“When the Phone Rings” riaccende i riflettori sui K-Drama

Nel panorama sempre più vasto dei K-drama, “When the Phone Rings” si impone sfidando le aspettative e reinventando le dinamiche tipiche del genere. Tratto dall’acclamata web novel The Number You Have Dialed di Geon Eomul-nyeo, questo serie, composta da 12 episodi, unisce romanticismo, suspense e thriller psicologico formando una storia dove il colpo di scena è sempre dietro l’angolo, svelando segreti, traumi e ricercando la redenzione emotiva dei personaggi principali. Nonostante anche questa serie non sia totalmente esente da alcuni cliché, la serie brilla grazie a una trama non scontata e alla grande performance attoriale dei suoi componenti.

Matrimonio combinato

La storia segue Paik Sa-eon (interpretato da Yoo Yeon-seok), giovane portavoce presidenziale noto per il suo fascino e carisma, e Hong Hee-joo (Chae Soo-bin), una donna con mutismo selettivo molto abile nella lingua dei segni. I due sono legati da tre anni in un matrimonio combinato, nato in circostanze assai particolari: quando la sorellastra di Hee-joo ha abbandonato il matrimonio all’ultimo momento, Hee-joo è stata costretta a prenderne il suo posto per salvaguardare l’alleanza tra le potenti famiglie. Tuttavia, dietro le apparenze di una coppia perfetta si cela una relazione fredda e distante, dove i conflitti personali si intrecciano in un rapporto segnato da obblighi e silenzi. Come se non bastasse, il mondo intero crede che Sa-eon sia sposato con la sorellastra di Hee-joo, infatti lo scambio è stato mantenuto segreto al fine di preservare la reputazione delle famiglie.

406: Il ricattatore misterioso

La vita di Hee-joo subisce una svolta drammatica quando viene sequestrata nella sua stessa macchina da un misterioso criminale. L’uomo chiama Sa-eon e minaccia di uccidere Hee-joo se quest’ultimo non lo ascolta; dimostrando il poco interesse che nutre per la moglie, Sa-eon riattacca dopo aver chiesto al rapitore di comunicargli dove lascerà il corpo. Hee-joo ascolta tutta la conversazione e, disperata e arrabbiata, riesce a fuggire portando con sé il telefono criptato del rapitore. Invece di denunciare quanto le è capitato o consegnare immediatamente l’oggetto alle autorità, Hee-joo decide di usarlo per liberarsi del marito: fingendosi il rapitore, inizia a contattare Sa-eon sotto il nome in codice “406”. L’intento iniziale è quello di manipolarlo per spingerlo a chiedere il divorzio, ma le conversazioni che seguono prendono una piega inaspettata… attraverso le telefonate, i due iniziano a condividere pensieri e sentimenti mai espressi prima, creando una connessione autentica che supera la barriera dell’inganno. La tensione psicologica cresce esponenzialmente, trasformando il telefono in un simbolo di verità e redenzione, anziché solo un mezzo di inganno.

Ritrovare la propria voce

Uno degli elementi più coinvolgenti di “When the Phone Rings” è la trasformazione emotiva e psicologica dei suoi personaggi. Hee-joo, una donna che per anni ha vissuto nel silenzio a causa di un trauma familiare e degli innaturali rapporti familiari, trova gradualmente la forza di affrontare il proprio passato e i motivi che l’hanno costretta a tacere, sia letteralmente che metaforicamente. Sa-eon, d’altra parte, si evolve da un uomo esteriormente freddo e calcolatore a una figura vulnerabile, capace di riconoscere i propri errori e il proprio bisogno di amore. Questa crescita è accompagnata da una narrazione intima che mette in luce la complessità dei legame e il potere del perdono.

Una trama che non finisce di stupire (allarme spoiler)

Mentre la relazione tra i protagonisti si sviluppa, la trama si arricchisce di intrighi familiari. La famiglia Paik, con le sue ambizioni politiche e i segreti raccapriccianti, rappresenta un microcosmo di potere. La rivelazione che Sa-eon non è il vero figlio biologico dei suoi genitori – ma un orfano cresciuto da un pescatore e scambiato con il vero Sa-eon in tenera età – sconvolge gli spettatori, ma non quanto lo scoprire che il padre biologico è quello che ha sempre considerato essere suo nonno. Questo segreto porta a un confronto finale con il “vero” Sa-eon, un uomo amareggiato, che fin dalla più tenera età ha dimostrato di essere privo di sentimenti positivi e di essere capace di atti biechi e spietati.

Fiera dell’assurdo

When the Phone Rings” non è esente da critiche, in particolare riguardo al realismo della trama e ad alcune scelte narrative. Una delle incongruenze più evidenti è la scarsa credibilità di alcune scene, come quando Hee-joo sopravvive miracolosamente a una caduta da un’altezza considerevole senza paracadute, riportando solo qualche graffio. Inoltre, il background del protagonista maschile, Sa-eon, risulta sorprendentemente sottoutilizzato: la sua esperienza come giornalista di guerra e negoziatore – competenze che avrebbero dovuto aiutarlo a scoprire molto prima l’identità di “406” – viene accantonata, privandolo di una risvolto che sembrava promettente.

Infine, l’episodio conclusivo, che avrebbe dovuto rappresentare il climax emotivo della serie, finisce per cadere nel surreale. Sa-eon abbandona Hee-joo per oltre un anno, vende ogni suo bene e si trasferisce in una zona di guerra (inventata) per espiare una colpa non sua, ma legata alle nefandezze compiute da suo nonno/padre. Hee-joo, incredibilmente, riesce a rintracciarlo e decide di raggiungerlo proprio in quell’area di conflitto, venendo catturata quasi immediatamente. Ancora più assurdo è il momento della riconciliazione: basta un abbraccio tra i due per far decidere a Sa-eon di aver sofferto abbastanza e tornare insieme a lei in patria.

Questi elementi, per quanto non annullino del tutto i pregi della serie, hanno lasciato una parte del pubblico con l’amaro in bocca, soprattutto per un finale che risulta superfluo e mal gestito.

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