Hungry Girl: la succube di Eveline Durand

Che cosa potrà mai accadere quando una creatura nata per alimentarsi dell’energia altrui decide di cambiare il proprio destino? Che cosa potrà mai accadere quando una succube, una figura serva dei suoi istinti più primordiali, cerca di percorrere la strada di un amore autentico, umano e puro? Questi sono gli interrogativi alla base di “Hungry Girl: la succube” (Delrai Edizioni), un romanzo che mescola sapientemente il fantastico con l’emotività, il mistero con la riflessione sulle verità più intime di ognuno di noi. Perché alla fine: che cosa potrà mai accadere quando le emozioni sfuggono di mano?

Trama

Una succube immortale, un demone sfacciato che si nutre di energia umana, o almeno questo è ciò che dovrebbe essere Summer Clover alla vigilia dei suoi diciannove anni. Nata per affascinare e pudica fino all’osso, Summer è tutt’altro che comune, ma continua a collezionare figuracce al posto di spasimanti. Diventare un esemplare adulto e far contenta la sua famiglia? Non proprio. Lei vuole aspettare il vero amore, e in attesa di quello giusto è disposta ad abbuffarsi dalla mattina alla sera, a costo di sembrare un fenomeno da circo. Come succube è una vera delusione. A scuola le sue stranezze le causano non pochi problemi, ma lei vuole innamorarsi davvero e stringere un patto con un umano, anche se questo significa restare in balìa del mostro che cresce dentro di lei. Solo il pericolo di una nuova offensiva ai danni del suo clan riuscirà a farla maturare. Summer rivaluta la sua ingenuità e inizia ad accettare i propri bisogni, soprattutto dopo l’incontro con Alvin Scott, perfetto nel suo ruolo di consulente scolastico. Il giovane informatico appena arrivato a Sourhill farebbe a caso suo, se solo fosse meno burbero. Sarà un incidente mortale a intrecciare le loro vite con un patto mistico; un legame che renderà la bella succube la sua sottomessa e lo scettico Alvin il suo donatore. Ma il nemico si nasconde in mezzo a loro e le cose non sono mai quello che sembrano.

LA NOSTRA OPINIONE

Se quello era davvero il futuro, ero certa di una cosa sola: non avrei fatto parte del suo

Nell’immaginario collettivo, la figura della succube è intrisa di un fascino oscuro, un simbolo di seduzione e pericolo che affonda le sue radici nelle leggende e nei miti di tutta Europa. Queste creature, che si nutrono dell’energia vitale degli uomini, infatti incarnano un connubio straordinariamente perfetto tra desiderio e dannazione, come una sorta di perpetuo richiamo all’abisso qual è la tentazione. Tuttavia, in questo romanzo, Eveline Durand ci presenta una rivisitazione totalmente inaspettata, introducendoci a Summer Clover, una protagonista che sfida ogni aspettativa. Ella, infatti, non è la tipica succube delle leggende, bensì una giovane donna che combatte quotidianamente contro la propria natura, cercando un amore autentico e un legame umano vero. Una speranza che sembra solo una fantasia per la sua specie. Ma per quanto possa sembrare sciocca, questa tensione tra la sua natura e il desiderio di cambiare le carte in tavola diventa il fulcro di una riflessione profonda sul conflitto universale tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.

La ricerca di sé stessi

© Henry Fuseli, The Nightmare, 1781, oil on canvas, 180 × 250 cm (Detroit Institute of Arts)

Ciò che ho particolarmente apprezzato è la lentezza con cui la narrazione si srotola, riuscendo così a dare il tempo al lettore di essere cullato dalle parole, soppesando ogni scelta e ogni incontro. Ma quello che ho davvero amato è l’universo che si nasconde all’interno di questo romanzo, dove il soprannaturale riflette pienamente le nostre paure più profonde e i nostri desideri più inconfessabili, diventando così un momento dedicato solo alla riflessione. Infatti, in un mondo sempre più frenetico, Eveline Durand ci offre un raro momento di quiete, uno spazio in cui fermarsi e interrogarsi sulla nostra esistenza, perché la ricerca di sé stessi e del proprio posto nel mondo è un viaggio che non conosce scorciatoie; è un cammino lento, fatto di cadute ma anche risalite, di scoperte e smarrimenti. E Summer rappresenta appieno il pellegrino moderno, alla ricerca non solo di un luogo fisico ma anche di una dimensione interiore dove sentirsi finalmente a casa.

