Presentazione “La sposa del vento”

“Questo libro ci porta a Vienna all’inizio del 1900, in cui viene raccontata questa storia tormentata d’amore, forse una delle storie più tormentate della storia dell’arte, quella tra Oskar Kokoschka e Alma Mahler.” introduce Sara Prian, relatrice della presentazione.

La scelta di Scilla Bonfiglioli, scrittrice de La sposa del vento edito da Fazi editore, riguardo alla scelta di Kokoschka, un pittore provocatorio, un po’ fuori di testa, è il fatto che è una storia che si portava dentro da anni, infatti nonostante abbia già scritto molti romanzi a quattro mani storici e mainstream ed ha una produzione parallela in edicola edita Mondadori della collana Segretissima di spy story, è il suo primo esordio in libreria.

Oskar Kokoschka ©NZZ

La scrittrice racconta: “E’ la prima volta che ho potuto scrivere la storia che volevo, nel senso che con le altre produzioni ero sempre in collaborazione su progetti che mi appartenevano a metà. In questo caso invece ho scritto la storia che volevo scrivere e che mi portavo dentro da diversi anni. Io sono una grande fan di Kokoschka fin da quando ero al liceo e l’ho scoperto lì tra i vari artisti che ti si incastrano dentro quando sei adolescente, che hanno sempre un posto particolare nel
tuo cuore e poi rimangono con te.”

Kokoschka è una delle figure più sottovalutate nel panorama artistico italiano, ha una storia particolare, disturbante e per questo motivo rimane sempre un po’ in un angolo in ombra, ma nonostante ciò ha incarnato meglio quelli che sono i drammi di un secolo, attraverso la sua storia e soprattutto la parte iniziale della sua vita. Infatti il libro nasce e si costruisce per arrivare a un punto fondamentale per il pittore e da quel momento in poi, la sua vita prende una piega più tranquilla, disturbata dalle vicende storiche, più che quelle personali.

Dall’infanzia viene perseguitato da una sensazione terribile che incombe sul periodo della Belle Epoque, quello che precede la Prima Guerra Mondiale, tutto questo nero, mal di vivere che si sente, nonostante l’Europa cerchi di andare avanti senza volersene accorgere. “Sembra un po’ la situazione che stiamo vivendo adesso, no? Cerchiamo di guardare l’oro e nascondiamo tutta l’oscurità. Ma lui se la vede dentro, lui ha un tipo di anima che rispetta perfettamente invece questa inquietudine, per poi esplodere effettivamente nel momento del disagio, non solo proprio, ma anche europeo. E quindi mi sembrava una storia estremamente interessante da raccontare, che appartiene al genere umano, si stacca dal protagonista per diventare appannaggio di tutti, non solo per insegnare ma per aiutare a vivere uno di quegli anni che servono per lasciarsi alle spalle delle situazioni nere per andare verso la luce.”

La prima delle creature che annunciavano l’arrivo di Lilith strisciò fuori da dietro l’armadio. Dall’ombra si staccò prima una gamba magra dalle giunture di agno. Poi delle dita lunghe accarezzarono l’anta socchiusa, si aggrapparono per farsi forza. E infine tutto il corpo giallastro emerse dalla pozza di buio. Il verso che emise tra i denti ricordò Oscar quello di un rospo schiacciato sul bordo di una strada. Un’altra scivolò dentro la stanza da sotto la porta. Era così alta da toccare il soffitto con la testa calva. Un’altra ancora si ripiegò su di lui dalla sponda del letto per bisbigliare il nome di Lilith al suo orecchio. Il terrore di Oscar si era addensato all’altezza del petto.

