Lucca Film Festival: premio alla carriera per Malcolm McDowell


Il Lucca Film Festival, ha reso omaggio a una delle icone più importanti del cinema mondiale, consegnando il Premio alla Carriera a Malcolm McDowell, protagonista di Arancia Meccanica, un film che ha indubbiamente segnato in maniera indelebile la cultura popolare, ripercorrendo davanti al pubblico oltre cinquant’anni di carriera. “I film di quel periodo erano molto più rivoluzionari e ribelli, suppongo. Ma non dimenticate che era un tempo di grande ribellione in Europa e in America. C’era la guerra in Vietnam, profondamente impopolare non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. – ha dichiarato l’attore, Malcolm McDowell – Ci furono enormi manifestazioni, sia contro la guerra sia contro la proliferazione nucleare. Parlo soprattutto dell’Inghilterra, dove sono cresciuto. Ricordo bene le marce che chiamavamo “Aldo Marston marches”, dove si marciava per la messa al bando delle armi nucleari… Oggi, certo, marciamo a un ritmo diverso, ma le cose restano piuttosto spaventose e non abbiamo davvero lasciato ai nostri figli un mondo sicuro in cui vivere, temo.”

Malcolm Mcdowell

Un film controverso

È in questo contesto che nel 1971 arrivò Arancia Meccanica. “Quando uscì per la prima volta, rimasi scioccato dal fatto che la gente, o meglio la stampa, fosse inorridita dalla violenza del film. Perché a essere sincero, sì, c’è violenza, senza dubbio. Ma non è un film di Sam Peckinpah: non c’è sangue, non è uno slasher. È un film altamente filosofico, sotto molti aspetti. – Ha proseguito, McDowell – Io ho sempre pensato di girare una commedia, una commedia nera, certo ma resta divertente. Ed è molto interessante rivederlo oggi con un pubblico… se ci penso, l’ultima volta per me è stato vent’anni fa e la gente adesso coglie davvero l’umorismo, non lo prende così seriamente ma all’epoca, quando uscì, fu travolgente.” Visto come un giovane spavaldo, leader di una gang, amante della musica di Beethoven ma capace di abbandonarsi ad atti brutali, Alex rappresenta il paradosso di un antieroe ma che ha sempre funzionato e come specificato più volte dall’attore, non si era mai visto un look simile prima e ogni designer a Parigi, copiò il look di Alex: da Madonna a Bowie, tutti si vestirono in quel modo, con le ciglia finte e la bombetta. Difatti il personaggio di Alex DeLarge, resta ancora oggi una delle figure più disturbanti e affascinanti del grande schermo. “Probabilmente oggi sarebbe in prigione. – ha affermato, Mcdowell – È un sociopatico, certo ma quando lessi il libro, capii che dovevo far sì che la gente lo amasse, non imbrogliando, non rendendolo sentimentale, ma alle sue condizioni. Dovevano amarlo così com’era, e quella è stata la parte più stimolante del mio lavoro. Alex amava la vita, anche se amava saccheggiare, stuprare e picchiare la gente, pensateci… in America, a Londra, ovunque, i criminali ci sono sempre stati, cambia solo l’accento, ma quello che colpisce è che Alex, in fondo, vince ed è questa la cosa che per molti spettatori è stata dura da accettare.”

Arancia Meccanica immagini da Google

L’Evoluzione della carriera

Durante la conferenza stampa e sul palco di Lucca, McDowell ha ripercorso anche il rapporto con i grandi registi incontrati lungo la carriera. “Non vi dirò mai qual è il mio regista preferito, ma uno dei miei più importanti è Lindsay Anderson. – Ha proseguito – Fu lui a darmi il primo ruolo, nel film If. Era come lavorare con un professore di Oxford, un uomo poetico, vulnerabile, ma anche duro. Grazie a lui Kubrick mi notò e mi scelse per Arancia Meccanica. Ho avuto la fortuna di lavorare anche con Robert Altman, un grande uomo, un amico con cui ho condiviso momenti folli, e con Blake Edwards, fantastico nella commedia. Ho amato anche lavorare con registi esordienti: è stimolante vederli cercare il loro linguaggio.”

Successivamente ha parlato anche dei progetti più recenti, dal film Summer House, ambientato nella costa est americana degli anni Settanta, fino a un adattamento contemporaneo di Northanger Abbey di Jane Austen, raccontando con entusiasmo l’esperienza di Last Train to Fortune, western che lo ha visto nei panni di un maestro inglese catapultato nel selvaggio West.

Lucca film festival

Caligola al Lucca Film Festival

Tra i momenti più attesi della serata c’è stata anche la presentazione di Caligola: The ultimate cut, nuova versione del discusso film di Tinto Brass uscito nel 1980. All’epoca l’opera, interpretata da McDowell insieme a Helen Mirren e Peter O’Toole, fece scandalo per i tagli e le aggiunte volute dal produttore Bob Guccione, che ne accentuarono gli aspetti espliciti e ne alterarono profondamente il senso. 

A Lucca è stata quindi proiettata la versione ricostruita da Thomas Negovan a partire dalla sceneggiatura di Gore Vidal, presentata in collaborazione con FirenzeOnStage e accompagnata dall’artista internazionale Hershey Felder. Proposta in lingua originale con sottotitoli in italiano, questa nuova edizione racconta la parabola di Caligola, asceso al trono dopo l’assassinio di Tiberio (Peter O’Toole) che trascina l’Impero Romano in un vortice di violenza, lussuria e follia.

Caligola

Un accenno alla politica e il riconoscimento

Non sono mancati riferimenti all’attualità politica e sociale, tra cui la preoccupazione per le tensioni internazionali e la soddisfazione per il riconoscimento della Palestina da parte di alcuni Paesi europei: “Sulla politica americana dico solo che le cose oggi sono strane e un po’ spaventose. Non so cosa succederà ma negli Stati Uniti hai quattro anni, e poi le elezioni di metà mandato. È lì che la gente esprime il proprio dissenso… Sono felice che alcuni grandi Paesi europei abbiano riconosciuto la Palestina. È un passo nella direzione giusta. Ma bisogna smettere di bombardare civili innocenti, soprattutto i bambini.” La serata si è conclusa con una lunga standing ovation che ha commosso lo stesso attore. “Lucca mi ha accolto con calore” ha concluso dal palco, ringraziando il festival per l’omaggio.

Lascia un commento