Quindi, possiamo dire che la lotta di Summer non è solo contro una natura che la condanna ad essere diversa dagli altri, ma anche contro le aspettative di una società che non sa come accoglierla. La sua, infatti, è una battaglia per l’accettazione e per l’autenticità: un tema che risuona profondamente in un’epoca come la nostra, in cui l’identità personale è spesso messa in discussione da forze o persone esterne. E allora, ecco che arriva la dolcezza di Eveline Durand che indossa i panni di una perfetta Virgilio e ci guida attraverso questo viaggio, mostrando come la vera libertà risieda nell’accettazione di sé e nel coraggio di tracciare la propria strada e seguirla ad ogni costo, anche quando questa sembra portare lontano dalla propria famiglia. Quindi, la penna della scrittrice riesce a creare un perfetto bilanciamento tra introspezione e narrazione romantica, facendo sì che il lettori si senta non solo un mero osservatore, ma anche compagno attivo nel viaggio della protagonista, perché la sua scrittura, ricca di sfumature e di una bellezza ormai rara al giorno d’oggi, ci trasporta in un mondo che, pur essendo comunque fantastico, riflette pienamente la nostra realtà.

Quando Cupido colpisce una succube

© Google Immagini

Ovviamente, un romance non può essere tale senza la componente romantica, ed ecco che arriva la relazione tra Summer e Alvin Scott, un consulente scolastico la cui comparsa, seppur casuale, si rivela essere determinante. Il ragazzo, infatti, con il suo passato intriso di dolore e la sua fragilità celata dietro una corazza di apparente invulnerabilità, rappresenta alla perfezione il contraltare per Summer. Infatti, la loro relazione, che viene costruita attraverso dei dialoghi molto divertenti ma anche con delle introspezioni condivise, è proprio il carburante dell’intero libro. E ancora una volta devo essere ripetitivo, perché tutto questo non poteva nascere senza l’abilità straordinaria della scrittrice nel saper dipingere i suoi personaggi con una tale profondità e complessità da renderli indimenticabili. Ed anche quelli secondari (di cui ho amato il fratello-incubo di Summer), rimangono impressi a lungo nella memoria, contribuendo così a creare una compagine ricca e variegata della condizione umana, esplorando, talvolta anche temi come la solitudine, il desiderio di appartenenza e la lotta contro un destino apparentemente ineluttabile.

Dunque, possiamo affermare, con assoluta certezza, che la storia di Summer non è solo quella di una succube smarrita in cerca del proprio destino, ma è, in verità, il racconto di tutti noi: di tutti quegli esseri umano che abbiamo mai tentato di vedere dentro di sé, con l’obiettivo di scoprire il proprio posto nel vasto e complesso mondo in cui viviamo. Alcuni, però, purtroppo si smarriscono lungo il cammino, cadono sotto il peso dei giudizi e delle incertezze, incapaci di trovare una via d’uscita e destinati a rimanere bloccati nel labirinto per l’eternità. Altri, invece, come Summer, trovano dentro di loro una scintilla, un fuoco che arde nonostante tutto, ed allora ecco che si rivela la propria identità: sono queste persone che affrontano le tempeste, sfidano le correnti contrarie, si rialzano dopo ogni caduto, guidati solamente dalla tenacia e dal desiderio ardente di trovare il proprio posto nel mondo, giungono alla conclusione che tutti noi siamo un po’ delle succubi.

Conclusioni finali

Ed è vero: la nostra generazione sembra conoscere solo la parola “fretta” come unico parametro di valore. Ma questo libro, edito da Delrai Edizioni, si erge come uno stendardo alla lentezza, una sorta di invito a riscoprire il piacere di gustarsi una buona tazza di tè mentre si medita sul proprio essere. E per quanto la lettura di questo romanzo possa risultare “pesante” per alcuni lettori, è comunque indubbio che la scrittrice, Eveline Durand, riesce a condurci per mano attraverso un viaggio che tutti ci siamo ripromessi di fare almeno una volta nella nostra vita. È un’opera che al sottoscritto rimarrà impressa per molto tempo, perché è stato capace di lasciare un segno indelebile e di farmi riflettere a lungo anche dopo aver chiuso l’ultima pagina e sorseggiato l’ultima goccia di tè.

Valutazione: ★★★★☆  (4 stelle)

A cura di: Segato Gabriele – @literaly_nath on IG

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