Il pittore non è l’unico protagonista della storia, infatti anche Lilith, un personaggio etereo, di orrore, ha una parte molto fondamentale nella vita dell’artista. Scilla per scrivere il romanzo si è affidata a fonti bibliografiche e lettere che lo stesso Oskar scriveva. L’unico intervento immaginifico che ha fatto è stato proprio di creare Lilith che fa da filo conduttore per gli eventi e ciò che succede all’interno dell’anima di Kokoschka. “L’idea è venuta perché mi sono accorta, elaborando il materiale, che il protagonista è maschile ma tutto il cast che gli ruota attorno è estremamente femminile e ci sono dei problemi tra mascolinità e femminilità in questa storia. Si è agli anni del 1900 e c’è un pensare particolare riguardo a ruoli che hanno gli uomini e le donne.”

Lilith è una figura mitologica che incarna a sua volta invece questo desiderio di passare dalla
parte passiva dell’essere donna a quella attiva e ci riesce nel suo mito. Inoltre il suo personaggio è arrivato da solo, intanto perché Oskar fa la conoscenza durante la prima parte della sua vita con l’ambiente occulto, infatti in quell’epoca c’era un clima particolare nei salotti culturali sia a Vienna che a Berlino e a Dresda che hanno come materia di discussione l’occulto e sembrava interessante a Bonfiglioli portare anche il concetto biblico di Lilith. Inoltre con i suoi studi ha scoperto che la prima fidanzatina del pittore era la sorella minore del suo migliore amico e si chiamava Lilith Lange, con lei ha avuto una relazione acerba ma anche erotica, infatti molti dei suoi schizzi era ispirata alla ragazzina che posava per lui nuda. C’è stato quindi un grande amore tra i due, ma che ha lasciato Kokoschka spezzato quando la famiglia di Lilith si è trasferita nel nord Europa.

“E grazie a questa grande spaccatura con questa Lilith di carne e ossa, ho immaginato che se la trascinasse nel resto della sua esistenza come una spaccatura dell’anima da cui uscisse un’altra Lilith nutrita anche dei miti e delle storie occulte con cui viene in contatto per creare effettivamente il mostro che lo perseguita per tutta la sua esistenza e da qui Lilith diventa molto solida in tutto questo.”

La sua intenzione fin dall’inizio non è di scrivere una biografia, ma un romanzo, prendendo la storia di un uomo per raccontare qualcosa che le sta molto a cuore. Non ha però inventato di sana pianta, ma ha raccolto tutti i frammenti che Oskar le offriva con la sua esistenza e ha cercato di raccontare gli innumerevoli aneddoti storici ma aggiungendo anche tinte più oscure. Prima di tutto voleva parlare del disagio mentale, non solo di un uomo, ma generale, visto che i disturbi psicologici e i problemi che riguardano la sfera mentale sono ancora un tabù. Infatti Kokoschka soffriva di disturbi che adesso potremmo diagnosticarli come disturbi del sonno che gli creavano visioni molto concrete, mostruose, e ciò gli faceva credere di essere posseduto o guidato da un angelo o un demone.

Come si diceva in precedenza, un’altra donna ha un forte legame con Kokoschka ed è Alma Mahler, vedova del compositore Mahler. In questo libro c’è stata la riscoperta di questa figura, vista spesso negativamente, ma è un personaggio da rivalutare, infatti il suo percorso artistico all’interno dei salotti ha radici profonde, da quando era bambina frequentava i colleghi del padre Emil Schindler e poi del patrigno Carl Moll, quindi lei è completamente immersa nel mondo dell’arte. Cerca però la sua rivendicazione come donna, compositrice, ma le viene sempre detto di stare al proprio posto, e quindi fa l’unico ruolo che le è concesso cioè quello di madre.

Alma Mahler ©Fine Art Images / Heritage Images / Keystone

“Lei ama fare la madre, ed è anche molto capace, ha due bambine meravigliose, però lei ama anche i capellini e i vestiti. Ha un lato estremamente – come scrive nel proprio diario – frivolo, quindi non è che soffre estremamente in questa posizione di ruolo, ma tutto l’altro lato di se stessa viene amputato e se ne accorge solo dopo, quando ormai è successo.” Quindi dalla morte del marito Alma decide di tenere il suo cognome che le fa da lasciapassare per la vita sociale creativa, cosa che non le viene perdonata. “E da quel momento in poi, tutto quello che farà sarà passare da uomo a uomo, non nella ricerca di qualche cosa a livello erotico o sessuale, ma proprio perché cerca l’arte. Lei non può fare arte da sola, quindi continua come una falena a buttarsi contro la luce dell’arte e infatti si susseguono architetti, pittori, musicisti, lei non riesce fare a meno di cercare nella controparte maschile quello che lei non può avere da donna”.

