Addizione d’amore e l’universo emotivo di Claudia Gazzaniga

Claudia Gazzaniga, autrice già nota per il suo romanzo Elastic Heart (2018) e sui social conosciuta come @laghiandaiaimitatriceblog, torna con Addizione d’amore, edito da Triskell Edizioni, un’opera che esplora le molteplici sfumature dei legami umani. Al centro del romanzo non c’è solo l’amore, ma anche l’amicizia, la famiglia e il percorso di crescita personale. Con uno stile diretto e sensibile, la scrittrice conferma la sua capacità di trasformare le emozioni in narrativa, offrendo al lettore una storia che invita a riflettere e a riconoscersi.

© @laghiandaiaimitatriceblog

Il titolo Addizione d’amore richiama un concetto matematico ma anche emotivo: cosa rappresenta per te questa sorta di somma di sentimenti e come si riflette nella storia?

Ho sempre pensato alle amicizie, e, in particolare, a quelle più strette, come ad una sorta di “prolungamento” della mia famiglia. Quindi, per me, è stato immediato riflettere questa mia convinzione nella scrittura e trasportarla nella trama del romanzo: la famiglia, già numerosa, di River che accoglie Andrew, il suo migliore amico. E questa non è l’unica “addizione d’amore”. Per me “addizione d’amore” ha un significato ampio, comprende tutte le forme di amore con cui veniamo a contatto nella vita, non solo quello romantico, ma anche quello per la famiglia, per gli amici. L’amore che sperimentiamo nella nostra vita ha mille significati ed ho cercato di parlare al meglio delle mie possibilità di questa “somma” di sentimenti che fa parte del mondo di ognuno di noi.

Hai pubblicato un altro romanzo nel 2018, Elastic Heart, c’è qualche correlazione con questo?

Assolutamente no, sono due romanzi a sé stanti, come si dice in gergo due “stand alone”.

Da dove nasce questa tua passione per la scrittura? E cosa ti ha spinto a scrivere questi due libri?

Scrivo da quando ero bambina. Il mio primo racconto risale alla terza/quarta elementare: non molto tempo fa ho ritrovato il quaderno in cui l’ho scritto e non avevo la minima idea di quello di cui parlasse! Per me è sempre stato uno sfogo, da bambina più un modo dove indirizzare la mia fantasia – ne avevo in gran quantità -, poi, con la crescita è diventato un modo per esprimere me stessa, i miei sogni, le mie aspirazioni. È la mia fiducia nell’amore che mi ha spinto a scrivere, poi diciamo che ho un po’ perso il romanticismo con il tempo, però ho continuato a scrivere d’amore per trasmettere speranza agli altri, a chi legge ed un po’ anche a me stessa.

River è una protagonista molto introspettiva: qual è stata la sfida più grande nel darle una voce credibile e coerente?

È stato tutt’altro che semplice riuscire nell’impresa di dare coerenza a River. Mi è capitato di leggere libri in cui la protagonista perdeva di credibilità o il suo personaggio finiva per comportarsi in una maniera totalmente “out of character” che è uno degli “errori”, se mi concedi il termine, che temo maggiormente di fare. Questo non significa rendere “perfetta” la persona di cui si scrive, ma darle un “filo conduttore umano” entro il quale muoversi. Ed a volte questo significa anche, come nella vita, permetterle di commettere degli errori, fare scelte sbagliate, intraprendere percorsi non propri di quella che stai costruendo come sua personalità. In questo mi è servito farmi la domanda “Cosa farei io?” e rispondere il più sinceramente possibile, ma, sono onesta, l’editing ed il lavoro della mia editor è stato fondamentale a farmi cogliere le sfumature ed a fornire la “voce” coerente e credibile definitiva alla mia River.

© @laghiandaiaimitatriceblog

Andrew è un personaggio che vive tra due identità quella di fratello adottivo e quella di amico d’infanzia. Quanto è stato difficile scrivere le sue emozioni senza renderlo ombra di River?

In realtà è stato davvero immediato entrare in sintonia con lui e rappresentare le sue emozioni, connettendomi empaticamente e differenziandolo dalla sua migliore amica e sorella. Qualche giorno fa, parlando con la mia migliore amica, mi sono resa conto che Andrew è uno dei personaggi migliori che io abbia mai scritto e che ci tengo tantissimo che venga apprezzato. Quindi mi auguro davvero che questa impressione non sia solamente “di parte” perché gli sono molto affezionata e che chi legge possa concordare con me. 

