Viaggiare con i libri: a New York con gli Aghi d’oro

Continuiamo il nostro viaggio tramite i libri e questa volta arriveremo a New York però al capodanno del 1882 grazie al romanzo Gli aghi d’oro di Michael McDowell già conosciuto grazie alla sua saga Blackwater sempre edita Neri Pozza.

Prendente con voi quindi i fuochi d’artificio, oppure forse no, infondo, non ci sarà molto da festeggiare…

Trama

Anno di Grazia 1882. New York festeggia il nuovo anno tra opulenza e miseria. Dalla sua dimora di Gramercy Park, il cinico giudice James Stallworth, affiancato dal figlio e dal genero, lancia la sua crociata: ripulire il famigerato Triangolo Nero, quartiere di bettole, bordelli, fumerie d’oppio e botteghe di ricettatori, su cui regna la feroce Black Lena Shanks col suo clan di donne versate nelle arti della crudeltà. Ma la sete di potere degli Stallworth dovrà misurarsi con la furia vendicatrice di Black Lena.

Una New York criminale

foto da gettyimages

In una città in cui la differenza sociale è ben demarcata, si viene accompagnati nelle lussuose ville della borghesia, in cui l’agio straripa, in cui si festeggia l’avvenire dell’anno nuovo con fiumi di alcol, e poi si buttati dentro al degrado delle strade, distanti sono un paio di quartieri da quelli benestanti, in cui abitano prostitute, alcolizzati, mendicanti e criminali.

L’ingiustizia è più che evidente in questa New York devastata dalla povertà, in cui ai ricchi non interessa aiutare coloro che sono in difficoltà e che per necessità soccombono al crimine, ma al contrario, rimproverarli e mettergli un cappio sul collo.

Assistiamo così ad omicidi, furti, giochi d’azzardo, combattimenti e fumi dell’oppio rimanendo incapaci di compiere alcunché, tranne seguire le orme della dolce e gentile Helen, e osservare come la famiglia Stallworth cerca di risanare il Triangolo nero anche se è un compito davvero molto difficile, visto che il clan degli Shanks non si fa di sicuro da parte.

Cosa ne pensiamo

La prima copertina originale

Il titolo, Gli aghi d’oro, in primo momento fa pensare sicuramente agli aghi da oppio che tanto spesso sono apparsi nel corso del libro, basti pensare a Maggie e alla sua dipendenza, ma che alla fine riportano anche ad un altro personaggio che non ha fatto nulla per proteggerla e che successivamente subirà lui stesso questi aghi.

Perchè si, la vendetta è ciò che fa andare avanti il libro, il suo motore. Sebbene l’inizio sia un po’ lento e bisogna ingranare un po’ prima di comprendere tutti i personaggi e i legami che ci sono tra di loro, ma una volta entrati nel vivo della storia, nonostante non ci siano colpi di scena, l’attenzione rimane viva su ogni pagina per sapere come va avanti questa faida famigliare.

Essa però è molto forte, quasi come se fosse una vera e propria battaglia tra il bene ed il male, in cui il bene è la famiglia Stallworth, rispettabili, il cui capofamiglia è un giudice, mentre il male i Shanks, criminali incalliti, solo che è più complicato di così. Infatti il lettore viene portato a sostenere la parte da tutti ripudiata, affascinato dai personaggi moralmente grigi e sperando che essi possano avere la meglio contro i loro nemici, che seppur agli occhi della società sono migliori, nel loro animo si annida un’arroganza e un odio che allontanano da loro di conseguenza anche chi legge.

A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)

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