“Una qualità fondamentale di Michele Catozzi è la puntualità” annuncia Annalisa Bruni “e perché dico questo? Perché dal 2015 ogni due anni, precisi precisi, lui esce in libreria con una nuova avventura del
suo commissario Aldani e ogni volta affronta una tematica, un ambiente, un contesto completamente diverso che ci aiuta a comprendere delle situazioni che non sono soltanto poliziesche ma che hanno molto a che fare con il mondo contemporaneo, con i problemi che affrontiamo nella nostra vita, nella storia di questi decenni.”

Il primo libro è Acqua morta. La vittima è un’immobiliarista, nipote di un senatore con
intrecci politici, finanziari, economici e bancari.

Nel 2017 esce Laguna nera in cui si parla della mala del Brenta, una rapina spettacolare, il casinò e il mondo dei cambisti.

Marea tossica arriva in libreria nel 2019, ed è quello più politico, in cui si tratta di un tema molto importante che è il petrolchimico di Marghera.

Nel 2021 viene pubblicato Muro di nebbia dove l’ambiente è quello accademico, il mondo di Ca’ Foscari, dei docenti, e dell’ambiente universitario.

Canale di fuga, uscito nel 2023 parla di grandi alberghi, e della speculazione collegata alla questione del turismo.
E il 24 gennaio 2025 il commissario Aldani è ritornato nelle librerie con un nuovo caso Il fondaco dei libri. Il tema non è facilissimo per un grande pubblico, visto che si è nell’ambiente del libri antico, delle biblioteche e bibliofili.

Ma chi è il commissario Aldani? Ha radici antiche che risalgono al 2000 in cui apparve per la prima volta nel racconto Pagine Veneziane, rimasto inedito, che partecipò al premio Gran Giallo Città di Cattolica. Nel 1999 Michele si era messo in testa di partecipare a questo concorso, prima di allora aveva già scritto altri racconti anche se non gialli, ma siccome quel concorso era per quel genere, ha pensato ad una storia complicatissima dove c’era il commissario Aldani e un incunabolo, un’edizione che è stata pubblicata
prima del 1500. Successivamente ha scritto anche altri racconti, nonostante ai concorsi non vincevano mai, ma arrivavano sempre bene in graduatoria, Catozzi ha capito che l’idea era buona ma bisognava migliorare e così ha fatto.

L’idea però dell’incunabolo, del Polifilo, gli è sempre rimasta in testa, soprattutto abitando a Pesaro, nella cui biblioteca è rimasto uno dei pochi esemplari sopravvissuti e grazie anche a questa vicinanza è riuscito a vedere il libro vero per scrivere il suo racconto, rimanendone molto colpito.
L’idea è stata accantonata fino a questo momento, infatti, nel momento in cui stava scrivendo il romanzo che è ambientato nel 2015, sapendo che avrebbe parlato del Polifilo, ha scoperto successivamente che quell’anno era proprio il cinquecentenario della morte di Manunzio, ritenuto il primo editore moderno.
Quindi, Il fondaco dei libri inizia con un convegno alla Fondazione Cini, in occasione del Cinquecentenario della morte di Manuzio, in cui Aldani fa un’irruzione, perchè c’è un morto e bisogna indagare. In tutti i suoi romanzi, Michele Catozzi oltre a far entrare nuovi personaggi, in questo libro due bibliotecarie che arrivano in soccorso di Aldani e gli danno dei suggerimenti che saranno molto utili per dipanare la matassa di questo mistero, ne riporta in scena alcuni di fissi, come l’anatomo patologo, il procuratore, il prefetto. Uno tra loro, Borella, si svela essere un conoscitore e appassionato di libro antico. Proprio lui fa da spalla al commissario evitandogli brutte figure e spiegandogli i vari termini tecnici. “Borella è fatto così già da prima, lui è un esperto di tante cose, ma qui si è lasciato andare, si è preso la sua scena, e quindi anche grazie a lui sono riuscito a propinare al lettore delle dosi massicce di cose pesanti dal punto di vista biblioteconomico” svela Michele.
Questo volume ruota intorno all’autore del Polifilo, tema che anche nella realtà fa sfociare discussioni di studiosi in vere e proprie risse. Infatti è sconosciuta la paternità del libro, ci sono molte supposizioni, tra cui una che le varie iniziali dei capitoli sono un acrostico per Francesco Colonna, scritto in latino, solo che all’epoca ne esistevano due: uno veneziano e l’altro romano, e quindi non si è d’accordo su quale. E sullo studio del vero autore ci sono studiosi da tutto il mondo tra cui americani e tedeschi, infatti il libro antico viene studiato molto anche all’estero e di conseguenza anche il suo valore in asta cresce agli occhi dei collezionisti.
Ma un altro personaggio importante in tutti i romanzi di Catozzi è Venezia, non la solita Venezia turistica, ma quella vissuta dai veneziani, o più specificatamente vista dagli occhi di un mestrino, visto che Aldani vive a Mestre. In realtà è lo stesso modo di vederla che ha anche l’autore de Il fondaco dei libri, visto che lui è di Mestre e il suo rapporto con la città sull’acqua è amore-odio e invidia. Fino a qualche anno fa questo sentimento era molto più forte, ma in questo momento la situazione che si è creata a Venezia lo preoccupa molto. “Mi dispiace molto perché in questo momento è una città in difficoltà, in grande difficoltà.” ammette Catozzi “C’è questa privatizzazione di tutto. Insomma è molto triste la situazione. Quindi io continuerò a scrivere, continuerò a rompere scatole. Però ecco, è cambiato in questo senso il mio rapporto con Venezia. Un po’ mi dispiace.”
Inoltre a cambiare è anche Aldani nel corso dei libri, il tempo passa e lui si evolve, “Diventa un po’ più rompiscatole” lo descrive ridendo Michele, “Ha meno pazienza. Però io cerco di limitarmi perché dopo può diventare anche un po’ fastidioso.” Non studia a tavolino l’arco dei personaggi, qualcuno potrebbe dire che Aldani è l’alter ego dello scrittore, ma in realtà ha solo qualche punto di contatto. Se c’è bisogno di flashback utilizza il proprio passato, ma non ha tutto il background del poliziotto. “Io invido tanto gli autori che sono ex poliziotti, ex magistrati, ex avvocati perché conoscono bene un magistrato che per anni ha seguito processi penali oppure tanti ex poliziotti che scrivono romanzi gialli. E’ come un bibliotecario scrivere un romanzo sui libri, è avvantaggiato.” racconta Catozzi, ma per far in modo che il libro sia più realistico e corretto possibile si avvale di persone qualificate nel campo che gli danno qualche dritta.
Parlando di una trasposizione cinematografica, Michele aveva intuito che ci fossero stati dei contatti ma che non si sono concretizzati perchè non avevano trovato l’attore giusto. Da una parte però, all’autore non interessa che venga fatta una serie tv, in cui si andrebbero a cambiare alcune cose, inoltre registrare a Venezia costa veramente tanto. La cosa che in verità vorrebbe di più è che i suoi libri fossero tradotti in altre lingue in modo di raggiungere anche lettori esteri.

A cura di: Veronica Parkhomenko (IG: helxhoney)

Un pensiero su “Presentazione “Il fondaco dei libri””