Esce oggi “Inarrestabile” il biopic sul lottatore di wrestling Anthony Robles, famoso per aver sfidato i pregiudizi e la disabilità, fino a diventare un campione indiscusso. Disponibile su Prime Video, il film è tratto dal libro Unstoppable: From Underdog to Undefeated: How I Became a Champion, di Anthony Robles e Austin Murphy. Nel cast troviamo Jharrel Jerome, Jennifer Lopez, Bobby Canavale, Michael Pena, Don Cheadle, mentre alla regia William Goldenberg.
Trama
“Inarrestabile” racconta la vita di Anthony Robles (interpretato da un magnifico Jharrel Jerome, che si è preparato al ruolo lavorando a stretto contatto con il vero Anthony per acquisire le movenze e la determinazione necessarie per il ruolo) che, nonostante sia nato senza la gamba destra e abbia subito abusi in famiglia, arriva a realizzare il suo sogno. Con il supporto costante della madre Judy (Jennifer Lopez) e dei suoi allenatori, Anthony riesce a diventare campione di lotta della Division 1 di NCAA, vincendo un campionato nazionale contro l’università che l’ha rifiutato: l’Iowa.
A volte la semplicità basta
Goldenberg ha optato per presentare la storia di Anthony Robles con una semplicità quasi spiazzante. Nel film non sono presenti tecnicismi eleganti e, anzi, la narrazione visiva si mantiene sempre molto lineare e diretta, proprio perché il fine ultimo del lungometraggio è un altro. Non ci sono movimenti di macchina complicati, e la fotografia richiama i colori di quei tempi e di un’America in cui gli underdogs, così come Robles, vengono emarginati.
Una delle caratteristiche che colpiscono di più è il legame emotivo fra Robles e Rocky, che è una figura latente sempre presente nel film, nonché il beniamino del protagonista, che si ispira a lui e alla sua devozione per lo sport. Così come Rocky, Robles è un emarginato. Nato senza una gamba, latino e con un padre discutibile, Anthony è vittima costante dei pregiudizi, che vanno, tuttavia, a scontrarsi con la dura corazza della sua fiducia in se stesso.
È proprio questa la peculiarità di Anthony, che lo rende un personaggio in cui tutti possono rivedersi. È capace di far fronte alle avversità, non solo fisiche, ma anche emotive con una forza d’animo non indifferente, che deriva probabilmente dagli insegnamenti della madre Judy, una donna che è intrappolata in una relazione tossica e disfunzionale, ma che alla fine decide di lottare per i suoi figli.
Allo stesso modo, Anthony diventa un simbolo, la dimostrazione che tutti coloro che hanno un grande cuore possono farcela, a dispetto di ciò che dicono gli altri.

La struttura e l’importanza del montaggio
L’unico elemento tecnico di cui vale la pena parlare, è proprio il montaggio, che svolge un ruolo importantissimo all’interno del film. Quest’ultimo copre tutti i quattro anni di università di Anthony, così come la sua decisione di tentare di entrare alla ASU, dopo la delusione ricevuta dall’Iowa.
Quest’ultima era, infatti, la sua prima scelta proprio per il programma sportivo, che aveva sfornato tantissimi campioni nella sua disciplina. Nonostante le prime avversità, Anthony riesce a entrare in squadra e comincia il suo percorso alla ASU. È stato interessante vedere come il montaggio sia stato utilizzato per dare ritmo e mantenere alta la tensione, soprattutto nelle scene di lotta, che ci vengono mostrate spesso con le stesse inquadrature ma con un editing serrato, che genera hype e aspettativa in chi guarda.
I salti temporali non sono stati affatto fastidiosi e sono serviti a raccontare in maniera ancora più emblematica la testardaggine e la devozione di questo atleta, che voleva raggiungere il suo scopo a tutti i costi.

Le scene più significative e il messaggio del film
Ci sono tantissime sequenze che riescono a strappare una lacrima, soprattutto perché vediamo Anthony lottare fin dall’inizio, con tutti ciò che ha, sebbene gli altri remino contro di lui. Il paragone con Rocky è talmente forte e potente, da far diventare questo biopic familiare, come se lo avessimo già visto. Va sottolineato il fatto che questo elemento non sia negativo e, anzi, ci sembra di conoscere Anthony da sempre. Ne consegue che tifare per lui in maniera sfegatata sia quasi d’obbligo, soprattutto perché, dopo Rocky, il pubblico è desideroso che un underdog abbia la sua rivincita.
Il momento in cui perde per la prima volta il titolo di campione è uno dei più emozionanti, in quanto subito dopo assistiamo a un dialogo con il suo coach del liceo, una persona talmente importante per lui da seguirlo anche negli anni successivi. Il dialogo fra i due personaggi è emozionante e così crudo che tutti possono immedesimarsi nel protagonista, proprio perché parla del suo sogno in maniera universale.

Una sequenza estremamente commovente è il momento in cui Judy legge a suo figlio le lettere inviate dai fan, che rivedono in lui un modello da seguire e un eroe, proprio perché ha dimostrato che nulla può fermarti dal raggiungere il tuo sogno. In quello stesso momento, Judy chiede perdono ad Anthony per non essere riuscita prima a liberarsi della presenza ingombrante del marito e, finalmente, il suo personaggio riesce a evolvere completamente.
Un’altra scena emblematica è quella in cui Anthony si trova sulla scalinata di Philadelphia, la stessa di Rocky, e poggia piede e stampelle sulle sue orme. In quel momento, sebbene il personaggio non parli, riusciamo a leggere ogni singola emozione che l’attore ha trasmesso in maniera magistrale, riuscendo a rendere quell’inquadratura ancora più importante. Sulla stessa scia è da ricordare la scena della vittoria di Anthony è indimenticabile, così come l’inquadratura storica (scena realmente accaduta), di lui che indica il cielo, dopo aver raggiunto il suo obbiettivo.

Inarrestabile è un biopic che sì, racconta la storia di un singolo uomo, ma allo stesso tempo riesce a parlare apertamente a tutti coloro che hanno un sogno, qualunque esso sia. È un film per chi ha deciso di non arrendersi e vuole raggiungere il proprio obbiettivo, senza fermarsi di fronte ai no e agli occhi giudicanti.
Se Rocky potesse vedere questo film, probabilmente sorriderebbe, e magari annuirebbe con soddisfazione, pensando: “Bravo, ragazzo. Ce l’hai fatta.”
