Da domani 30 gennaio 2025 sarà disponibile una nuova commedia targata Prime Video, che vede come protagonisti Reese Witherspoon e Will Ferrell. Diretto da Nicholas Stoller, sceneggiatore e regista inglese, che ha diretto anche Cattivi Vicini e Cattivi Vicini 2.
La trama
Dal titolo originale “You’re cordially invited”, il film racconta di un padre single la cui figlia si deve sposare e di una donna in carriera, sempre single, che invece vede sposarsi sua sorella minore. I due prenoteranno la stessa location, tra un misunderstanding e l’altro, e i due gruppi di invitati dovranno condividere uno spazio che di condivisibile non ha proprio nulla.
I personaggi e la regia
Will Ferrell interpreta Jim, un padre vedovo che ha un rapporto molto stretto con la sua unica figlia. Il personaggio di Jim, sebbene abbia un passato doloroso, appare sempre molto allegro, quasi troppo.
Nel film il suo ruolo di unico genitore e organizzatore dell’evento (in parte) si sovrappongono, mostrando quanto in realtà la sua presenza sia opprimente nella vita della figlia.
Conosciuto principalmente per Anchorman, Ferrel tenta di portare sullo schermo un’interpretazione frizzante, tipica dell’attore, che però in questo contesto non trova uno sbocco adeguato. Il suo modo di porsi e la sua comicità appaiono fuori contesto, quasi antiquate rispetto al tipo di storia che si vuole raccontare.
È indubbio che Ferrell sia un attore che sa come usare la commedia a suo favore, ma che in questo progetto in particolare non sia stato usato al massimo delle sue piene possibilità.

Il personaggio di Reese Witherspoon, Margot, è leggermente meno abbozzato, con un background che si concretizza all’interno del film e ci porta a vedere dietro l’alone della commedia. Il rapporto complicato con la famiglia e il suo attaccamento per la sorella (direttamente proporzionale a quello di Will per la figlia e non meno morboso) sono sinonimo di un disagio che Margot si porta dietro fin dall’infanzia.
La questione irrisolta con la madre e i fratelli si trascina per tutto il film, rendendo Margot estremamente sovra stimolata, emozione che la Witherspoon è riuscita a incarnare perfettamente. Ciò nonostante, anche in questo caso lo spazio dato è poco e non si può parlare in chiave positiva della storyline di Margot.
Sebbene lo scopo dei personaggi sia quello di intrattenere e far ridere, lo spettatore si trova molto spesso ad arricciare il naso di fronte a comportamenti del tutto inverosimili e sketch comici che, ormai, non riescono più a far ridere.

L’intreccio
Un commento a parte lo merita lo sviluppo della storia stessa, che sembra andare in una direzione e poi, all’improvviso (e alla fine) prende tutta un’altra strada. Sì, perché il film viene presentato come una commedia romantica quando di romantico non ha proprio nulla.
I due protagonisti, che fin da subito vediamo rivali e che potrebbero far sperare in un enemies-to-lovers irriverente, in realtà non mostrano il minimo segno di attrazione l’uno per l’altro. Lungo tutto il film non ci si aspetta che possa scattare la scintilla e, quando succede, è del tutto fuori contesto, l’ennesimo elemento inserito solo per cercare un qualche favore del pubblico.
Se inizialmente il primo misunderstanding, ovvero quello della location prenotata da entrambi, può apparire simpatico (sorvolando sul come avviene, dato che diamo per buono che è una commedia e quindi che l’assurdo possa accadere), in seguito i litigi e i tentativi di sabotaggio appaiono esagerati.
In realtà una trama di fondo non c’è, ma si basa tutto sul tentativo di entrambi di rovinare il matrimonio organizzato dall’altro, sinonimo di quanto i due siano concentrati su loro stessi e non sulle persone effettivamente coinvolte nella vicenda: le spose.
Uno degli elementi che fa storcere maggiormente il naso, infatti, è la superficialità con cui viene affrontato lo stress che le due spose sono costretta ad affrontare in quei pochi giorni, in cui succede di tutto e in cui a rimetterci, in un modo e nell’altro, sono sempre loro. Perché anche se il film si conclude con un lieto fine, i due matrimoni rimangono comunque rovinati, per un motivo o per un altro.

Cosa va, ma soprattutto cosa non va
Probabilmente la nuova generazione non si rivedrà in questo film, dato che il ritratto che viene fatto dei giovani non è del tutto positivo. Sebbene vengano sottolineate questioni importanti, come l’amicizia e la lealtà (anche se sempre in maniera superficiale), rimane l’idea, alquanto arretrata ormai, che i giovani siano incompetenti, che non pensino al futuro e che, anzi, si buttino a capofitto in qualcosa senza pensarci.
Gli amici della figli di Will appaiono solo ed esclusivamente come festaioli prima e poi come bodyguard dai comportamenti esagerati (sempre perché la comicità è troppo enfatizzata) nel vano tentativo di rappresentare una generazione che, con molta probabilità, non si ritroverà minimamente in quelle immagini.
Nonostante ci sia un breve accenno al tema dell’ansia sociale (tipico della nuova generazione), esso viene usato solo come escamotage per spiegare il motivo della presenza della famiglia di Will lì: la damigella d’onore non ha richiamato la location per la conferma e ha invece inviato una e-mail, proprio per evitare di interagire in maniera diretta con il receptionist.
È ovvio che in una commedia non si possa affrontare in maniera approfondita un argomento simile, che è una vera piaga per i giovani di oggi, ma il problema sta proprio nel minimizzare e deridere una situazione che di divertente non ha proprio nulla. La battuta poteva essere molto più d’impatto se non ci fosse stato tutto il contorno derisorio verso gli amici della sposa.

Altro elemento che vale la pena affrontare è proprio Jenni (Geraldine Viswanathan), che rappresenta in maniera emblematica la gen-z in tutti i suoi pregi e difetti. Se da una parte il suo personaggio è l’unico realmente credibile, dall’altra è stato un peccato che la vera Jenni, quella che ha paura del futuro e che non è sicura riguardo il suo lavoro, sia uscita fuori troppo tardi.
Margot, invece, era un personaggio con un grande potenziale ma che però non è stato sfruttato. La sua famiglia disfunzionale, che è pessima nella comunicazione, sarebbe stata una bellissima linea narrativa da approfondire all’interno del film (magari anche al posto della scena dell’alligatore, che non era un vero e proprio snodo narrativo). L’unico momento davvero eclatante e divertente dal punto di vista comico è quando lei, insieme alla sorella e agli altri due fratelli, decidono di mettere da parte ogni divergenza per vendicarsi del matrimonio rovinato.

In quel momento sembra quasi che i quattro tornino effettivamente bambini, pronti a fare la guerra a chiunque perché la più piccola aveva subito un dispetto e, se da una parte la scena in sé è carina dall’altra porta a sorridere anche per il significato più profondo dietro di essa: i fratelli non smettono mai di essere fratelli.
Altro momento da commentare è quello del chiarimento fra Margot e sua madre, che invece era un personaggio davvero molto forte dal punto di vista narrativo, proprio per le ragioni che poi spiega a Margot, e che invece è rimasto sempre in secondo piano.
Un matrimonio di troppo è sicuramente un film che si lascia guardare, senza troppo impegno, una buona compagnia per una serata ma che, molto probabilmente, resterà un rumore di fondo per la piattaforma di Prime Video, capace di presentare progetti molto più validi.
