Paddington in Perù: la recensione

L’orsetto più amato del cinema è tornato e, stavolta, ci porta in un viaggio alla scoperta delle proprie origini. Distribuito da Eagle Pictures e diretto da Dougal Wilson, Il film è arrivato nelle sale il 20 febbraio, riuscendo a conquistare subito gli spettatori.

La Trama

Insieme alla famiglia Brown, Paddington parte alla volta del Perù per far visita all’amata zia Lucy alla casa di riposo per orsi in pensione. Quando i Brown arrivano, però, scoprono che zia Lucy è scomparsa.  Paddington e i Brown iniziano così un viaggio pericoloso e misterioso nella giungla amazzonica, fino ad arrivare alle più alte vette del Perù. Durante il loro percorso, incontrano il proprietario di una barca e sua figlia, che però sembrano nascondere qualcosa.

I due decidono di accompagnarli nel viaggio, ma l’uomo non è altro che l’erede di Caboto ed è ossessionato dal tesoro di El Dorado. L’erede di Caboto, notando un bracciale particolare al polso di Paddington, decide di ingannare l’orsetto e farsi portare al punto in cui dovrebbe esserci il tesoro, fino a quando non si scopre che zia Lucy ed El Dorado sembrano strettamente collegati.

La nuova ambientazione

Visto il grande successo di questa saga, l’obbiettivo principale era ricreare la stessa magia del primo capitolo ma rendere il tutto originale. Ci sono tantissimi richiami al primo film: dove inizia la storia di Paddigton, così finisce quella di quest’ultimo film. Il tutto riporta alla zia Lucy, elemento fondamentale per il protagonista.

Il tutto parte con una lettera preoccupante dal Perù, in cui Paddington viene a sapere che sua zia Lucy non sta molto bene. L’orsetto decide quindi di imbarcarsi in questa nuova avventura e raggiungere la zia e, come al solito, i Brown sono al suo fianco. Arrivati in Perù, i personaggi scoprono dalla Reverenda Madre (Olivia Colman) che in realtà zia Lucy è scomparsa.

Inizia così il vero nucleo del film, fatto di una spedizione nel cuore dell’Amazzonia. Questa scelta, sebbene rimandi molto a Indiana Jones, è resa originale dal calore familiare che circonda i Brown e dalla tenerezza che Paddington utilizza per approcciarsi a qualunque cosa. La scelta di ambientare il film in Perù è stata furba, soprattutto perché legata alla necessità di ritrovare quel concetto di famiglia che persino i Brown avevano perso.

Il tutto è aiutato da personaggi come quello di Olivia Colman, che può interpretare qualunque veste e farlo in maniera magistrale, così come Antonio Banderas, che interpreta l’erede di Caboto. La possibilità di aggiungere nuove linee narrative ed elementi di cui non si era parlato precedentemente è dato proprio dal fatto che la scrittura è, di fondo, molto semplice. Sebbene alcuni possano considerarlo un difetto, per Paddington in Perù, così come per i film precedenti, è l’elemento forte del lungometraggio.

Gli spettatori vengono coinvolti senza essere sobbarcati di informazioni e riescono a seguire gli eventi con leggerezza, altro elemento a favore del film che lo porta a essere fruibile a grandi e piccini.

L’importanza delle proprie origini

Paddington in Perù è, come i film precedenti, una storia di crescita personale e familiare, anche se stavolta si torna alle origini. In questo film si è voluta dare importanza non solo alle radici culturali di Paddington, ma anche a quel senso di appartenenza che, volenti o nolenti, tutti proviamo a un certo punto della nostra vita.

Se il film comincia con il fatto che finalmente Paddington ha il suo passaporto, da un certo punto di vista quella è la chiave per capire anche il dubbio esistenziale dell’orsetto. Quest’ultimo si sente a casa con i Brown, che reputa la sua vera famiglia, ma c’è qualcosa di antico e di radicale in lui che lo avvicina alla zia Lucy, al Perù e al tempo trascorso lì.

L’identità è il tema fondamentale del film, affrontato con estrema delicatezza e con un linguaggio comprensibile a tutti. La spontaneità della trama è un mezzo per l’universalità della storia: tutti possono rivedersi in Paddington e questo rende il lungometraggio carico di emotività. È un film per ogni tipo di spettatore e che riesce a toccare corde e sentimenti che anche gli adulti riescono a sentire propri.

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