A tre anni dal debutto sul piccolo schermo, la serie tv sudcoreana continua a conquistare consensi, piazzandosi nelle classifiche di Netflix. Dal 25 ottobre è disponibile la seconda stagione di Hellbound, il k-drama thriller ambientato in un universo alternativo apocalittico. Scritta da Choi Gyu-seok e diretta da Yeon Sang-ho, la serie torna in una Seoul che sembra sull’orlo del collasso e dove i cittadini non fanno che vivere nella paura di ricevere la loro sentenza di morte.
Dove eravamo rimasti
L’ordinarietà di Seoul viene spezzata da un rumore terribile proveniente dal sottosuolo, scatenando prima la paura e poi il caos: delle orribili creature, che somigliano molto a dei demoni, appaiono e colpiscono brutalmente i mal capitati, per poi ucciderli. Le entità sconosciute si conquistano il nome di “angeli della morte” e si diffondono le sentenze da parte di entità soprannaturali, che preannunciano la data e l’ora di morte delle persone, destinante all’inferno.
Mentre nessuno riesce a dare una spiegazione a ciò che sta accadendo, si fa avanti la Nuova Verità, fondata da Jung Jin-Su (interpretato nella prima stagione da Yoo Ah-In), che diffonde una dottrina secondo cui le sentenze e le esecuzioni non sono altri che punizioni divine per peccati imperdonabili. La setta del Presidente Jung acquista sempre più credibilità, ma l’avvocata Min Hye-Jin (Kim Hyun-Joo) e il detective Jin Kyunghun si trovano dall’altro lato, costretti alla lucidità. I due hanno si trovano a collaborare per proteggere Park Jung-Ja (Kim Shin-Rok), una madre che ha appena ricevuto una sentenza e che è stata rintracciata dalla Nuova Verità per trasmettere in diretta la sua esecuzione, in cambio di un compenso per garantire un futuro ai suoi figli.

L’esecuzione avviene e la tragica morte di Jung-Ja porta al caos più totale. Nascono così nuove sette, tra cui La Punta di Freccia (Arrowhead), che fa dell’aggressività e della ferocia la sua bandiera. Hye-Jin cerca di scoprire il vero motivo dietro le esecuzioni e scava nel passato del presidente Jin-Su. Ciò porta a una scoperta sconvolgente: il presidente della Nuova Verità ha ricevuto la sua sentenza venti anni prima e la sua fine è vicina. La Nuova Verità viene lasciata nelle mani del pastore, ora il nuovo presidente, e tutto sembra raggiungere una specie di equilibrio.
Nel mentre nasce l’organizzazione segreta Sodo, capeggiata da Hye-Jin, che cerca di contrastare le due sette che stanno prendendo sempre più potere. A stravolgere la situazione arriva una sentenza che condanna una bambina appena nata, generando una guerra ancora più feroce. Sodo vuole rendere pubblica la sentenza, dimostrando che non c’è un intervento divino dietro questo fenomeno, ma pura e semplice casualità. La Nuova Verità tenta di mettere le mani sulla bambina e lo stesso fa la Punta di Freccia. La stagione si conclude con una puntata emozionante: i genitori della bambina partecipano all’esecuzione stringendola in un abbraccio. I due vengono giustiziati, mentre la bambina rimane illesa. Ciò mette in discussione il potere della Nuova Verità, mentre Sodo torna nell’ombra, portando con sé la neonata che viene accudita da Hye-Jin.
La seconda stagione di Hellbound: altre mille domande
Se la prima stagione in qualche modo presentava un problema che, oltretutto, non ha ricevuto una soluzione né una spiegazione, la seconda, invece, esplora i dubbi e gli interrogativi delle masse.
La prima stagione ha lasciato con tantissime domande irrisolte e un plot twist finale che nessuno si aspettava: la resurrezione di Jung-Ja. Questo nuovo elemento ha aggiunto ulteriore confusione alla narrazione, già complicata, e ha dato ampio spazio agli sceneggiatori per aggiungere un nuovo punto su cui riflettere. Nella seconda stagione, infatti, le varie confessioni delle sette vengono messe in discussione e questo porta a un cambiamento di poteri. Oltretutto, la resurrezione di Jung-Ja solleva anche il dubbio sul chi ci sia dietro le esecuzioni e il perché.
Se la prima stagione aveva avuto successo anche grazie alla brutalità degli angeli della morte e alla violenza ultraterrena che permeava quasi ogni puntata, questa volta si vira verso un’altra forma di terrore. Da horror soprannaturale si passa a horror psicologico, dove la paura non è data solo ed esclusivamente dai demoni ma anche dalle persone. La trama stavolta si concentra sulle conseguenze emotive del caos generato nella prima stagione, esplorando come le persone abbiano affrontato la loro vita dopo aver compreso di poter ricevere una sentenza di morte da un momento all’altro. La paura è sempre dietro l’angolo e striscia, come un serpente invisibile, pronta a concretizzarsi laddove ce ne sia bisogno. La parola chiave è incertezza, e permea tutta la stagione in modo sottile e ben pensato.
Non sono più i mostri a generare il terrore, ma sono la mente umana e le azioni umane a scatenare il senso di angoscia nello spettatore: tutto ciò che c’è di mostruoso è ora compiuto dalle persone, che sembrano aver perso completamente la lucidità, colti dalla paura dell’apocalisse. Il terrore diventa concreto, più vicino a noi e per questo più spaventoso, perché più verosimile rispetto ai demoni.

