Nel cuore dell’Inghilterra del XVII secolo, tra superstizioni e ingiustizie, prende vita la struggente storia di Alice Gray, un personaggio avvolto nel mistero e nella paura di un’epoca segnata dalla caccia alle streghe. Gli occhi di Alice Gray, romanzo d’esordio di Stacey Halls, pubblicato in Italia da Giunti, ci trascina in un viaggio fatto di ombre e speranze, dove la verità è fragile come un soffio di vento. Ma chi era davvero Alice? Vittima o strega? Innocente o complice? Con una scrittura evocativa e avvincente, Halls ci sfida a guardare oltre le apparenze, intrecciando finzione e realtà storica in una narrazione capace di incantare e inquietare. Una volta incrociato lo sguardo di Alice, sarà impossibile distoglierlo.
Trama
1612. In una mattina fredda e nebbiosa, mentre il vento spazza le verdi colline del Lancashire, una giovane donna corre nei boschi, con una lettera stretta in pugno. Per Fleetwood, signora della maestosa tenuta di Gawthorpe Hall, quel foglio significa una sola cosa: tradimento. Dopo tre aborti, aspetta di nuovo un figlio dal marito Richard, e il suo più grande desiderio è dargli finalmente un erede. Almeno finché, tra le carte del marito, non ha scoperto quella lettera, che non avrebbe mai dovuto vedere: mesi prima il medico lo aveva avvisato dei rischi fatali di un’altra gravidanza. Come ha potuto Richard nasconderle un’informazione così importante? Avere un erede è davvero l’unica cosa che conti per lui? Ferita dall’uomo che ama, Fleetwood non sa che in quel bosco si imbatterà ben presto in una singolare alleata: Alice Gray, una misteriosa ragazza dagli occhi d’ambra, che conosce i segreti delle erbe e l’arte delle levatrici. Un legame sempre più stretto le unisce, finché intorno ad Alice cominciano a circolare voci inquietanti: perché si aggira di notte nella foresta e fa strani riti con gli animali selvatici? E se fosse davvero una strega, come altre donne del villaggio? Eppure Fleetwood sente che l’unica colpa di Alice è essere una ragazza povera e superstiziosa, e così decide di rischiare tutto per salvarla. Anche se questo significa opporsi al marito e alla sua cerchia. Perché in un’epoca di accuse e sospetti, essere donna è il rischio maggiore…

Stile di scrittura
Stacey Halls scrive con un’eleganza che incanta e una precisione che colpisce, dando vita a una narrazione avvolgente, capace di trasportare il lettore nel cuore dell’Inghilterra del XVII secolo. Il suo stile è evocativo senza essere ridondante: le descrizioni sono ricche di dettagli ma mai eccessive, le atmosfere suggestive e palpabili, capaci di restituire l’oppressione e la paura di un’epoca in cui bastava un’accusa per essere condannati.
Uno degli aspetti più affascinanti della sua scrittura è la capacità di intrecciare con naturalezza la realtà storica e la finzione, rendendo la narrazione fluida e coinvolgente. La sua prosa è scorrevole, ma allo stesso tempo densa di significati, con un uso sapiente dei dialoghi che danno voce a personaggi credibili e sfaccettati. C’è una delicatezza nelle sue parole, anche quando affronta temi drammatici, e una tensione sottile che accompagna ogni pagina, tenendo il lettore sospeso tra il fascino del mistero e il peso della verità.
Halls costruisce il racconto con una maestria quasi cinematografica: le immagini che evoca sono nitide, i momenti di suspense ben calibrati, e l’alternanza tra introspezione e azione mantiene vivo l’interesse. Il suo stile non è solo un mezzo per raccontare la storia di Alice Gray, ma diventa esso stesso parte dell’incantesimo che avvolge il lettore, trascinandolo in un’epoca in cui la paura e il pregiudizio erano armi più letali del fuoco.
“Alice Gray mi ha salvato la vita, non solo una ma molte volte. Quando avevo prurito, mi portava delle piante da strofinare sulla pelle. Quando ero malata, mi preparava delle tinture. Mi ha tenuto compagnia quando ero al limite della sopportazione. Ha coltivato un giardino per la mia salute”.
A me sembra una strega”, disse Richard con amarezza. Altrimenti come farebbe a sapere queste cose?”.
È una levatrice, come sua madre prima di lei. Sei forse come il re, che pensa che tutte le donne sagge, le donne povere e le levatrici facciano il lavoro del diavolo? Deve essere il più grande datore di lavoro del Lancashire.”
Il processo delle streghe
Immagina di vivere in un’epoca in cui uno sguardo sbagliato può condannarti a morte. Dove il tuo nome sussurrato tra le strade può trasformarsi in un’accusa. Alice Gray esiste davvero o è solo un’ombra tra le pagine di una storia troppo spaventosa per essere vera?
Nel 1612, tra le colline del Lancashire, si consumò uno dei processi per stregoneria più famosi e inquietanti della storia inglese: il processo alle streghe di Pendle. In un’epoca segnata dalla superstizione e dalla diffidenza religiosa, l’Inghilterra di Giacomo I, sovrano ossessionato dalla caccia alle streghe, vedeva nei processi per stregoneria un efficace strumento di controllo sociale.
Il processo di Pendle fu uno dei più famosi non solo per l’alto numero di vittime che provocò, ma anche perché servì da precedente giudiziario per molti altri processi seguenti. Inoltre, fu uno dei più particolari: la maggior parte delle accusate confessò spontaneamente la propria colpa, poiché fermamente convinte di avere poteri magici.
Tutto ebbe inizio con un episodio apparentemente insignificante: Alizon Device, si convinse di aver provocato un malore a un venditore ambulante con un semplice malaugurio. Convinta di avere davvero poteri magici e spinta dal senso di colpa, si autodenunciò e, con la sua confessione, diede il via a una serie di processi in cui superstizione e rivalità personali si intrecciarono in un crescendo di accuse.

