Viaggi in posti da sogno, destinazioni esotiche a prezzi abbordabili e weekend in giro nelle capitali europee. Questa è la narrazione che ci viene proposta quotidianamente dai travel influencer, come se il loro stile di vita fosse la normalità. Ma siamo davvero sicuri che i loro standard siano accessibili a tutti?

La favola social
Scrollando sui social ti sarà sicuramente capitato di imbatterti nel profilo di qualche travel influencer. I loro feed mostrano spiagge paradisiache e luoghi da cartolina, destinazioni che “non puoi assolutamente perdere” e città “da visitare almeno una volta nella vita”.
La realtà dei fatti
Per quanto questi contenuti siano piacevoli da ammirare, non bisogna dimenticare il rovescio della medaglia: la pressione sociale che creano. I travel creator mostrano una realtà nella quale viaggiare non è più un plus, ma uno standard quotidiano facilmente raggiungibile.

Questo non solo provoca una sensazione di fomo in chi guarda, ma anche un senso di insoddisfazione personale e di confronto continuo con chi può permettersi queste esperienze.
Difronte a questi sentimenti è difficile ricordare a sé stessi che i social non corrispondono alla vita reale. Viaggiare è un lusso e a volte manca la trasparenza da parte dei creator nell’ammettere che una parte dei loro viaggi è frutto di sponsorizzazioni, collaborazioni o anche molto banalmente di un privilegio economico.
Il fenomeno del deinfluencing
Così come è successo nel settore del beauty e del fashion, anche nel mondo dei viaggi sta prendendo piede un fenomeno chiamato deinfluencing: alcuni travel creator stanno pian piano decostruendo la narrazione perfetta che viene mostrata sui social, mettendo in luce il dietro le quinte che di solito si cerca di nascondere. Un esempio è il format Instagram vs Reality, che viene utilizzato soprattutto per smontare l’illusione dei luoghi da copertina.

Viaggiare rimane un’esperienza straordinaria e culturalmente arricchente, ma non deve diventare una misura del valore personale o una gara a chi viaggia di più. È sempre più evidente come i social premino l’autenticità rispetto alla perfezione, e noi ci auguriamo che anche il settore del travel segua questa direzione.