I temi che affronta Hellbound fanno riflettere
Che Hellbound fosse una serie di denuncia, si era già capito nella prima stagione. In questo nuovo capitolo, però, si passa a una riflessione più profonda sul concetto di giustizia, sul fanatismo religioso e sul controllo delle masse attraverso la paura e il timore del divino.
La domanda di fondo della serie rimane sempre la stessa: per quale assurdo motivo le persone ricevono una sentenza di morte? Cosa c’è dietro ancora non è chiaro e, anzi, sono sorte ancora più domande. La giustizia delle sentenze, che nella prima stagione sembrava essere messa in discussione solo da Sodo, diventa una domanda implicita in queste nuove puntate, rimanendo latente per tutto il tempo senza mai sparire completamente.
L’inferno in terra che avevamo lasciato nella prima stagione, diventa ancora più feroce, visto quanto potere le due sette hanno acquisito. La violenza e l’aggressività regnano sovrane, mentre il fanatismo è ciò che manda avanti la popolazione, che sembra sull’orlo della follia. Yeon evoca tante religioni e tanti rituali, ma alla fine la religione più attaccata è quella cattolica. È risaputo che in Corea del Sud ci sia un gravissimo problema con le sette religiose a sfondo cattolico, che fanno il lavaggio del cervello ai fedeli e lucrano su di loro.

Sono tante le serie tv che denunciano questo stesso fatto (una fra tante è l’inquietante Save Me, che è ambientata all’interno di una setta), ma Hellbound entra a gamba tesa, mostrando la Nuova Verità come lo specchio di quelle organizzazioni super istituzionalizzate, che cercando di mantenere il controllo con ogni mezzo possibile. Quello che salta all’occhio in questo quadro apocalittico è proprio il modo in cui il nuovo presidente della Nuova Verità in realtà pensi solo ed esclusivamente a mantenere il potere: non c’è nessuna volontà religiosa dietro le sue azioni e, anzi, sfrutta Jung-Ja per creare una nuova dottrina da propinare ai fedeli e mantenere il controllo sulle masse.
Altra denuncia è chiaramente quella a sfondo politico, che vede come protagonista un nuovo personaggio, la segretaria Lee. Yeon sfrutta questa new entry per mostrare come la politica giochi un ruolo chiave e come anch’essa tenti di non affondare, aggrappandosi al male minore e spostandosi da una parte all’altra, in dipendenza da cosa convenga fare o meno.

