Il silenzio dei traumi nel Premio Strega di Donatella di Pietrantonio: L’età fragile

Vincitrice del premio Strega 2024, il premio più onorevole ed ambito del panorama della letteratura Italiana odierno, Donatella di Pietrantonio, nel suo nuovo libro L’età fragile, ci racconta di incomprensioni, sfide e problematiche della vita, di fratture irrisolte che macchiano l’esistenza, lasciando che fragili legami si suggellino nel silenzio.

Trama

Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano piú.

Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile.

A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite. Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un’occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova.

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Legami con la terra

Ambientato fra le montagne abruzzesi, L’età fragile trae spunto da un fatto di cronaca nera realmente tenutosi; da ciò, ne è nato un libro che sviscera non solo la gracilità e la crudeltà dell’essere umano, ma evidenzia anche l’istinto primitivo rivolto alla propria terra natia. L’attaccamento alla terra è l’ancora che inchioda l’amore e la dignità italiana. Famiglie così radicate alla loro casa da fondersi e sacrificarsi per essa, da lottare come fosse un membro stesso della famiglia. 
Questo libro racconta la vera Italia, quella che non siamo abituati a vedere nei film. L’Italia madre terra, orgogliosa di sé, che nonostante possa sopire tra le insidie della cattiveria umana, culla e rassicura, inghiottendo il male e confortando con le sue tradizioni, la sua bellezza e la sua semplicità disarmante. Una terra difficile da odiare, impossibile da abbandonare, anche quando tradisce nel profondo. 

Ferite dal passato 

Si dice che il tempo risani le ferite, ma cosa succede quando devono essere riaperte? Quando la lama del coltello si avvicina alla ferita e si intravede l’ombra della cicatrice? Donatella, nel suo romanzo, ci pone davanti a questo quesito: lottare per la sopravvivenza da sé stessi e dal male della vita, dai traumi di un passato che si ostina a ritornare. È da ciò che nasce la domanda più importante: per superarlo, è meglio lasciarlo riaffiorare oppure tentare di affogarlo?

Aspetti psicologici dei personaggi

Lucia ed Amanda, madre e figlia, le protagoniste di questa storia, parlano solo la lingua del silenzio; una comunicazione inesistente suggellata dai segreti dei traumi. Amanda, schiava dei suoi stessi errori, trascina sé stessa in un vortice di repressione, logorato da parole che non accenna ad usare. Lucia, troppo presa da sé stessa e cieca di presente, ignora il turbinio della figlia, lasciando che i suoi problemi offuschino il rapporto. Ogni personaggio viene descritto con un assetto psicologico che perfettamente s’intreccia alla trama e alle caratteristiche del contesto, lasciando che l’ambiente in cui vivono ne plasmi la personalità. 

Stile 

Non esiste complessità fra le parole di Donatella; il punto forte di questo libro, dal punto di vista stilistico, sono la semplicità grammaticale e lessicale e la brevità dei capitoli. L’età fragile è una lettura veloce, di facile comprensione, adatta a chi ama l’Italia, apprezzandone la musicalità della sua lingua. La trama si tesse lentamente, lasciando che presente e passato s’intreccino fra loro per gradi, filo dopo filo; nulla è lasciato al caso, ogni avvenimento del presente è succeduto da una logica spiegazione del passato, facendo si che la narrazione si arricchisca sempre più di dinamica. Alla fine, ogni pezzo del gioco temporale, trova il suo epilogo in un finale reale, forse leggermente dolce amaro, come sa essere la vita, quella vera. 

Autrice

Donatella di Pietrantonio vive e lavora a Penne, in Abruzzo. Con L’Arminuta (Einaudi2017, tradotto in più di 30 Paesi) ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Campiello, il Premio Napoli e il Premio Alassio. Per Einaudi ha pubblicato anche Mia madre è un fiume (prima edizione Elliot 2011), con cui ha vinto il Premio Tropea, Bella mia (prima edizione Elliot 2014), con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto con il Premio Brancati, e Borgo Sud (2020), finalista del Premio Strega 2021. Per la sceneggiatura del film L’Arminuta di Giuseppe Benito ha vinto il David di Donatello insieme a Monica Capelli.

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