L’occhio della gallina: la recensione

Una produzione Marechiarofilm, L’occhio della Gallina è un autoritratto ironico e non, della regista e autrice Antonietta De Lillo, passato in anteprima il 1° settembre alle Notti Veneziane delle Giornate degli Autori.

Trama

Attraverso un’ironia graffiante e, a tratti, drammatica, Antonietta De Lillo racconta con un film la difficoltà di fare un film. Dopo la creazione del suo progetto migliore, “Il resto di niente”, la regista viene relegata ai margini dell’industria cinematografica, proprio per un contenzioso giudiziario riguardo alla distribuzione del suddetto film, quello che avrebbe potuto consacrarla al grande pubblico.

Antonietta De Lillo racconta con interviste, ricostruzioni e materiali d’archivio il modo in cui si è approcciata al cinema, i suoi primi successi ma anche le prime delusioni, che hanno portato alla mancata distribuzione del suo lavoro migliore.

Antonietta De Lillo e il rapporto travagliato con il cinema

Nata nel 1960 nella città partenopea, si avvicina all’arte iniziando la sua carriera come fotoreporter. Così come racconta nel suo ultimo film, scopre il cinema per puro caso, grazie a Giorgio Magliulo, che la inizia ai set RAI prima come fotografa di scena e poi, piano piano, come operatrice di macchina.

La De Lillo scopre il suo amore per il cinema e capisce che, attraverso una macchina da presa, possono essere raccontate storie meravigliose. Il suo esordio alla regia, insieme a Magliulo, arriva nel 1986, con “Una casa in bilico”, film vincitore del Nastro d’Argento. La collaborazione con Magliulo continua, con “Matilda”, mentre nel 1997 la regista partecipa al film collettivo “I Vesuviani”.

Arriviamo nel 2004 quando, con tanti sforzi, viene presentato “Il resto di niente”. Dopo sette anni di attesa prima di poter iniziare a girare, seguiti da un altro stop nel 2002, il film viene concluso e mostrato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Questo progetto della De Lillo nasce dal libro di Enzo Striano e ha come protagonista Maria de Medeiros nel ruolo di Eleonora Pimentel Fonseca, attraverso i cui occhi vediamo la Rivoluzione e la Repubblica Partenopea della fine del Settecento.

L’apprezzamento per il film è tangibile, con il Premio Flaiano alla sceneggiatura, tre David di Donatello e cinque candidature ai Nastri d’Argento, nonché l’appoggio dell’allora presidente della Repubblica (Ciampi). Tuttavia, i problemi arrivano o, meglio, si ripropongono, per la distribuzione.  L’Istituto Luce stampa meno copie di quelle richieste (venti invece di quaranta) e gli esercenti non riescono ad avere il film. La De Lillo fa causa al distributore ma riceve in risposta una richiesta di risarcimento danni per diffamazione.

L’Occhio della Gallina” ci aiuta a comprendere cosa sia successo in quegli anni, come funzionava il cinema allora e come, invece, funziona ora. La pellicola riesce a darci uno scorcio di quanto sia complicato, ad oggi, fare cinema e quanta fatica, fisica e psicologica, richieda.

Antonietta De Lillo è una delle tante vittime del sistema, una delle voci che la burocrazia ha tentato di far tacere ma che non ne vuole proprio sapere di essere messa da parte. La resilienza è ciò che distingue questa autrice da tanti altri, che hanno deciso di abbandonare la strada del cinema.

La regista incarna al cento per cento la forza motrice che dovrebbe esserci dietro il cinema, la passione, la devozione per un tipo di arte che dovrebbe essere di tutti e, soprattutto, meritocratica, ma che sta lentamente perdendo la presa su questi ideali.

Perché l’occhio della gallina

Questa è la storia di una regista che non riesce a vedere il suo progetto migliore ricevere il successo che merita, essere distribuito in maniera appropriata e diventare oggetto, invece, di una citazione giudiziaria. La storia è quella di una donna che, nel fare il suo lavoro, rimane aggrovigliata in una serie di reti burocratiche, che la portano a essere rilegata, emarginata.

Se in una situazione del genere la maggioranza delle persone avrebbe lasciato perdere tutto e avrebbe cambiato strada, la De Lillo si butta a capofitto in nuovi progetti, uno dopo l’altro, cercando continuamente di far sentire la sua voce.

Sì, ci sono anche io e non me ne vado.” Sembra urlare questo la De Lillo nei suoi successivi film.

Nell’Occhio della Gallina vediamo testimonianze, backstage, lettura di documenti giudiziari, video familiari e l’ennesimo progetto che non è andato in porto, ovvero l’adattamento del libro Morta di soap, di Adele Pandolfi. Questo progetto ha ottenuto un punteggio idoneo per il finanziamento nel lontano 2009 ma non è stato ancora finanziato.

E l’ennesimo stop fa sospirare di frustrazione nel vedere la regista napoletana di nuovo bloccata, di nuovo costretta a trovare vie alternative. Il film diventa un’odissea, in cui stavolta è una donna a dover affrontare delle prove infinite e insuperabili. Ma si sa, che le donne, se messe di fronte alle difficoltà, riusciranno sempre e comunque a trovare una via d’uscita.

E quindi si arriva all’occhio della gallina, altra protagonista del film, che si aggira nel teatro di posa quasi fosse l’essenza stessa del progetto. E in parte è proprio così.

Perché la De Lillo racconta della sua infanzia e ci apre le porte a una vita in cui non ha mai subito un’ingiustizia simile come quella che l’ha coinvolta in “Il resto di niente”. Il mondo per lei ha cominciato a girare al contrario, sottosopra, così come si chiude l’occhio della gallina.

L’animale non diventa quindi solo un’adorabile mascotte che gira attorno alla crew, ma il simbolo stesso di un meccanismo che continua a lavorare in maniera sbagliata, al contrario di come dovrebbe essere, portando voci genuine e alternative come quella di Antonietta De Lillo a tacere.

Ma non tutto il male viene per nuocere e, come detto prima, le donne trovano sempre il modo di ribaltare la situazione. Il film si conclude con una notizia che fa sorridere e, per la prima volta in un’ora e mezza, fa sospirare di sollievo.

Per saperla, però, dovete andare a vederlo, perché noi non vi diremo nulla, solo che ne vale la pena.

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