Le tensioni tra due famiglie rivali, i Device e i Whittle, sfociarono in un’escalation di accuse reciproche. La capofamiglia dei Device, Elizabeth Southern, detta Demdike, e Anne Whittle, nota come Chattox, si erano a lungo sfidate a colpi di maledizioni e voci di malefici, guadagnandosi la fama di streghe tra gli abitanti del luogo. Interrogate dal giudice Roger Nowell, Alizon Device, suo fratello James e sua madre Elizabeth confessarono di possedere poteri magici, e non esitarono a coinvolgere Demdike e Chattox nelle accuse. Il processo, però, non si fermò a loro: la rete di sospetti si allargò quando Elizabeth Device organizzò un incontro nel Venerdì Santo del 1612 nella loro casa, la Malkin Tower. Il semplice ritrovo fu interpretato come un ritrovo stregonesco, e altri otto nomi finirono nella lista degli imputati.
Tra loro c’erano Katherine Hewitt, John e Jane Bulcock, Jennet Preston e Alice Nutter, una donna benestante il cui coinvolgimento rimane ancora oggi un mistero. In totale, undici persone vennero trascinate davanti alla giustizia.
La paura e l’ignoranza fecero il resto: testimonianze di parenti e vicini divennero prove schiaccianti, e anche il più piccolo segno sul corpo poteva essere interpretato come il marchio del Diavolo.
In totale, undici persone vennero trascinate davanti alla giustizia. Solo Alice Gray riuscì a salvarsi. Gli altri, compresa la piccola Jennet Device, di soli nove anni, che testimoniò contro la propria madre e il fratello, vennero condannati a morte.
Il 20 agosto 1612, dieci persone furono impiccate, segnando uno dei capitoli più oscuri della giustizia inglese, dove il vero colpevole non fu la stregoneria, ma la paura stessa.

Tra finzione e realtà
Come abbiamo potuto vedere, e come Stacey Halls ci tiene a sottolineare in una nota a fine libro, molti dei personaggi presenti in Gli occhi di Alice Gray – tra cui Fleetwood e Richard Shuttleworth, Alice Gray, Roger Nowell e la famiglia Device – sono realmente esistiti. Tuttavia, il romanzo è un’opera di fantasia. Fleetwood Shuttleworth, nata nel 1595, era la padrona di Gawthorpe Hall all’epoca del processo alle streghe di Pendle. Nel 1612 diede alla luce il suo primo figlio, ma non esistono fonti storiche che attestino un suo legame con Alice Gray. Sappiamo però che suo marito, Richard Shuttleworth, presenziò alle assise di agosto dello stesso anno, quando Alice e le altre donne accusate di stregoneria vennero processate.
Le informazioni su Alice Gray sono scarse e derivano principalmente dal resoconto del processo scritto da Thomas Potts, The Wonderfull Discoverie of Witches in the Countie of Lancaster. Tuttavia, la trascrizione del suo processo è misteriosamente assente. Il motivo per cui Alice fu l’unica tra le imputate a ottenere la grazia resta ancora oggi un enigma irrisolto.
Forse l’Alice Gray del romanzo di Stacey Halls è vissuta davvero, o forse è solo il riflesso di tutte le donne dimenticate dalla storia. Ma una cosa è certa: una volta che hai letto questa storia, i suoi occhi continueranno a guardarti.

Stacey Halls
Stacey Halls è nata nel 1989 ed è cresciuta a Rossendale, nel Lancashire. Fin da bambina è sempre stata affascinata dalla storia del processo alle streghe di Pendle, trasposta in questo romanzo. Ha studiato giornalismo alla University of Central Lancashire e ha collaborato con vari quotidiani e riviste, fra cui The Guardian, Stylist, Psychologies, The Independent, The Sun e Fabulous. Il suo esordio, Gli occhi di Alice Gray, è rimasto per mesi ai primi posti delle classifiche inglesi, ottenendo una lunga serie di eccellenti recensioni. Mrs England, entrato nella selezione del Walter Scott Prize e del Portico Prize, è il suo terzo romanzo.

