“Pino”: l’inedito documentario di Francesco Lettieri

Pino Daniele, cantautore napoletano più amato di sempre, non è semplicemente una voce che ha fatto da colonna sonora alla tradizione partenopea per generazioni: è un’anima che incarna la realtà di Napoli, unendo in perfetta armonia passato e innovazione.
Proprio per questo, a distanza di 10 anni dalla sua scomparsa, il documentario di Francesco Lettieri emoziona e coinvolge, proponendo un racconto che va oltre la leggenda.

Pino Daniele da giovane

Un viaggio nella vita di Pino Daniele

Francesco Lettieri torna al cinema con Pino, un inedito documentario che approda nelle sale italiane per tre giorni, il 31 marzo, il 1° e 2 aprile. Lettieri e Vacalebre, mostrano sul grande schermo una visione articolata e suggestiva della vita privata e pubblica di Pino Daniele, esplorando anche alcuni aspetti esclusivi della sua carriera. Infatti, viene presentata per la prima volta la canzone Tien ‘mmano, che avrebbe dovuto essere inclusa nel quarto album di Pino Daniele, Vai mo, uscito nel 1981.
Lettieri ripercorre la carriera dell’artista partendo dagli anni di esordio e dalla fondazione dei New Jet, i Batracomiomachia, la collaborazione a partire dal ’76 con i Napoli Centrale, gruppo partenopeo del quale faceva parte anche il grande James Senese, arrivando fino al concerto tenutosi a Piazza del Plebiscito nell’81, poco lontano dal cuore pulsante della città, dove hanno preso vita molti dei suoi successi. Questo momento ha segnato un grande punto di svolta nella carriera di Pino: da quel momento, infatti, riuscì a raggiungere successi sempre più grandi che lo hanno reso un artista completo e in continua sperimentazione, alla ricerca del nuovo. Successivamente, Lettieri tocca anche altri momenti salienti della sua carriera, come le collaborazioni con l’amico Massimo Troisi o il concerto del 2016 a Cava de’ Tirreni con Eric Clapton.

L’originalità del documentario

Uno degli obiettivi di Lettieri è stato quello di ritrarre Pino Daniele nella sua piena complessità, senza ridurre la sua figura ad un’immagine unilaterale e semplicistica. Infatti, il regista si concentra sulle radici partenopee di Pino, ma anche sul rapporto e i contatti internazionali che lo hanno reso un artista completo e aperto alla sperimentazione musicale. Per compiere alcune azioni è essenziale essere coraggiosi, in caso contrario, il rischio è quello di creare l’ennesimo documentario musicale dal quale non emerge alcun aspetto alternativo o significativo. L’originalità del documentario risiede principalmente nel modo in cui viene raccontato Pino Daniele: uomo, padre, artista. Lettieri, infatti, dedica anche un ampio spazio alla sfera più personale ed intima del cantautore, offrendo uno sguardo profondo sulla sua vita privata. La prima scena del documentario, intima e familiare, catapulta lo spettatore direttamente nella casa della famiglia Daniele a Formia, sul mare, dove “tutto ha avuto inizio”, come afferma Pino. La scelta di indagare in maniera più approfondita anche sulla sua vita privata e familiare, non aveva l’intento di fare gossip o di provare a “sfatare un mito” per rendere il personaggio vulnerabile. Al contrario, Lettieri, con l’aiuto di Alessandro Daniele, membro della Fondazione Pino Daniele, è riuscito a rappresentare un Pino vero, autentico, senza celare alcuni particolari più scomodi e difficili da raccontare.

Le interviste degli amici

La carriera di Pino viene raccontata tramite video di concerti, sale d’incisione, backstage mai diffusi prima, ma anche con alcune interviste in voice-over fatte ad amici e artisti che nutrono per lui una profonda stima e che hanno condiviso con lui parte della loro vita. Tra questi Gino Giglio, suo compagno di scuola, Dorina Giangrande, James Senese, Jovanotti, Fiorello e tanti altri. La scelta di inserire interviste audio, così come ha ammesso il regista stesso, consente di mantenere il focus sul cantautore, lasciando che siano le voci di alcune delle persone a raccontare la sua storia e il suo impatto.  Inoltre, Lettieri ha preferito evitare le interviste classiche, fisse sull’intervistato, che sono diventate molto popolari ed utilizzate nei documentari musicali.

Videoclip originali

Ciò che colpisce e resta impresso di questo meraviglioso documentario, è soprattutto la sperimentazione del regista con alcune canzoni di Pino. Infatti, tramite la creazione di videoclip originali per alcune delle sue canzoni più celebri, Lettieri unisce passato e presente, dando vita a piccoli capolavori intrisi di emozioni. Emblematico è il videoclip di Cammina, Cammina, nel quale il regista segue con la cinepresa la vita monotona ed ordinaria di un vedovo che, ogni mattina, bacia la foto della moglie. Esegue la stessa procedura con altri grandi successi di Pino, tra questi Quanno chiove, brano del terzo album Nero a metà. Come Gino Giglio rileva nel documentario, la canzone trae ispirazione da un ricordo adolescenziale: i due, infatti, conoscevano una prostituta che abitava nello stesso palazzo di Giglio, e che sentivano “scendere le scale”, mentre loro studiavano e aspettavano che smettesse di piovere. Lettieri ha spiegato di aver inserito i videoclip perché sente che la Napoli di cui parla Pino, che è anche quella della sua infanzia, continua a vivere e a pulsare. Le canzoni attraversano la città e sono ancora estremamente contemporanee, echeggiano come se fossero state scritte oggi.

I risultati più grandi vengono sempre raggiunti non da chi esita, ma da chi osa con ambizione e coraggio, e Lettieri, stavolta, ha sicuramente centrato il bersaglio.

Francesco Lettieri, regista di Pino

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