un biopic che rompe gli schemi, trasformando Robbie Williams in uno scimpanzé.

Un biopic fuori dagli schemi: Robbie Williams come non l’abbiamo mai visto
In arrivo il 1° gennaio 2025, Better Man si presenta come un progetto decisamente audace e innovativo. Diretto da Michael Gracey (The Greatest Showman), il film ripercorre la vita di Robbie Williams con un approccio tanto bizzarro quanto intrigante: il celebre cantante è rappresentato come uno scimpanzé, grazie alla tecnologia del motion capture, con Jonno Davies nei suoi “panni” digitali. Williams, però, dona la sua voce al personaggio, assicurandosi di essere il cuore pulsante della narrazione.
L’idea di trasformare una pop star in un’icona scimmiesca non è casuale: il regista utilizza questa metafora per esplorare l’industria musicale, descrivendola come un meccanismo che “crea e distrugge scimmie addomesticate”. Attraverso questa rappresentazione, Gracey sembra voler criticare il lato tossico della fama e la disumanizzazione delle celebrità. Il risultato? Una pellicola che promette di essere visionaria, esplosiva e, certamente, divisiva.
Il trailer, montato sulle note di Let Me Entertain You, ha già acceso la curiosità degli spettatori. Le prime reazioni, arrivate dopo l’anteprima al Telluride Film Festival, sono state tiepide ma non del tutto negative, indicando che il pubblico potrebbe trovarsi davanti a un’esperienza unica, capace di ridefinire il genere dei biopic musicali.

La storia di una pop star raccontata tra musica e sperimentazione
Better Man è, a tutti gli effetti, un biopic che racconta l’ascesa di Robbie Williams dai Take That alle vette delle classifiche mondiali, senza dimenticare i momenti di crisi che hanno segnato la sua carriera. La narrazione attraversa non solo i successi, ma anche le ombre, restituendo un ritratto complesso e tridimensionale. A impreziosire la pellicola, un cast d’eccezione: Damon Herriman interpreta Nigel Martin-Smith, l’intransigente manager dei Take That, mentre Jake Simmance veste i panni di Gary Barlow, il frontman della boy band. Non mancano neanche personaggi della vita privata di Williams, come Nicole Appleton (interpretata da Raechelle Banno) e i suoi genitori, Peter e Betty, portati in scena da Steve Pemberton e Alison Steadman.
Dal punto di vista musicale, il film si avvale della colonna sonora di Batu Sener, arricchita dalle iconiche canzoni di Robbie Williams, capaci di far cantare intere generazioni. Tra le scene più attese, quella del concerto al Royal Albert Hall, girata a Londra e basata sul leggendario Live At The Albert.
Dietro le quinte, la produzione ha avuto un percorso lungo e complesso. Iniziato nel 2021, il progetto è stato finanziato principalmente da incentivi australiani e girato nei Docklands Studios di Melbourne nel 2022, con riprese aggiuntive a Londra nel 2023. Lo stesso Williams ha descritto l’esperienza come “super strana”, sottolineando il carattere surreale di vedersi trasformato in una creatura digitale.

Un nuovo modo di fare biopic musicali
Con la sua estetica innovativa e una narrazione che punta al surreale, Better Man si propone come una risposta alternativa ai classici biopic musicali contemporanei, come Bohemian Rhapsody. Non solo un omaggio a Robbie Williams, ma anche una riflessione sul prezzo della fama e sull’assurdità del mondo dello spettacolo. La grande domanda ora è: il pubblico sarà pronto a lasciarsi intrattenere da una pop star in versione scimmia?
“Chi è Robbie Williams? Un narcisista. Una faccia da schiaffi. Un coglione spocchioso”.
Il debutto al cinema darà la risposta, ma una cosa è certa: Better Man sta già facendo parlare di sé, come solo i progetti più audaci sanno fare.
Commento:
Dopo la visione della pellicola, si esce dal cinema con gli occhi lucidi e le indimenticabili melodie di Robbie Williams a riecheggiare nella mente. È impossibile non restare affascinati dall’originalità del concept: trasformare una delle più iconiche popstar dei nostri tempi in uno scimpanzé. Una scelta tanto rischiosa quanto geniale, che rompe le convenzioni tradizionali del biopic musicale per offrire un’esperienza visiva e narrativa unica nel suo genere.
L’azzardo di questa metafora, apparentemente assurda, si rivela essere il cuore pulsante del film. Dietro il paradosso, si cela un’esplorazione toccante e profonda della fragilità umana, dei lati più oscuri della celebrità e del continuo conflitto tra il successo e l’identità personale. È una storia che racconta i trionfi e i fallimenti di una star capace di segnare intere generazioni con la sua musica e il suo carisma.
La regia di Michael Gracey si distingue per audacia e creatività, capace di fondere momenti di stravaganza surreale con sequenze di profonda intensità emotiva. Il film non si limita a essere una celebrazione della carriera di Williams, ma diventa un viaggio universale sulle insicurezze, i rimpianti e la ricerca di un senso in un mondo che spesso è spietato.
Divertente, commovente, e a tratti decisamente fuori dagli schemi, il film è un caleidoscopio di emozioni che affronta temi complessi come la solitudine, la vulnerabilità e la pressione del successo. Anche le scene più controverse e audaci trovano il loro posto in un concept che lascia il pubblico senza fiato.
Michael Gracey conferma il suo talento nel sorprendere e stupire, confezionando una pellicola che non solo intrattiene, ma invita a riflettere, lasciando il pubblico con il cuore pieno e il desiderio di riascoltare ogni nota del repertorio di Robbie Williams.
A cura di: Ale_opinionerd