Il romanzo alterna due punti di vista: quello di River e quello di Andrew. Perché hai deciso di dare voce anche a lui? Come cambia la percezione della storia leggendo attraverso i suoi occhi?

Il mio è un romance “sui generis”, perché non si concentra unicamente sull’amore romantico, ma anche su un amore fondamentale nella vita e che penso sia possibile definire come il primo con cui veniamo a contatto: la famiglia. Andrew fa parte della famiglia di River ed, anche se non è tale per “sangue”, è comunque un fratello ed è concretamente la persona che la conosce meglio. Quindi mi è sembrata la scelta più lineare raccontare la storia anche dal suo punto di vista e, secondo me, è proprio questo mutamento di prospettiva a rendere il percorso di River – compreso quello “amoroso” – più completo e più veritiero. Non è bello sentirci “raccontati” da chi amiamo di più? Non ci sembra che la nostra storia diventi più completa? Per me sì. Io amerei sentirmi raccontata dalle persone a me più care.

Hai preso ispirazione da persone reali o da esperienze vissute per costruire i tuoi personaggi e la trama? Da dove nasce l’idea per River, Andrew e Robert?

Non c’è assolutamente nulla di autobiografico in questa storia, anche se posso dire che in ogni mia protagonista metto sempre un pochino di me stessa. In realtà non posso dire di aver avuto un’“illuminazione” da cui sono nati River, Andrew e Robert e, sono sincera, ho più volte pensato a questa ipotetica domanda e l’unica risposta che potrei dare è che sento che come se fossero sempre esistiti nella mia testa. Anzi, forse, per essere più precisa, potrei dirti che sono nati prima River ed Andrew e, di conseguenza, Robert.

Il silenzio ha un ruolo simbolico importante nella loro connessione: cosa volevi trasmettere attraverso questo elemento?

Sono una chiacchierona, anzi, forse, a volte, sarebbe meglio definirmi logorroica, però conosco anche molto bene il significato del silenzio, essendo cresciuta come figlia unica. A volte mi è pesato, altre volte, invece, mi ha aiutata. C’è bisogno del silenzio e non è sempre fonte di imbarazzo o di disagio, come si teme; spesso è splendido rimanere in silenzio non solo “con sé stessi”. Ed è verissimo che se si riesce a stare in silenzio e a proprio agio con qualcuno e non intendo solo romanticamente parlando. Io poi lo ammetto: spesso lo cerco per “riconnettermi” con me stessa, dopo una giornata pesante, spesso ne ho necessità anche se sono con qualcun altro. Mi piace stare in mezzo agli altri, ma a volte chiudere gli occhi o semplicemente non parlare aiuta a comprendersi meglio ed a riprendere fiato.

Se River potesse parlare direttamente ai lettori, quale messaggio credi che lascerebbe?

È una domanda che necessita di una piccola premessa nella sua risposta: viviamo in un’epoca difficile dal punto di vista relazionale, segnata da individualismo e superficialità nei rapporti. La tendenza a “scorrere” la vita senza fermarsi porta a legami superficiali, isolamento e insoddisfazione, riducendo la capacità di dedicare tempo ed energia agli affetti e di approfondire le conoscenze. Se River potesse parlare, sicuramente direbbe: prendetevi spazio e tempo, lasciatevi andare, sperate, abbiate fiducia, vivetevi le cose come preferite, che siano serie o meno, ma GODETEVELE. Cogliete, rompete gli equilibri, rischiate, ma prendetevi anche un momento per chiudere gli occhi e riflettere, senza correre.

© @laghiandaiaimitatriceblog

Se un giorno “addizione d’amore” dovesse diventare una serie o un film, chi vedresti nei panni di Andrew, River e Robert?

Io ho esattamente un’idea per questi tre personaggi, sia se il cast fosse internazionale, che nel caso in cui fosse trasportata l’ambientazione in Italia, ma, un po’ per scaramanzia, un po’ per non influenzare chi legge – mi piacerebbe sentire le loro idee! – non dirò MAI chi vedo come miei personaggi!

Un’ultima domanda: che consiglio daresti a chi sta cercando di trovare la propria voce in mezzo al rumore della vita, come River?

Non c’è fretta. Quella voce arriva. A volte non la sentiamo, a volte ci sono altri rumori di mezzo, ma assicuro che, piano piano, al momento giusto, la si percepisce. Ad ognuno ed ognuna di noi con i propri tempi. Al tempo giusto, che esiste per ciascuno di noi.

Lascia un commento