Dopo il successo di Short n’ Sweet, Sabrina Carpenter ha deciso di spingersi oltre. I due album sono legati da un filo, ma la differenza di tono e di intenzioni è evidente.
Con Short n’ Sweet, Sabrina si è fatta spazio tra le grandi voci del pop internazionale femminile. Il suo modo di vestire, la sua estetica e il suo modo di comunicare con i suoi fan l’hanno resa un simbolo del pop americano. È un disco leggero, fresco e ironico che mescola pop, country e folk con qualche influenza R&B e che l’ha portata a ricevere grandi riconoscimenti e a raggiungere un enorme successo internazionale.
Un anno dopo, con Man’s Best Friend, Sabrina ha deciso di cambiare registro e sorprendere tutti, non limitandosi solo a parlare di storie d’amore ma affrontando temi più complessi e provocatori usando ironia, satira e doppi sensi senza paura.

È un disco più teatrale e retrò, con suoni che ricordano gli ABBA, Mamma Mia! e quel pop brillante degli anni ’80. Inevitabilmente la copertina dell’album, che raffigura lei con un collare e tenuta dai capelli da un uomo, ha fatto discutere, ma è schizzato subito in cima alle classifiche mondiali, segno che il pubblico ha colto la sua energia provocatoria. “Se devo essere completamente sincera, non faccio nulla anticipando quale sarà la reazione. Faccio solo cose che mi colpiscono, che mi sembrano giuste e che hanno senso quando ascolti la musica. Quando ho ideato l’immagine, mi era chiarissimo cosa significasse quindi la reazione mi affascina. Basta guardarla e dire “Wow”, ha affermato la stessa cantante in un’intervista per Entertainment Weekly.
Tra risate amare e passione nascosta
Nei brani Sabrina riesce a spaziare con naturalezza tra leggerezza e riflessione: in Manchild prende in giro l’immaturità maschile con un’ironia tagliente, trasformando difetti comuni in spunti comici che fanno sorridere e riflettere allo stesso tempo. In My Man on Willpower il tono cambia e racconta con malinconia una distanza emotiva di un partner sempre assente, troppo preso dagli impegni, come quando dice “he’s busy, he’s working, he doesn’t have time for me”.

La parte più giocosa emerge in brani come House Tour e Go Go Juice, dove Sabrina si diverte con doppi sensi e metafore, anche se lei stessa canta in House Tour: “I promise none of this is a metaphor”. Una casa diventa simbolo di intimità da esplorare stanza per stanza ed entrambi i brani trattano di desiderio, attrazione, potere e dinamiche nelle relazioni.
Un altro tema fondamentale è l’empowerment femminile. In Nobody’s Son, ad esempio, racconta la frustrazione e la delusione di una relazione con un partner emotivamente distante: “I think it’s time we took a break so I can grow emotionally”. Si ritrova sola ad affrontare e a confrontarsi con sentimenti di tristezza: “Here we go again, crying in bed, what a familiar feeling”. Inoltre, mette in evidenza il senso di isolamento rispetto agli amici, tutti innamorati mentre lei si sente sempre “il terzo incomodo”, intrappolata in un loop che non la soddisfa: “All my friends in love and I’m the one they call for a third wheeling”. La ripetizione del ritornello sottolinea la sua consapevolezza, è un testo che osserva la situazione con chiarezza senza vittimismo, trasformando la delusione in una riflessione.
La maturità di un addio
Il percorso emotivo dell’album si conclude con Goodbye: il simbolo della sua evoluzione. È quasi un addio liberatorio e simbolico, non rappresenta solo la fine di una relazione, ma il momento in cui Sabrina conquista pienamente la propria indipendenza, sicurezza e libertà. È un passo verso la maturità personale, una nuova consapevolezza di sé stessa.

Con Man’s Best Friend Sabrina Carpenter mostra di non essere più soltanto una popstar leggera e giocosa: diventa un’artista capace di unire ironia, satira e introspezione, trasformando il pop in uno strumento per parlare di libertà, identità e critica sociale. Questo lavoro è decisamente la prova della sua maturità e voglia di osare, sperimentare e continuare ad affermarsi giorno per giorno nel mondo della musica.