Quando Alma si trova davanti a Oskar, iniziano una relazione amorosa, folle, che brucia entrambi e che non durerà molto, ma che è stata estremamente pulita all’inizio, proprio perchè avevano qualcuno che riuscisse a vederli e capirli. Lei vede oltre lo scandalo che lui ha dato a Vienna e che lo ha etichettato come il diavolo dell’orecchia sventola, e lui finalmente a un certo punto vede oltre la patina della bellezza della donna oggetto e riesce a vedere Alma per quello che è, quindi si conoscono intimamente. Da quel momento parte effettivamente una relazione molto profonda.

«Allora, che te ne pare?» Alma restava al quadro senza dire una parola. Il silenzio era pesante, interrotto solo dai tuoni che facevano vibrare i vetri del solaio. «Siamo proprio noi», disse lei alla fine. Le si erano riempiti gli occhi di lacrime. Oskar le si avvicinò, cercò di prenderla ancora tra le braccia, ma lei si ritrasse. «È il capolavoro che mi avevi chiesto. Non ti piace?» Alma si asciugò le guance con il dorso della mano.
«Non hai mai dipinto niente di così bello. Ma adesso noi siamo nella tela o siamo qui che la guardiamo?» Era spaventata. «Alma, siamo noi, dentro la tela e fuori. Di che cosa hai paura?»

Per coronare il loro amore, Kokoschka dipinge il quadro La sposa del vento, che però viene chiamato anche La tempesta, ma questo dipinto in realtà è stato fatto durante una forte crisi tra i due innamorati, e Oskar stesso lo scrive anche nelle sue lettere che è come se il quadro avesse risucchiato tutto l’amore che c’era tra loro, lasciando solo qualcosa che non è buono. Ma ciò che è rappresentato è il pieno dell’amore di Oskar e di Alma, è il culmine di quello che lui considerava il periodo più fortunato della sua vita perchè Alma era diventata davvero la sua musa, in comunione con Lilith.

Per Scilla entrare nei panni di Oskar è stato difficile, perchè lui è un uomo estremamente intenso, molto emotivo, in cui le sue emozioni sono portate al massimo, e lo si nota dalla sua corrispondenza epistolare. Ciò nonostante si è riconosciuta in molti suoi aspetti e le è piaciuto giocare con i suoi incubi, un po’ perché all’inizio sperava che questo la tenesse lontano dai propri.

Tra i prossimi lavori di Bonfiglioli c’è il terzo romanzo della sua serie Nero e Zagara che uscirà a febbraio in edicola per la collana Segretissimo, in cui cerca di affrontare la questione curda che le sta molto a cuore e tutto quello che succede in Medio Oriente, attraverso però il cliché della spy story.

Properzia de Rossi

Spera invece di proporre a Fazi il libro che sta progettando, sempre su un’artista, però questa volta una donna, vissuta nel Cinquecento Bolognese, e quello che sta cercando di portare alla luce Scilla è la storia della prima scultrice d’Europa, Properzia de Rossi. Nel suo cuore c’è un proseguimento ideale, perchè la scultrice ha dei lati che assomigliano molto a quelli della figlia di Alma, che ha un epilogo ne La sposa del vento, e quindi nel suo cuore c’è un proseguimento non cronologico ma è come se partisse da lì per andare oltre. Anche in questo caso, come per il romanzo precedente, la città in cui si svolge la storia, Bologna, avrà un ruolo fondamentale perchè è stata di forte importanza per definire la protagonista.

A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)

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