Presentazione “Nessun dipinto mi spezzerà il cuore”

Sabrine El Mayel, pittrice e divulgatrice d’arte più seguita e apprezzata sui social, debutta con il suo primo libro incentrato sull’arte edito Becco Giallo, il cui titolo è una grande provocazione: Nessun dipinto mi spezzerà il cuore. Sembrerebbe infatti un paradosso, chi di fronte ad un’opera d’arte non prova emozioni forti? Ebbene, per esperienza personale, la pittrice racconta di come quando viveva a Parigi frequentava quasi tutti i giorni il Louvre, perché non voleva vederlo tutto insieme in un giorno. Si ritagliava tempo per vederlo con calma, e ciò le ha permesso di rendersi conto che c’erano moltissime persone impalate col telefono davanti alla Monna Lisa che non si guardavano attorno e stavano lì solo per fare delle foto. “Questo senso di alienazione e frustrazione mi ha portato a pensare che non tutti in realtà ci emozioniamo. Sarebbe meraviglioso se ciò accadesse in larga scala, ma in realtà non è così.” afferma Sabine “Se ti soffermassi a vedere come accade in un museo, ma anche camminando per strada, c’è questa distorsione della realtà.”

Lo scopo di questo libro è quello di farvi emozionare realmente con storie che toccano tutti, perché ci possiamo rispecchiare in quasi tutte le storie.

Infatti nel suo libro vengono raccontati i fatti di 22 opere, tra cui alcuni dei più famosi come L’urlo di Munch o la Notte stellata di Van Gogh, non solo dal punto di vista artistico ma anche cercando di dare voce ai vari personaggi, i cui temi sono forti e nonostante i dipinti siano ormai di qualche secolo, il loro messaggio rimane sempre attuale. Ciò ha permesso a El Mayel di formulare ipotesi, senza essere mai categorica sui suoi pensieri, visto che, le reali intenzioni le sa solo il pittore. Quindi le varie introduzioni sono la parte a cui tiene di più, perchè è la sua parte creativa, che rispecchia quello che vorrebbe trovare in un libro “Quindi la sperimentazione per me è molto importante quando si è creativi, ma anche quando non si è creativi. Perché comunque tiene viva anche la voglia di scoprire, di inventare, di curiosare.”

Questa sua vena creativa la si nota anche nel primissimo e ultimo dipinto, infatti sono i suoi quadri personali. Essendo pittrice ed il suo primo libro, le faceva molto piacere inserire all’interno una parte di sè, creando così un portale per poter far comprendere al lettore meglio anche lei. In realtà non mostra spesso quello che crea, però questa volta si è voluta davvero mettere in gioco, in tutto e per tutto, non solo con la divulgazione, ma anche con quello che ha realizzato.

Dialogo con Elisabetta Barisoni e Matteo Polo

Quindi, qual è il modo ideale per fruire dei quadri e riuscirsi ad emozionare? Per Sabrine dipende dalla possibilità e dal tempo che si ha a disposizione. Ovviamente se si va a Parigi per tre giorni, si ha la foga e la fomo di voler vedere quanto più si può, ma quello che consiglia è selezionare quello che più piace, infatti è impossibile che possa piacere e interessare tutto. “Come primo approccio io personalmente andrei a cercare tutte quelle cose che so che mi incuriosirebbero realmente e che mi lascino il desiderio di approfondirle. Andare lì e vedere tutto e cercare di vedere tutto è una frustrazione, e aumenta l’ansia.” Questo sentimento è una stretta conseguenza della realtà in cui viviamo, dei social, che bisogna per forza essere sovrastimolati, dover esporre e condividere tutto subito. “Sarebbe meglio selezionare un’area, un dipinto specifico, e goderselo piuttosto che cercare di tornare a casa con più informazioni possibili.” consiglia. Poi Elisabetta Barisoni, responsabile di Ca’ Pesaro, aggiunge “Il problema del nostro tempo è il tempo e la selezione che è però dovuta da chi dovrebbe consigliare le opere.” Infatti per lei, bisogna avere il coraggio di fidarsi di chi consiglia cosa andare a guardare e i responsabili dei vari musei che hanno fatto una accurata selezione dei dipinti.

Per chi non è attrezzato culturalmente, per poter capire un’opera o per arrivare al suo significato, la soluzione è quella di mettere in relazione le proprie emozioni con quelle dell’artista. Infatti noi siamo le prime chiavi di lettura per comprendere qualcosa. Spesso si tende a vedere l’arte come qualcosa di lontano da noi, come un concetto astratto e irraggiungibile, ma in realtà è l’osservatore che aggiunge alla lettura la propria sfera personale in modo da poter interpretare un dipinto. Infatti Sabrine dice: “Guardare quell’opera e interpretarla, ogni volta inseriamo qualcosa di noi e riusciamo così a dedurre o a decodificare qualcosa di nuovo e quindi è importante anche guardare con i propri occhi, non solo con quelli degli altri. Il giudizio dell’opera è qualcosa che è dentro di noi.”

Tra tutti i dipinti che El Mayel ha studiato, ce n’è uno che le sta più a cuore: Oltre la città di Marc Chagall. Quest’opera la emoziona tutte le volte perchè in realtà i due amanti rappresentati sono il pittore stesso Marc e la sua amata Bella. Durante la loro relazione lui si è sempre ritratto in volo con lei perché per lui amore è elevarsi dai mali del mondo e lasciarli alle spalle, guardarli da lontano, volare via. Quindi questa dimensione sognante ed eterea dell’amore, per lui è rappresentata dal blu, perché è un colore che gli ricorda il sogno. Quando Bella è morta non ha più dipinto né se stesso né nessun altro in volo, e l’ultima opera prima che lei morisse è stato lui seduto su una panchina e lei in volo accompagnata da un angelo. “A me questa storia mi emoziona tantissimo ed è per questo che è uno dei miei pittori preferiti.” ci svela Sabrine.

Io ho l’ho vista entrare e ho capito che era lei il mio presente, il mio futuro, il mio destino. – Marc Chagall

A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)

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