Luce di Marieke Ten Berge

Ci sono libri che si sfogliano per poi essere dimenticati, libri che passano di mano in mano senza lasciare nessuna traccia, leggeri come una brezza primaverile che accarezza appena la pelle prima di dissolversi nel nulla. E poi ci sono libri che sembrano possedere un’anima, che si ancorano al cuore con una dolcezza sottile e persistente, che sanno raccontare senza utilizzare boriosi paroloni, che avvolgono il lettore in un mondo fatto di silenzio, di paesaggi bianchi ed immensi. Luce di Marieke ten Berge (Edizioni Clichy) appartiene senza alcun dubbio a questa seconda categoria, perché non è solo un libro da leggere, ma un’autentica esperienza da vivere, una piccola magia da custodire gelosamente.

TRAMA

Marieke Ten Berge torna al suo primo amore, il Grande Nord, regalandoci una storia tenerissima e un personaggio indimenticabile, una piccola volpe artica alle prese con il suo primo inverno polare. Per Luce, una piccola e tenera volpe artica, è arrivato il momento di superare il suo primo inverno polare da sola. L’inverno nel grande Nord è una lunga notte fredda senza fine e Luce teme di non farcela. Ma poi si ricorda di un’antica storia che le raccontava sempre la mamma: le volpi artiche possono creare l’aurora boreale con la coda!

LA NOSTRA OPINIONE

Cerca la luce e seguila: troverai la strada verso casa

Si può davvero descrivere cosa si prova sfogliando per la prima volta le pagine di questo albo? Ne dubito fortemente, ma farò del mio meglio: immaginate di spalancare una finestra su un paesaggio innevato, dove ogni cosa è sospesa tra sogno e realtà come un fiocco di neve. Il freddo si percepisce nell’aria, vi entra nelle ossa, la neve copre ogni cosa davanti a sé con il suo splendido manto bianco, il vento soffia leggero, portando il profumo dell’antico ghiaccio e delle notti senza fine. Ed è nel cuore di questo meraviglioso scenario che potete vedere una piccola volpe artica, che salta curiosa tra le colline innevate, sola nel grande Nord, chiamata ad affrontare la sua prima, lunghissima notte d’inverno. Ovviamente, per una creatura così piccola e fragile, il gelo, l’oscurità e l’assoluto silenzio della tundra sono qualcosa di immenso, sconfinato, insuperabile ed anche un po’ inquietante. Ma quella volpe, il cui nome è Luce, sa che non è da sola perché, nelle antiche leggende, si mormora che abbia la straordinaria capacità di creare l’aurora boreale con la loro coda

Revontulet

Fin dalle primissime pagine, si percepisce quindi chiaramente che questo non è un semplice albo illustrato. Non è solo un racconto per bambini. Non è solo una storia di una piccola volpe artica alle prese con il suo primo inverno polare. È qualcosa di più. È una metafora, un simbolo, un viaggio che ciascuno di noi, almeno una volta nella propria vita, ha compiuto. Perché l’inverno che Luce si trova ad affrontare non è solo il gelo della tundra, non è solo la notte infinita del Grande Nord, ma è quell’inverno interiore che tutti, prima o poi, siamo chiamati a superare. Ma Luce è piccola, vulnerabile, impaurita. Il freddo è troppo forte, il buio è troppo profondo, la solitudine è troppo pesante da sopportare. Chi non si è mai sentito così? Chi non ha mai provato quella sensazione di essersi perso in un paesaggio bianco senza fine, senza sapere quale direzione indica la bussola? Eppure, proprio quando tutto sembra troppo difficile, proprio quando la notte sembra destinata a durare per sempre, ecco accade qualcosa di straordinario. Luce si ricorda infatti la storia raccontata della mamma: dell’antico potere delle volpi artiche, grazie al quale il cielo si illumina e l’aurora boreale esplode magnificamente sopra di lei. Il buio allora si riempie di luce, il silenzio si trasforma in un canto, la paura in meraviglia. Perché, come ci insegna questo albo, la speranza è esattamente così: arriva all’improvviso, in un lampo, in un battito d’ali, in un respiro che si fa più lieve. E il lettore, in quel momento, capisce che questa non è solo la storia di una simpatica e tenera volpe, ma la storia di tutti noi

© Frederic Edwin Church – Aurora Borealis (Smithsonian American Art Museum, Washington, D.C.)

Ma se la narrazione è di per sé intensa ed evocativa, è nelle illustrazioni che l’albo raggiunge il suo massimo splendore. Mariek ten Berge, d’altronde, non è una debuttante: già vincitrice del prestigioso Premio Andersen 2022 per il suo libro “Nord”, in questa occasione dimostra ancora una volta di possedere una sensibilità artistica fuori dal comune, capace di catturare l’essenza del paesaggio artico con una delicatezza che a mio avviso sfiora la magia. Le tavole di questo albo, infatti, sono un autentico capolavoro di armonia cromatica e di intensità emotiva: il bianco della neve, apparentemente piatto e statico, si anima di sfumature sottilissime, di ombre leggere che trasmettono un senso di profondità e di movimento, con il cielo notturno che non è solo un vuoto scuro, ma un’immensità vibrante, punteggiata di stelle, sospesa tra mistero e meraviglia. E poi c’è l’aurora boreale. Lei, che ha tanti soprannomi: “Luci del Nord”, “Fuochi della Volpe”, “La luce che può essere udita”, che quando si accende nel testo il lettore si trova davanti ad un’esplosione di colori che sembra quasi pulsare di vita propria. I toni del blu, del verde, del viola e del rosa si intrecciano infatti in una danza visiva che lascia senza fiato, creando così un contrasto perfetto: è sinceramente un momento di pura magia, un’epifania luminosa che eleva l’intero albo ad un livello di straordinaria bellezza visiva che ti fa stare lì ad osservare quelle pagine per intere ore. 

Vorrei, inoltre sottolineare il magistrale lavoro svolto di Olga Amagliani, che ha curato la traduzione del testo originale a parer mio con una sensibilità straordinaria, perché lo sappiamo bene: tradurre un albo illustrato è un’arte complessa, dove ogni parola deve essere scelta chirurgicamente, incastrarsi al ritmo delle immagini, mantenere intatta l’atmosfera poetica dell’originale. E in questo caso, il risultato è impeccabile: il testo scorre con naturalezza, senza mai spezzare la magia delle tavole, restituendo al lettore italiano tutta la delicatezza e la profondità che possiede questa storia. 

Conclusioni finali

Quindi, cosa ci insegna Luce? Che la forza non si misura nella grandezza, che il coraggio trova terreno fertile anche nella paura, che la luce non arriva dall’esterno, ma è già dentro di noi, pronta ad emergere nel momento più difficile. Perché la storia della piccola volpe artica è un simbolo per ogni lettore: sono sicuro, infatti, che i lettori in erba troveranno in lei un’eroina coraggiosa, mentre i navigatori più esperti coglieranno una verità più profonda, un insegnamento che vale per chiunque si sia mai sentito smarrito nel buio. Ringrazio Edizioni Clichy per questo magnifico albo, che mi ha fatto capire che la luce, in fondo, non ci abbandona mai davvero. 

Valutazione: ★★★★★  (5 stelle)

A cura di: Segato Gabriele – @literaly_nath su IG

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