“La Guerra dei Rohirrim”: un nuovo sguardo sulla Terra di Mezzo in chiave anime

Il Signore degli Anelli – La Guerra dei Rohirrim” rappresenta una sfida ambiziosa: portare l’universo di J.R.R. Tolkien in un film d’animazione anime, con la regia di Kenji Kamiyama. Ambientato circa 183 anni prima della trilogia diretta da Peter Jackson, il film narra le gesta epiche di Helm Mandimartello, il re di Rohan che dà il nome al celebre Fosso di Helm.

Questa pellicola segna una svolta significativa, non solo per il formato, ma anche per l’approccio narrativo. Philippa Boyens, già sceneggiatrice della trilogia originale, ha scelto di esplorare una storia più intima e culturalmente vicina al linguaggio degli anime, spostando l’attenzione dai grandi temi legati all’Anello a un racconto di resistenza, sacrificio e famiglia.

Un mix tra epica tolkieniana e tradizione anime

L’elemento che cattura subito è l’influenza visiva e narrativa degli anime. Kenji Kamiyama, noto per lavori come Ghost in the Shell: Stand Alone Complex, porta con sé un’estetica potente e un ritmo che fonde l’azione ad alto impatto con un focus profondo sui personaggi. Helm Mandimartello, interpretato vocalmente da Brian Cox, emerge come un leader che sembra essere tutto d’un pezzo, che non ascolta nessuno e vuole far prevalere il suo orgoglio e la sua forza ma in realtà è vulnerabile e umano, alle prese con i pesi del comando e del dovere.

Una menzione speciale va a Hera, figlia del re, che incarna una nuova idea di eroina: complessa, ribelle e disposta a tutto per proteggere il suo popolo. La sua caratterizzazione, ispirata alle protagoniste dei film di Hayao Miyazaki, aggiunge una dimensione fresca rispetto alle figure femminili classiche della saga come Éowyn e Arwen.

Riferimenti al passato, sguardo al futuro

Il film non si limita a omaggiare la trilogia cinematografica di Jackson, ma ne espande il mondo grazie alla partecipazione di artisti come Alan Lee e John Howe. Non mancano momenti emozionanti per i fan di lunga data, come la presenza di Éowyn (con la voce originale di Miranda Otto) e un commovente cameo vocale di Christopher Lee nei panni di Saruman, ottenuto tramite registrazioni d’archivio.

Opinione finale

La Guerra dei Rohirrim è molto più di un semplice spin-off: è un’esperienza che arricchisce l’eredità di Tolkien con nuove prospettive. Il film riesce a bilanciare l’azione epica con una narrazione intimista, esplorando temi universali come la leadership, il sacrificio e il senso di appartenenza.

La scelta di focalizzarsi su un’epoca precedente alla trilogia principale permette al film di espandere il mondo tolkieniano senza forzature, evitando l’ombra ingombrante dell’Anello. Tuttavia, alcune licenze creative, come l’ampliamento del personaggio di Hèra, potrebbero dividere i puristi.

Dal punto di vista visivo e tecnico, il film è un trionfo. Kamiyama e il suo team hanno creato un’opera che non solo rende omaggio a Tolkien, ma reinterpreta la Terra di Mezzo con lo spirito e l’estetica degli anime, creando un equilibrio tra tradizione e innovazione.

“La Guerra dei Rohirrim” non è perfetto. Alcune sequenze risultano sovraccariche e l’intreccio, seppur avvincente, potrebbe non soddisfare chi cerca una fedeltà assoluta a Tolkien. Tuttavia, il coraggio di sperimentare con il linguaggio degli anime e la scelta di approfondire personaggi poco esplorati sono scelte che meritano di essere applaudite.

Questo film è una lettera d’amore alla Terra di Mezzo, ma con una voce propria. Non è semplicemente un prequel: è una storia che arricchisce l’universo tolkieniano, dimostrando che c’è ancora molto da raccontare nella Terra di Mezzo.

Voto: 7,5/10.

A cura di: Ale_opinionerd

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