Jin-Su: il cattivo che tenta di sopravvivere
Un commento a parte per il personaggio di Jin-Su è obbligatorio, dato che è uno dei pochi personaggi ad avere un arco narrativo all’interno della serie, che resta, da questo punto di vista, sempre molto piatta. Il ritorno del Presidente è un elemento importantissimo, che è stato sfruttato al meglio anche per esplorare l’inferno del mondo apocalittico.
Attraverso gli occhi di Jin-Su abbiamo coscienza di cosa accade una volta avvenuta la sentenza. L’inferno di Jin-Su è fatto di traumi familiari, di dolore, sofferenza e di violenza, che lo portano ad affrontare dei ricordi inquietanti. Qui è obbligatorio cogliere la palla al balzo per elogiare l’abilità registica di Yeon, che è riuscito a far trapelare l’angoscia e il dolore del personaggio attraverso i movimenti di macchina sporchi e veloci, che lo vedono sballottato da una parte all’altra, vittima dei suoi demoni interiori.

Il modo in cui è stata girata questa sequenza (la più bella della stagione) rende bene l’idea dell’inferno e, per la prima volta, lo vediamo reale e tangibile, una gabbia da cui nessuno può scappare. Oltretutto, affronta un tema importantissimo, ovvero che le nostre cicatrici interiori in qualche modo possono influenzare non solo la nostra esistenza ma anche la nostra percezione della morte e, perciò, ciò che ne consegue.
Un applauso va fatto a Kim Sung-Cheol, che ha sostituito Yoo Ah-In, vestendo i panni del presidente Jung. Questo cambio forzato è avvenuto a seguito di una condanna per il suo predecessore, che è stato accusato di aver fatto un uso illegale di un anestetico. Escluso il precedente attore dalla seconda stagione, Kim Sung-Cheol è diventato il nuovo presidente Jung, riuscendo a interpretare il personaggio in maniera magistrale, con una profondità inaspettata.

Il finale di stagione: è davvero un finale?
Tutti coloro che si aspettavano risposte rimarranno lievemente delusi, dato che non ci sono spiegazioni dirette di ciò che sta accadendo ma solo indizi lasciati qui e lì, che rimangono aperti a libere interpretazioni. L’emozione e l’emotività rimangono sempre due elementi ancora all’interno della serie, ma ciò non cambia il fatto che si siano aperti nuovi spiragli difficili da gestire.
I plot twist delle ultime puntate, che ovviamente non vi sveleremo, aggiungono altra carne al fuoco e rendono difficile determinare cosa succederà in una possibile terza stagione. Ancora non è stato annunciato nulla e il finale dell’ultima puntata potrebbe portare a pensare che la serie abbia trovato la sua conclusione. Seppur con un finale aperto, Hellbound 2 ha dimostrato quanto la paura della morte e la sua casualità riesca a trasformare le persone e a renderle meno umane. Lo scopo della serie è mostrare che in realtà i mostri non siano i demoni, quanto più gli umani, che tendono a fare il loro interesse, liberandosi da moralità ed etica, con la consapevolezza di poter morire in ogni momento.

Il finale di questa stagione è chiaro: l’apocalisse sta arrivando e nessuno si potrà salvare. Sebbene le spiegazioni manchino, il messaggio arriva e colpisce come un pugno nello stomaco. Le basi per una terza (e ultima) stagione ci sono, soprattutto perché l’origine degli angeli della morte deve essere ancora spiegata, ma forse la poetica di Hellbound è proprio quella di mostrare con quanta facilità una cosa del genere possa accadere, senza un reale motivo.
L’ultima puntata determina, come prima cosa, la caduta della Nuova Verità. Ciò potrebbe portare ovviamente a un cambio di poteri e all’entrata di una nuova setta, che prenda il suo posto. Al tempo stesso, le sentenze di morte che ricevono i cittadini possono essere un chiaro segno che la serie abbia trovato la sua conclusione e che le persone siano destinate a morire.
Una domanda, però, sorge spontanea: perché Jung-Ja è tornata? E cosa rende la sua resurrezione diversa da quella del Presidente Jung? Ci sono ancora tantissimi interrogativi ed è quindi molto probabile che Hellbound torni, riservandosi il diritto di rispondere alle nostre domande o generarne di nuove.
